Con la prima riunione del nuovo Consiglio di amministrazione entra nel vivo il mandato di Mauro Mocci alla guida del Consorzio per la gestione dell’Osservatorio Ambientale. Il neo presidente traccia le priorità dell’ente, dal monitoraggio della salute del territorio alla gestione delle centraline ambientali, fino alle prospettive legate al porto e alle nuove infrastrutture. Mocci esprime anche una netta contrarietà al progetto del biodigestore previsto a Civitavecchia, indicando le ragioni ambientali e sanitarie della sua posizione. Al centro dell’azione dell’Osservatorio, spiega, ci sarà la tutela della salute dei cittadini e il rafforzamento degli strumenti di controllo ambientale.
Mauro Mocci, nuovo presidente del Consorzio per la gestione dell’Osservatorio Ambientale. È entrato nel vivo di questo nuovo incarico con il primo cda che si è svolto nei giorni scorsi. Partiamo dall’inizio: come arriva per lei questa nomina?
«Innanzitutto, desidero ringraziare chi ha voluto che diventassi presidente: prima di tutto il sindaco di Civitavecchia, che mi aveva scelto come delegato, e poi tutti i sindaci che hanno deciso di affidarmi questo incarico.
La scorsa settimana abbiamo tenuto il primo Consiglio di amministrazione e abbiamo iniziato a entrare nel merito delle questioni, come sono abituato a fare, per capire quali siano le attività già svolte, quelle rimaste in sospeso e quelle che intendiamo portare avanti. C’è molto materiale su cui lavorare: alcuni progetti sono già avviati e devono essere completati, altri saranno sviluppati in futuro.
Tutto questo verrà fatto in piena sintonia con i sindaci del comprensorio e con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e, soprattutto, la salute dei cittadini del territorio. Da questo punto di vista, quello ambientale è un tema che offre molti spunti e numerose questioni da affrontare».
Si è già dato un ordine di priorità sulle questioni da affrontare?
«Sì. Il nostro è un territorio molto conosciuto dal punto di vista epidemiologico, perché è stato oggetto di numerosi studi. Uno dei progetti già in corso, sviluppato con il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, le Asl Roma 4 e Viterbo, punta a completare il quadro dello stato di salute del territorio e a renderlo facilmente consultabile.
L’obiettivo è fare in modo che ogni cittadino possa conoscere il livello di salute della popolazione residente e che ogni amministratore possa accedere ai dati per verificarne l’andamento nel tempo. Non dobbiamo limitarci a fotografare la situazione attuale, ma costruire uno storico che consenta confronti e valutazioni sull’evoluzione delle condizioni sanitarie del territorio.
Parliamo di un’area che ha indubbiamente subito importanti pressioni ambientali. Non è necessario ricordare tutti gli impianti presenti, ma è importante soffermarsi su quelli che si vorrebbero realizzare, come il biodigestore, che ritengo non debba essere costruito.
Mi permetto di affrontare questo tema perché ritengo che vi siano diverse ragioni, anche di carattere sanitario, per opporsi al progetto. Ne cito almeno tre. La prima è che non rappresenta il modo corretto di gestire la frazione organica dei rifiuti. La materia organica dovrebbe essere trattata attraverso un processo aerobico per produrre compost e restituire materia al ciclo naturale, non attraverso un processo anaerobico finalizzato alla produzione di metano.
La seconda ragione riguarda le dimensioni dell’impianto, che considero eccessive: si parla di 120 mila tonnellate, una capacità sproporzionata rispetto alle esigenze del territorio.
La terza, e forse più importante, è che Civitavecchia non è il luogo adatto per ospitare un impianto di questo tipo, che dal punto di vista sanitario non rappresenta certamente la soluzione migliore.
Questo sarà uno degli argomenti che affronteremo. Allo stesso modo affronteremo la questione del porto. Gli inquinanti, infatti, non provenivano soltanto dalla centrale a carbone, che pure rappresentava la fonte principale. Oggi la centrale di Torrevaldaliga Sud è ferma, ma il porto sta assumendo un peso sempre più rilevante.
Per questo abbiamo iniziato a ragionare con i tecnici dell’Osservatorio sulla possibilità di delocalizzare alcune centraline e realizzare un monitoraggio più preciso, in grado di controllare in maniera puntuale le emissioni attualmente presenti sul territorio».
C’è poi il tema del monitoraggio ambientale e del rapporto con Arpa Lazio.
«La convenzione con Arpa Lazio purtroppo è terminata. È stata concessa una breve proroga di alcuni mesi, ma ora dovremo definire un passaggio definitivo, perché le centraline passeranno all’Osservatorio.
Da quanto ho potuto comprendere dal Consiglio di amministrazione, anche se sarà poi l’assemblea dei sindaci a prendere le decisioni definitive, stiamo già avviando interlocuzioni con Arpa Lazio. Ho avuto contatti sia con l’Agenzia sia con il responsabile scientifico dell’Osservatorio, Mauro Rotatori, per capire quale sia l’interesse di Arpa a proseguire questa collaborazione.
Personalmente ritengo che la prosecuzione del rapporto con Arpa sarebbe una scelta positiva, perché un ente pubblico rappresenta una garanzia in termini di trasparenza e affidabilità nel controllo e nella gestione delle centraline di monitoraggio.
Siamo quindi in attesa di sviluppi e di definire il percorso più opportuno per il futuro».
