Il sindaco di Ladispoli attacca i magistrati: “Il lavoro viene vanificato da chi non ha la minima idea di cosa significhi amministrare una città”
I giudici del Tar hanno dato ragione ai titolari dei minimarket di Ladispoli. Questi infatti aveano impugnato di fronte alle toghe di via Flaminia il provvedimento assunto dal sindaco Alessandro Grando che imponeva loro (e soltanto a loro) la chiusura anticipata alle 19.
Qui sotto l’ordinanza che però è stata revocata. Per sua stessa ammissione il primo cittadino sottolinea che si tratta di una beffa perché la discussione nel merito avverrà successivamente al termine dell’efficacia dell’ordinanza stessa. In un post sui social Grando attacca neanche troppo velatamente i magistrati che hanno assunto la decisione a lui avversa.
“Care concittadine e cari concittadini, mi rivolgo in particolare a coloro i quali, in questi mesi, mi hanno più volte richiesto di prendere provvedimenti nei confronti di quei locali commerciali, cosiddetti minimarket etnici, che costituiscono un serio problema per il decoro cittadino e per la sicurezza urbana.
Con l’ordinanza n. 65 dello scorso 28 maggio era stato disposto che tali esercizi dovessero svolgere la propria attività nell’orario ricompreso tra le ore 7:00 e le ore 19:00, ed i benefici per le zone interessate sono stati immediati.
A partire da quel momento, infatti, non abbiamo più ricevuto esposti o segnalazioni per situazioni di degrado o di pericolo per l’incolumità dei residenti.
Con rammarico devo però comunicarvi che il TAR del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dai gestori dei minimarket etnici, che a partire da oggi potranno tornare a svolgere la propria attività senza limitazioni di orario.
Il TAR, che si esprimerà nel merito a seguito dell’udienza che si svolgerà il prossimo 20 ottobre, quindi dopo che l’ordinanza avrà terminato la propria efficacia (13 settembre), in sostanza ha stabilito che l’ordinanza fosse discriminatoria e che doveva essere emessa nei confronti di tutti gli esercizi di vicinato del settore alimentare della città, non solo dei minimarket etnici.
Non posso che prendere atto della sentenza e adeguarmi a quanto stabilito dai giudici, però mi si consenta di fare alcune considerazioni nel merito.
Viviamo in un Paese dove per i Sindaci è diventato impossibile fare il proprio dovere e tutelare i cittadini rispettosi delle regole, che giustamente chiedono al proprio Sindaco di prendere provvedimenti risolutivi per migliorare la qualità della loro vita.
Quando questo finalmente avviene e gli effetti delle decisioni prese cominciano a dare i risultati sperati tutto il lavoro viene vanificato da chi non ha la minima idea di cosa significhi amministrare una città.
Evidentemente a qualcuno va bene se davanti ai minimarket etnici gruppi di ubriaconi stazionano fino a tarda notte, vomitano e urinano ovunque, lasciano bottiglie sparse dappertutto e, tanto per non farsi mancare nulla, periodicamente se le danno di santa ragione seminando il panico tra i passanti.
Ritengo che tutto ciò sia semplicemente assurdo, e ancora peggio irrispettoso nei confronti dei cittadini per bene che sono costretti a subire gli effetti di queste decisioni paradossali, figlie di un pericoloso buonismo che sta portando sul baratro il nostro Paese.
Ad ogni modo non resteremo inermi di fronte a questa situazione, chiederò alla Polizia Locale e alle Forze dell’Ordine presenti in città di predisporre dei controlli mirati per scongiurare che si verifichino nuovamente gli spiacevoli episodi a cui abbiamo assistito in passato”.
Alessandro Grando
