Rimasto senza lavoro per termine dell’appalto: “Niente stipendio e niente cassa integrazione. È la terza volta che protestiamo ma non ci ascoltano”
di Stefano Marzetti
È stato licenziato dalla Multiservizi dell’Ama alla fine di marzo e, a parte uno stipendio arretrato, non ha visto più un euro. Per questo stamattina (17 luglio 2020), insieme a molti altri suoi colleghi nella stessa situazione, si è incatenato nella sede dell’azienda responsabile dell’Ambiente della Capitale, in via Calderon de la Barca 87, a Roma. Il futuro di Andrea Di Franco, cittadino doc di Ladispoli, al momento è buio come le centinaia di notti che ha trascorso raccogliendo i rifiuti a Testaccio e Trastevere, nel cuore di Roma, fino a diventare responsabile del suo settore.

Come lui, ci sono altre 270 persone, fra licenziati e lavoratori che rischiano di perdere il posto a breve, che da circa due mesi e mezzo protestano contro il mancato rinnovo del contratto, contro il ritardo nell’arrivo della cassa integrazione – approvata dall’11 maggio e mai accreditata – e contro la mancanza di risposte sul loro futuro occupazionale da parte dell’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis.
“Siamo lavoratori di diverse società di cui la capofila è la Multiservizi che è direttamente collegata ad Ama. Ci occupavamo da vent’anni della raccolta dei rifiuti delle utenze non domestiche in diverse zone di Roma, vale a dire bar, ristoranti e vari luoghi non privati. Da marzo siamo stati lasciati a casa senza soldi”. Tutto questo per il cambio dell’appalto, vale a dire la decisione di Multiservizi di non accettare la proroga dell’appalto in corso con la conseguente internalizzazione del servizio in Ama. Legate a Multiservizi ci sono il consorzio Ati e che comprende le società Isam – quella per cui lavorava Andrea Di Franco – la Sea e la Sana Full System, tutte specializzate nella cura dell’Ambiente a Roma.

Risultato: 204 operatori già senza lavoro e senza stipendio e altri 66 che rischiano a breve la stessa fine. Questa mattina, nella sede dell’Ama del Laurentino-Ardeatino, a incatenarsi sono state anche 5 donne in rappresentanza delle 28 incaricate della pulizia dei tanti mercati rionali della Capitale. Ventotto mamme rimaste da un giorno all’altro senza stipendio. “Finora è stato tutto inutile – ci racconta ancora Andrea Di Franco – È la terza volta che protestiamo nella sede di Ama, anche con i rappresentanti dei nostri sindacati (Cgil, Fiadel, Cisl e Uil) ma né l’amministratore dell’azienda Stefano Zaghis né Franco Giampaoletti del Comune (direttore generale del Campidoglio e capo a interim del Dipartimento capitolino Partecipate, ndr) ci hanno voluto ascoltare”. E il futuro resta buio come una notte di lavoro, che non c’è più.
