Biogas a Cerveteri, Filippo Moretti (ENEA): "L'impianto non può funzionare, mancano requisiti tecnici" • Terzo Binario News

Biogas a Cerveteri, Filippo Moretti (ENEA): “L’impianto non può funzionare, mancano requisiti tecnici”

Apr 25, 2013 | Ambiente, Cerveteri

Il biologo ricercatore Enea Filippo Moretti

Il biologo ricercatore Enea Filippo Moretti

Si arricchisce di un nuovo contributo il dibattito sull’impianto di biogas a Pian della Carlotta. Questa volta ad intervenire è il biologo ricercatore dell’Enea Filippo Moretti, nonché ex candidato sindaco di Ladispoli, ora residente a Cerveteri. Di seguito la sua riflessione:

“Mi è capitato di leggere l’articolo di Matthew J. Allen, cittadino di Cerveteri, ingegnere esperto di energie rinnovabili, in difesa della centrale a biogas in fase di realizzazione a Pian della Carlotta. La sua spiegazione tecnica sul funzionamento di un impianto per la produzione di biogas è condivisibile se si parla in termini generali, ma completamente inadeguata se deve giustificare il primo impianto in via di costruzione sul nostro territorio. Inoltre, è importante ricordare all’autore dell’articolo che in Italia, purtroppo, esiste una burocrazia cresciuta fino a diventare soffocante perché, negli anni, laddove è stato facile realizzare nuove iniziative basate sul rilascio facilitato di permessi ed autorizzazioni, ci si è spesso trovati di fronte a speculazioni e problemi ambientali. Ed oggi è innegabile che il rilascio di autorizzazioni per le centrali a biogas segua strade assai facilitate.

Ma veniamo al problema. Riassumendo in maniera schematica, le centrali a biogas nascono per la soluzione di problemi contingenti: da una parte la necessità di smaltire i liquami di risulta dei grandi allevamenti (normalmente bovini), in grandi aziende agricole, e dall’altra la necessità di produrre energia a basso, se non nullo, impatto ambientale. A completamento del processo, il digestato che periodicamente deve essere rimosso dal fermentatore è utilizzabile come fertilizzante e l’energia termica, che si sviluppa durante la combustione del metano per l’azionamento delle turbine, deve (e non soltanto… può!) essere efficacemente impiegata (riscaldamento di serre, di ambienti di allevamento, di abitazioni, di fluidi per scambio termico, etc.). Tutto ciò costituisce un processo cosiddetto “BIO”, contro il quale nessuno ha niente in contrario.

Se, come dice, l’ingegnere è recentemente passato presso il sito in questione e ha potuto notare il basso impatto visivo di un impianto ormai quasi totalmente costruito, si sarà anche accorto che intorno ad esso non esiste alcun allevamento, non c’è alcuna azienda agricola operativa, non vi sono campi coltivati a mais. Insomma, quali insilati (mais, triticale, etc…) e quali reflui di allevamento utilizzerà l’impianto? Avrà anche notato che non esiste alcuna tabella esposta che riporti i riferimenti della concessione?

Ribadisco, nessuno sostiene a priori la nocività di una centrale a biogas ma è lecito domandarsi se nel nostro caso ricorrano i presupposti per costruirla e su quale tecnologia di funzionamento sarà basata. In sintesi, quali substrati di fermentazione verranno utilizzati e da dove proverranno, se ancora oggi intorno al sito d’impianto non se ne possono reperire. D’accordo dunque con l’ingegnere sui principi generali che espone nella sua lettera, essenzialmente riduzione dell’inquinamento da nano-particelle e minore CO2 in atmosfera a parità di energia prodotta, ma è sicuro che anche l’impianto che ci riguarda avrà le stesse caratteristiche?

In molti hanno provato a capirlo cercando di ottenere gli schemi e le relazioni di progetto. La procedura autorizzativa di questi impianti nel nostro territorio è delegata alla Provincia di Roma e, dopo numerose richieste formali e mesi di attesa, nemmeno il comune di Cerveteri è riuscito ad avere la documentazione tecnica completa. Magari, dipende proprio da questo il fatto che il professor Montanari abbia utilizzato il condizionale nella sua relazione, puntualizzando il fatto che è importante sapere cosa viene sottoposto a fermentazione per sapere quali gas verranno prodotti da destinare alla combustione nelle turbine. Inoltre, quale vantaggio ecologico/energetico dovremmo aspettarci se i materiali da sottoporre a fermentazione dovessero provenire da chilometri di distanza? Ma soprattutto, quali materiali si intende far fermentare?

Immagino siano queste le domande alle quali attendono risposta i tanti cittadini che si sono raccolti in comitati spontanei e che in questi giorni manifestano per ottenere una sospensiva delle autorizzazioni, in attesa di chiarimenti. Domande che dovrebbe porsi e risposte che dovrebbe darsi, ancor prima, chi in questo ambiente ci lavora professionalmente”.