Biogas a Cerveteri, un esperto: "Sicuri che sia un male? Basta disinformazione" • Terzo Binario News

Biogas a Cerveteri, un esperto: “Sicuri che sia un male? Basta disinformazione”

Apr 24, 2013 | Cerveteri

biogasMatthew J. Allen, cittadino di Cerveteri, ingegnere, esperto di energie rinnovabili, va in controtendenza rispetto alle tesi sostenute dai comitati che si battono sul biogas e prova a spiegare la realtà da un altro punto di vista. In una lunga lettera indirizzata al sindaco Alessio Pascucci, ai consiglieri, ai comitati e alla cittadinanza, parla di strumentalizzazioni della vicenda e definisce l’impianto di Pian della Carlotta “un’occasione da non perdere”. Di seguito il testo della missiva:

“Giovedì 18 Aprile a Cerveteri si è tenuto il Consiglio Comunale aperto, per discutere dell’impianto a Biogas di Pian della Carlotta. Intorno a questo impianto sono nati una serie di associazioni e comitati che gridano a gran voce, chiedendone la chiusura, adducendo una serie di ragioni. Queste ragioni sono state ampiamente (e a gran voce, se me lo si permetta) espresse durante gli interventi al Consiglio Comunale – a cui si sono alternati anche interventi di altri esperti.

Da ingegnere, esperto di energia rinnovabile, e dunque tecnico non di parte, ho osservato purtroppo una notevole strumentalizzazione nella fornitura di informazioni, dati e statistiche, che ritengo sia nell’interesse generale chiarire e correggere.

Nei volantini affissi e distribuiti dai comitati, si sostiene che:

1. il biogas minaccia la salute e l’ambiente

2. minaccia l’agricoltura

3. minaccia l’economia del territorio

4. danneggia tutti i cittadini

Ma sarà vero tutto questo? Innanzitutto, come funziona un impianto a biogas? In parole molto semplici, l’impianto replica ciò che avviene nel nostro stomaco: del materiale organico viene caricato in una cisterna chiusa e lasciata fermentare in assenza di ossigeno. Nell’arco dei 30-40 giorni successivi, per una serie di semplici e naturali reazioni chimiche, il carbonio catturato durante la crescita della pianta, facente parte degli zuccheri presenti nella materia organica vengono mangiati e digeriti da dei batteri un po’ flatulenti – ed ecco il biogas, una miscela composta principalmente da metano (CH4) (50%-80%) e anidride carbonica (CO2) (20%-50%). La composizione esatta varia, al variare del mix di materia organica che si immette.

Questo gas viene successivamente “pulito” (desolforato), e bruciato in una turbina o motore, che produce energia elettrica. Quanto è grande questo impianto? Non è molto grande: l’impianto è da 1 MWe (1 Megawatt elettrico), può cioè fornire corrente a circa 300 case. Nell’ambiente tecnico questo è un impianto medio-piccolo. Per fare un termine di paragone, un motore da 1 MWe equivale a 3 motori di autobus (ognuno dei quali sviluppa circa 330 KW). 3 motori di autobus…. A metano.

Altro che “centrale”. Ho sentito paragonare questo piccolo impianto alla centrale ENEL a carbone di Torrevaldaliga Nord, Civitavecchia, che ha una potenza di 1980 MW. Cioè quasi 2000 volte più grande. Allora facciamo un po’ di conti (sono un tecnico – ci sguazzo nei numeri!). I comitati ci dicono che 1) l’impianto a biogas inquina (minaccia l’ambiente e la salute). MA E’ VERO?

Vediamo:

Una centrale a carbone, per ogni KWh di energia elettrica prodotta, emette 900g di CO2 (anidride carbonica) (senza contare che il carbone che si brucia è fossile – cioè è tutta CO2 aggiuntiva netta quella rilasciata, e senza contare tutto l’inquinamento per estrarre e trasportare il carbone fino alla centrale); un cogeneratore a metano, emette 300g/KWh di CO2. Il 66% in meno. Ah, ma quasi dimenticavo: tutto questo metano è stato prodotto dalla fermentazione di biomasse… e quindi le emissioni nette dall’impianto a biogas sono… zero. ZERO!

Perché confronto l’impianto a biogas con la centrale a carbone?

Semplice. Perché molti sembrano ignorare che la legge sulle energie rinnovabili obbliga il gestore di rete (ENEL in questo caso) a ritirare TUTTA l’energia prodotta da un impianto ad energia rinnovabile, adeguando le altre fonti.

Questo vuol dire che con l’impianto a biogas in funzione, che potrebbe produrre circa 8 GWh in un anno – la centrale di Torrevaldiga Nord verrebbe fatta lavorare un po’ di meno! Non solo: ma avremmo una riduzione NETTA di emissioni di CO2 in questa zona pari a 7.200 tonnellate.

Senza parlare delle polveri. Ah, queste famigerate polveri sottili…. Quante polveri producono le due tecnologie di impianto? La centrale a carbone produce oltre 70 mg/polveri sottili e ultrasottili per ogni KWh.

Il biogas produce…. Zero polveri. Zero? Possibile? Beh, sì: il biogas non contiene polveri. E’ metano, la molecola di idrocarburi più semplice in assoluto. Volete la reazione chimica di combustione?

Eccovi accontentati: CH4 + 2 O2 -> 2 H2O + CO2. Non ci sono nano polveri, polveri sottili, idrocarburi aromatici, nano particelle, metalli pesanti…. Nulla di tutto ciò. L’attivazione della centrale a biogas avrebbe quindi l’effetto di RIDURRE le emissioni di particolato/polveri, nella nostra zona, per oltre mezza tonnellata di polveri l’anno.

E’ per questo che mi dispiace che uno stimabile ricercatore di fama internazionale, come il dott. Montanari venga strumentalizzato da dei comitati. L’intervento del dott. Montanari si può riassumere come segue: dai dati forniti, non ci sono elementi per dedurre la pericolosità dell’impianto. Tuttavia, se fossero presenti, come è possibile ipotizzare, i seguenti batteri oppure i seguenti elementi, questo causerebbe ….

Il problema, per chi cercherà di strumentalizzare la relazione del dott. Montanari, sarà quel “SE”… che i comitati che si oppongono all’impianto tenderanno a “dimenticare”, ogniqualvolta faranno riferimento a quella relazione.

Sono parimenti rimasto esterrefatto dalla strumentalizzazione che si è fatto dell’intervento del dott. Moccia. Persona stimabilissima, sicuramente, e competente nel suo campo. Ma snocciolare dati relativi all’incidenza dei tumori nella zona d’incidenza della centrale di Civitavecchia, e poi lasciare che nei successivi interventi si lasci intendere che l’impianto a biogas andrebbe ad aggravare la situazione…

E poi, per alimentare il digestore bisogna coltivare circa 400 ettari di terreno agricolo. E giù di fertilizzanti, pesticidi, diserbanti, e tonnellate di acqua….. ma scusate: qualcuno mi spiega che differenza c’è tra coltivare 400 ha a mais per un impianto a biogas e 400 ha a mais per l’alimentazione umana? C’è differenza? Ho cercato qualcuno che mi spiegasse quali sono queste differenze, ma non ho trovato nessuno.

Allora, se mettiamo sul banco degli imputati l’uso di pesticidi, fertilizzanti e irrigazione per quest’impianto, dovremmo farlo – per coerenza – con tutte le altre coltivazioni intensive. Perché fondamentalmente NON CAMBIA NULLA!

Ma veniamo agli altri punti.

I comitati ci dicono che 2) l’impianto a biogas minaccia l’agricoltura. MA E’ VERO?

Orrore! 400 ettari sottratti all’agricoltura!! Ma così facendo moriremo tutti di fame… o no?

Come mai nessuno ha citato i dati ISTAT, che nel censimento del 2011 ha rilevato che solamente negli ultimi 10 anni sono stati ABBANDONATI, nel LAZIO, 72.500 ettari di terreno agricolo. Vediamo un po’ …. 72.500 ettari abbandonati…. 400 coltivati per l’impianto. In altre parole, SENZA RUBARE 1 solo ettaro all’agricoltura, rispetto al 2001, si potrebbero coltivare altri 72.100 ettari di terreno, che ora giace abbandonato: in altre parole, si potrebbero alimentare tranquillamente altri 180 impianti…. Non lo dico io, lo dice l’ISTAT….

I comitati ci dicono che 3) l’impianto a biogas minaccia l’economia del territorio. MA E’ VERO? Impatto visivo? Provate ad andare a vedere l’impianto (io ci sono stato). Se riuscite a trovarlo cioè…. Perché è talmente nascosto, lontano dalle abitazioni, che è praticamente invisibile. Impatto acustico? Eh sì… è così rumoroso …..che neanche quando cala il frusciare delle foglie negli alberi per la leggera brezza riesco a sentire nulla. La cava invece….

Ah ma i camion! Centinaia, migliaia di camion! Davvero? Beh, direi non più dei camion/trattori necessari per trasportare (in questo caso, qualche Km al massimo) il raccolto, e stoccarlo presso l’impianto…. E’ il rumore dell’agricoltura: il trattore per l’aratura e la semina, ogni tanto per spandere il fertilizzante, e poi la mietitrebbia per il raccolto….. o vogliamo mettere al bando tutti i trattori?

I comitati ci dicono che 4) l’impianto a biogas danneggia tutti i cittadini indiscriminatamente. MA E’ VERO?

Nulla di più falso. Ci guadagniamo tutti: da chi continuerà ad avere un lavoro, coltivando 400 ettari di terreno agricolo, a tutta la popolazione nel raggio d’inquinamento della centrale di Torrevaldaliga…. Perché dovrà lavorare (e inquinare) un po’ meno.

E anche perché – vale la pena fare un piccolo excursus – oggi noi italiani siamo dipendenti, per oltre l’80% dell’energia consumata in Italia dall’estero. Sì: ogni anno importiamo – e mandiamo in fumo, perché lo bruciamo – oltre 60 MILIARDI di Euro, OGNI ANNO. Più riusciamo a ridurre questa dipendenza, e quindi a ridurre le importazioni, più questo denaro resta in Italia, resta nell’economia nazionale – e quindi alimenta la crescita dell’economia e l’uscita dalla crisi. Cittadini, amministratori: non fatevi ingannare. Basta con questa DISINFORMAZIONE!

Cerveteri, non perdere quest’occasione. Far chiudere – con dei pretesti ingiustificati scientificamente, che non reggerebbero davanti ad alcun tribunale – l’impianto a biogas, un impianto ad energia rinnovabile, pulita, marchierà Cerveteri come un comune NEMICO DELLE RINNOVABILI. E tutto l’hinterland che soffre quotidianamente per l’inquinamento della centrale a carbone, non mancherà di ricordare che si è sprecata una grande opportunità per RIDURRE l’inquinamento in questa zona.

7200 T di CO2. 560 Kg di polveri sottili.

Vogliamo smettere di essere avvelenati dalle nano polveri della centrale a carbone? Non ostacolare l’attivazione dell’impianto a biogas è il primo passo.