A Santa Marinella torna il disco “Dissesto Reloaded” • Terzo Binario News

A Santa Marinella torna il disco “Dissesto Reloaded”

Mag 28, 2026 | Politica, Santa Marinella

Certe storie sono talmente belle che tornano sempre. Tipo i cinepanettoni a Natale, le buche sull’Aurelia e i protagonisti del dissesto finanziario 2008-2013 a Santa Marinella.

Già, perché la memoria è corta. Ma le addizionali IRPEF, quelle no: arrivano puntuali ogni mese in busta paga come una cartolina dal passato. Un souvenir fiscale lasciato da chi, evidentemente, aveva trasformato il bilancio comunale in una tombolata di Capodanno.

E allora vale la pena fare un piccolo gioco della memoria.

Chi sedeva in Consiglio comunale negli anni in cui si generava il dissesto 2008-2013?
Bacheca, Befani, Calvo, Degli Esposti, Fratturato, Gasparri, e il vicesindaco Pisacane.

E chi entrerebbe oggi in Consiglio comunale se al ballottaggio vincesse la destra?
Bacheca (moglie), Befani, Calvo, Degli Esposti, Fratturato, Gasparri, e Pisacane.

Praticamente più che una coalizione, una reunion. Mancano solo il tour estivo e le magliette celebrative: “Io c’ero — e si vede ancora sull’IRPEF”.

Ora, per carità: sbagliare è umano. Perseverare pure, a quanto pare. Però bisogna riconoscere una straordinaria coerenza amministrativa. Le loro doti le hanno già dimostrate. E continuiamo a finanziarle ancora oggi, rata dopo rata, tassa dopo tassa, addizionale dopo addizionale.

D’altronde il dissesto non nasce mica da solo. Non è un fungo spontaneo. Non è caduto dal cielo dentro il municipio trasportato dal vento. È il risultato di anni di gestione politica. E guarda caso, i nomi sono sempre quelli. Una specie di “greatest hits” della finanza creativa comunale.

C’è chi cambia idea, chi cambia partito, chi cambia slogan. Ma loro no: restano fedeli alla tradizione. Una tradizione che i cittadini conoscono benissimo ogni volta che leggono la busta paga e si chiedono perché Santa Marinella abbia un rapporto così affettuoso con le tasse.

La vera domanda, allora, non è chi vincerà il ballottaggio.
La vera domanda è: siamo sicuri di voler rivedere il sequel di un film che abbiamo già pagato carissimo al botteghino?

Perché il rischio è che dopo “Dissesto 1” arrivi pure “Dissesto 2 — La vendetta dell’addizionale”.

E stavolta non ci sarà nemmeno la sorpresa del finale.

Braccio da Montone