Vannini, i legali dei Ciontoli sul servizio de Le Iene: "Ennesima distorsione della verità processuale" - Terzo Binario News

Riceviamo e pubblichiamo – “Quali difensori di fiducia dei sig.ri Ciontoli e della sig.ra Viola Giorgini, siamo nuovamente costretti ad intervenire per precisare le enormi inesattezze riportate nel servizio andato in onda il 13 maggio 2018 durante la puntata della trasmissione Le Iene.

Un servizio, quello riguardante la vicenda giudiziaria per cui i nostri Assistiti sono imputati, infarcito di elementi storici completamente distorti e lontani dalle certezze (queste sì) processuali fornite nel corso di una istruttoria durata circa due anni presso la Corte d’Assise di Roma, all’esito della quale molte delle affermazioni riportate pubblicamente nella citata puntata sono da ritenersi prive di qualsivoglia
fondamento.

Innanzitutto, vorremmo ricordare alla redazione del programma Le Iene che l’aver trasmesso nel corso della puntata le registrazioni audio degli interrogatori svolti dagli imputati nel 2015, rappresenta la riproposizione di dati processuali del tutto superati dal dibattimento.
I prevenuti, infatti, ad esclusione della sig.ra Maria Pezzillo, hanno scelto di rendere l’esame dinnanzi alla Corte d’Assise di Roma, fornendo le proprie versioni dei fatti e rispondendo a tutte le domande poste, precisando e chiarendo molti degli aspetti contenuti negli interrogatori registrati mandati in onda il 13 maggio u.s..

Perciò, è di tutta evidenza, come l’aver propinato al pubblico i citati superati atti ha costituito l’ennesima distorsione della verità processuale, frutto di una visione a senso unico della vicenda. Precisato ciò, veniamo alle innumerevoli inesattezze contenute nelle dichiarazioni rilasciate dal sig. Farneti, perito balistico intervistato durante la puntata.

Ebbene, anche in questo caso, ci troviamo di fronte alla riproposizione, come alla presenza di un disco rotto, di dati storici recisamente smentiti dall’istruttoria dibattimentale, ma presentati indebitamente come incontestabili dogmi scientifici.
Si parta dalla convinzione del sig. Farneti di ribadire come fosse assolutamente impossibile per il sig. Antonio Ciontoli non accorgersi che l’arma fosse carica.
Ciò è talmente privo di pregio che mai, rammentasi, l’Accusa lo ha messo in discussione, ritenendo pacificamente, come la dinamica dello sparo fosse di natura colposa.
Conseguentemente, il continuare a riproporre elementi dubitativi circa quest’assunto ha l’unica conseguenza di ingenerare nei telespettatori falsi convincimenti circa l’accaduto che mal si sposano con quello che, di converso, è stato accertato, sul punto, nel giudizio e per l’effetto, alimentare quei contegni, penalmente rilevanti, che, sin dall’inizio, i prevenuti sono stati costretti a subire.

Perché, invece, non viene appalesata la circostanza che il sig. Antonio Ciontoli non avesse alcuna consuetudine con le armi da fuoco, avendo il giudizio acclarato le mansioni prettamente d’ufficio dal medesimo svolte presso il reparto di sua appartenenza?
Perché non viene rappresentato che l’ultima esercitazione con l’arma che, quella maledetta sera del 17 maggio 2015, ha sparato, è stata compiuta nel lontano 2007 e che da quella data, essa non ha più sparato alcun colpo?

Si preferisce, invece, ascoltare e quindi fornire il peso ed una dignità superiore a quella della prova formatasi nel dibattimento (posto che è stata resa di fronte a milioni di spettatori) alla versione di un perito, che per quanto bravo, nulla sa della vicenda, essendosi limitato ad un’analisi della medesima soltanto dal punto di vista teorico.

Solo così può essere interpretata l’affermazione secondo cui, non può essere vero, a detta del perito, che l’imputato stesse pulendo la pistola prima di effettuare l’esercitazione che di lì a poco tempo avrebbe dovuto effettuare, in ragione del fatto che le armi andrebbero pulite subito dopo il loro utilizzo.
Questo che può essere veritiero solamente per chi utilizza costantemente le armi, costituisce in realtà ulteriore dimostrazione della veridicità delle dichiarazioni del prevenuto, il quale ha sempre affermato di non aver più utilizzato l’arma in questione dal 2007 e che per tale motivo quel maledetto giorno le aveva portate in bagno per pulirle, stante che di lì a poco sarebbe stato chiamato per un’esercitazione. L’istruttoria, sul punto, ha fornito ampio riscontro alle dichiarazioni del sig. Ciontoli, posto che ha accertato sia che entrambe le pistole erano mal manutenute, piene di polvere, circostanza, questa che poteva essere spiegata solo con un loro inutilizzo di anni sia che il suo reparto era stato attivato per compiere quell’esercitazione dal medesimo sin dall’inizio riferita.
Inesattezza ulteriore, poi, l’aver rappresentato nel corso del servizio che era impossibile per tutti gli imputati presenti nell’abitazione non essersi resi conto dell’esplosione del colpo d’arma da fuoco, descritto come un “forte rumore”.
Curioso però che non si abbia avuto modo di ripercorrere le testimonianze dei vicini di casa Ciontoli; se solo lo si fosse voluto, invero, ci si sarebbe resi conto che tutti, descrivevano nel medesimo modo degli imputati, la percezione del colpo d’arma da fuoco esploso, ossia come di un forte rumore e non di un colpo di pistola.
Quanto al tema “maglietta” riproposto a sorpresa nella puntata, ci si limita a ribadire, per l’ennesima volta, che i dati scientifici del processo hanno dimostrato inequivocabilmente come la giovane vittima non indossava alcun indumento al momento dell’esplosione del colpo, posto il ritrovamento di tracce di polvere da sparo sulla sua pelle, frutto dell’esplosione del colpo da distanza ravvicinata, cosa che non sarebbe stato
possibile rinvenire se Marco l’avesse indossata al momento dello sparo.
Infondata, infine, la versione sulle particelle di polvere da sparo ritrovate sugli indumenti di Federico e Martina, che viene inopinatamente utilizzata per addurre a sospetto il loro ruolo nella causazione dell’evento.

Verità vuole, infatti, che l’istruttoria dibattimentale abbia acclarato come solo le particelle di polvere da sparo presenti sulle narici siano indicative della presenza di un soggetto nelle vicinanze del luogo al momento dello sparo o nei frangenti immediatamente successivi, mentre le polveri sugli indumenti si trasferiscono (trasnsfert secondario, terziario ecc.) per contatto con la persona attinta dal colpo, circostanza confermata dagli stessi consulenti dell’accusa.
Ebbene sul punto, il dibattimento ha acclarato che il solo Antonio Ciontoli poteva aver sparato stante la presenza di 12 particelle sulle narici, mentre Martina ne aveva una sola e Federico nessuna, a dimostrazione di un ingresso nel bagno successivo all’esplosione del colpo. Se fossero stati, invece, ivi presenti, i figli avrebbero dovuto avere una quantità di particelle simile a quella del padre. Quindi, anche dal punto di vista scientifico, il giudizio ha acclarato, al di la di ogni ragionevole dubbio, tale circostanza. Il non voler ostinatamente farci i conti, significa che il dibattimento non è servito a nulla, preferendosi perorare tesi suggestive che però non fanno bene a nessuno, prima fra tutti alla sig.ra Marina.

Da ultimo, anche l’intercettazione ambientale che si persevera in maniera imperterrita a riproporre, al fine di dimostrare l’asserita presenza di Martina Ciontoli nel bagno al momento dello sparo, qualora visionata nella sua interezza darebbe certamente evidenza che così non è, posto che l’imputata in altra parte dell’ambientale ha affermato di non essere stata ivi presente al momento dell’occorso.
Circostanza, questa, acclarata, anche se dal punto di vista dell’ogiva, dalla testimonianza di vari medici e sanitari, i quali hanno tutti riferito che essa è emersa solo successivamente alla morte di Marco e che quindi non poteva essere vista in bagno da Martina.

Tanto era dovuto per onor di verità”.

Distinti Saluti
Avv. Pietro Messina Avv. Andrea Miroli

Pubblicato lunedì, 14 maggio 2018 @ 18:37:48     © RIPRODUZIONE RISERVATA