“In questi giorni il governo ha preso due decisioni estremamente negative per i lavoratori.
La prima è quella attinente allo sblocco dei licenziamenti dal prossimo 30 giugno contenuto nel Decreto Sostegni Bis, al cui interno stanno peraltro sostanziose risorse per le imprese, con più della metà dei 40 miliardi stanziati. Una decisione che darà il via a un’annunciata macelleria sociale,
con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro.
L’altra misura è costituita dall’abolizione di parti fondamentali del codice degli appalti, contenuta nel Decreto semplificazioni, con una deregolamentazione volta a reintrodurre il
massimo ribasso nelle gare e il subappalto libero, ampliare l’affidamento diretto e riproporre
l’appalto integrato. Tutto ciò con la scusa di voler velocizzare la realizzazione delle opere
pubbliche, quando in realtà tutti gli esperti del settore concordano nell’attribuire la causa dei
rallentamenti soprattutto all’inadeguatezza delle stazioni appaltanti, che sono troppe (oltre
35.000, record in Europa), troppo piccole e fatalmente prive delle competenze necessarie. Ma
anziché agire su questo versante togliendo potere alla politica si preferisce sferrare un attacco
diretto a tutele e garanzie, che in assenza di controlli sostanziali – altra nota dolente – si tradurrà
giocoforza in maggiori ricatti a danno dei lavoratori, più spazio a mafie e malaffare, opere
qualitativamente peggiori.
Poi tutti piangono quando un operaio perde la vita o viene giù qualche ponte.
Eppure per il Governo dei Migliori è ancora l’antica legge del profitto quella su cui puntare, l’unica strada da
percorrere “per far ripartire l’Italia” come si usa dire. Ma a spese di chi? Dei soliti noti
naturalmente, di tutto il mondo del lavoro che non ha santi protettori in Parlamento e può
contare solo sulle proprie capacità di lotta e di mobilitazione.
Bisogna quindi alzare la testa, far sentire la nostra voce, scendere in piazza contro queste
decisioni che mirano a eliminare norme importanti poste a difesa del lavoro, della qualità delle
opere e della legalità.
Per questo USB Lavoro Privato ha deciso di proclamare 8 ore di sciopero nazionale, articolato a
livello provinciale a partire dalla prossima settimana, con manifestazioni davanti alle sedi di
Confindustria e/o alle Prefetture.
Non lasciamo che sia Confindustria a decidere delle nostre vite, con il beneplacito di un governo
forte con i deboli e debole con i forti”.
USB Lavoro privato
