Sel interviene sulla gestione dell'acqua pubblica. Paparella: "Tradita la volontà popolare" • Terzo Binario News

Sel interviene sulla gestione dell’acqua pubblica. Paparella: “Tradita la volontà popolare”

Lug 19, 2013 | Ladispoli, Politica

Fabio Paparella, Segretario Sel Ladispoli

Fabio Paparella, Segretario Sel Ladispoli

“Il referendum sull’acqua non è stato rispettato, insieme a noi lo denuncia un autorevole costituzionalista come Stefano Rodotà. In tempi in cui si fa un gran parlare di democrazia e di nuove forme di espressione della volontà popolare, siamo ancora lontani dall’effettività degli strumenti democratici già esistenti”.

A parlare è il ventunenne Coordinatore del Circolo Sel di Ladispoli, Fabio Paparella. 

“Uno degli ultimi e più duri colpi all’esito referendario è stato inferto dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, con l’introduzione del “Metodo Tariffario Transitorio” che rischia di far fallire il sistema idrico nazionale. La conseguenza di questo atto non è che un altro pesante tentativo di privatizzazione.

Di fatto l’Autorità per l’Energia elettrica e del Gas ha favorito l’introduzione di una normativa che viola i risultati dei referendum 2011, attraverso i quali, invece, 27 milioni di italiani hanno deciso che ‘l’acqua è un bene comune e la sua gestione deve esse pubblica’. Ciò avvenne con un’ampia partecipazione anche a Ladispoli.

La normativa adottata rende l’acqua “un prodotto”, un elemento soggetto alle logiche di mercato. L’AEEG ha infatti reintrodotto sotto mentite spoglie la remunerazione del capitale investito nella bolletta del servizio idrico.

Era stato già Silvio Berlusconi, nel settembre 2011, ad aver tentato di far approvare una norma che ignorasse le decisioni prese dagli italiani in fatto di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.Quel decreto reintroduceva le norme abrogate col primo questito referendario, obbligando a ricorrere ai privati tranne che per il servizio idrico integrato.

La Corte Costituzionale si è espressa nel senso dell’incostituzionalità di quell’art 4 (d.l.138/2011), ricordando che “il referendum riguardardava pressocché tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica” e che, di conseguenza, le norme che si volevano reintrodurre contrastavano con la volontà popolare, fondandosi sulla stessa “ratio ispiratrice” di quelle abrogate.

Tentativo simile è stato poi posto in essere dal governo Monti, con analoghi risultati. La Consulta ha dichiarato incostituzionali anche alcune disposizioni del “Cresci Italia”, riaffermando il principio secondo cui “l’affidamento ai privati è una facoltà non un obbligo”.

Prima il Governo Berlusconi, poi Monti: le larghe intese già esistevano nella realtà. Senza dimenticare come dal punto di vista fattuale la ripubblicizzazione del servizio idrico, invocata dai promotori del referendum e da chi- come noi- l’ha sostenuto, è rimasta inattuata in quasi tutti i comuni italiani. Le dimissioni dell’Autorità sarebbero un atto dovuto, ma ovviamente disatteso.

Si stima infatti che fra pochi anni il servizio idrico della nazione avrà bisogno di circa 2 miliardi di euro, ma il metodo tariffario transitorio rischia di creare problemi finanziari al servizio idrico allungando il periodo della riscossione dei cespiti e riducendo di conseguenza le aliquote che finiscono per avere un’impatto negativo sui flussi di cassa. L’Autorità ha detto anche che questa riduzione delle tariffe costituisce il rimborso del 7% previsto.

In realtà il no alla remunerazione è stato aggirato inserendo la voce “costo della risorsa finanziaria sul capitale immobilizzato”, che fornisce una remunerazione camuffata del 6,4% cui si aggiunge, guarda caso, il riconoscimento di oneri fiscali sui contributi a fondo perduto dello stato che riporta la remunerazione all’antico 7%.

La situazione ritorna de facto a prima del referendum. Tutto cambia perché niente cambi, insomma.

Impulsi ben diversi giungono da altri lidi, da cui una volta tanto bisognerebbe prendere spunto. In queste settimane il Commissario Europeo Michel Barnier esclude l’acqua dalla direttiva sulle concessioni e rassicura i cittadini dell’Unione Europea: “Capisco bene la preoccupazione che deriva da una privatizzazione dell’acqua contro la volontà dei cittadini, anche io reagirei allo stesso modo”.

Per l’ennesima volta viene smentita la litania dei fautori delle privatizzazioni. Quel “ce lo chiede l’Europa” continuamente ripetuto per giustificare la cessione ai privati del servizio idrico, e già sconfitto dal voto popolare nel referendum del 2011, viene oggi smentito anche dalle numerose iniziative popolari seguite in ambito europeo come l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) sull’acqua pubblica.

Quest’ultima, denominata Right2water dai promotori, è stata sottoscritta da 1 milione e mezzo di cittadini in tutta Europa ed ha recentemente ottenuto una dichiarazione di favore proprio del Commissario Barnier. L’Europa, in questo caso, traccia il cammino, ma noi non possiamo rimanere a guardare.

Per Ladispoli il problema si pone nell’immediato ed è necessario un confronto, urgente e pubblico, per trovare una soluzione che possa preservare la nostra gestione, facendo chiarezza in primis sul deficit della società interamente pubblica- Flavia Acque- emerso negli ultimi mesi. La Regione poi dovrà fare la sua parte riscrivendo gli Ato e permettendo la stessa gestione pubblica dell’acqua. Su questo Sel è già impegnata.

Il debito di Flavia Acque va naturalmente visto e affrontato, altrimenti ai rischi generali sommiamo anche i rischi derivanti da una gestione che va valutata nella sua specificità. Anche a Ladispoli l’acqua deve restare la “nostra acqua”, gestita con la massima trasparenza, un bene comune come il popolo dei referendum ha chiesto che sia”.