Secondo appuntamento alla Fondazione Cariciv per il ciclo “Narrazioni deulla maternità”, promosso con BookFaces
Tanta Sicilia e tante voci di donne venerdì pomeriggio al secondo incontro promosso dalla Fidapa alla sala Gurrado della Fondazione Cariciv.
Ospite la scrittrice Tea Ranno che della sua terra d’origine ha fatto lo sfondo di tutti suoi racconti, fin da quando ha trasformato la sua passione per la scrittura in una vera professione, accantonando quella, nel notariato, per cui aveva studiato.
La Ranno, che ormai vive da decenni a Roma, col marito e con le loro figlie gemelle, stimolata da Caterina Battilocchio e da Cristiana Vallarino, ha raccontato quanto l’essersi allontana dalla sua isola – dove torna costantemente – l’ha aiutata a portarne sulla pagina l’aria, gli odori, i sapori e naturalmente i caratteri di quelle che, giustamente, la Battilocchio ha definito “personagge”.
Perché sono sempre le donne le vere anime centrali di tutti libri della Ranno. Possono essere una presunta strega perseguitata (Cenere, 2006) o le vittime di femminicidio che, fantasmi, raccontano le loro storie all’autrice (Sentimi, 2018) sia una giovane trucidata dal marito (“La sposa vermiglia” 2012) oppure una donna matura perdutamente innamorata di un ragazzo giovanissimo (Viola Foscari, 2014). Tutte vicende reali, arrivate alla scrittrice spesso dai racconti della madre o della nonna che lei ha affrontato prima documentandosi poi condendole con la sua fantasia, nel suo italiano in cui si sente comunque l’accento siculo, grazie all’abbondanza dei termini dialettali.
E sono femmine, adulte o bambine, le protagoniste dell’ultimo romanzo “Terramarina” (2020, Mondadori), inserito nel tris di incontri a cura di Fidapa e BookFaces sul tema della maternità.
Sono, infatti, soprattutto madri. Biologiche, adottive, in carne ed ossa o in spirito, adolescenti o mature, che allattano o a seno “asciutto”: ce ne sono diverse in quella che, come la Ranno la definisce, è una favola di Natale, sulla Natività. C’è la neve nel paesino siciliano che tanto ricorda la Melilli dove Ranno è nata. Ci stanno i Re Magi, un tris di uomini, pronti a metter mano al portafoglio, parte del presepe, cioè la cerchia di amici stretta attorno ad Agata la Tabacchera. Secondo l’”Amurusanza”, quella rete di affetti, solidarietà e gentilezza, così chiamata da una sua zia, quando lei era una bambina.
Un sentimento che l’autrice aveva già visitato nel penultimo libro del 2018 e che ritorna anche in questo. Ma, ci ha tenuto a spiegare Tea Ranno, non si tratta di un sequel, bensì di due intrecci separati con gli stessi personaggi che, ha anticipato, torneranno nel terzo a chiudere la trilogia. Si intitola “Gioia mia” e aspettiamo che la scrittrice ne parli di nuovo a Civitavecchia.

Nell’incontro di venerdì, introdotto da Maria Cristina Ciaffi, presidente della sezione cittadina dell’associazione Fidapa, Tea Ranno si è molto raccontata, descrivendo alla platea degli “aficionados” il suo metodo di scrittura: i taccuini che riempie fitti e poi come screma i suoi appunti passando al pc. Ha pure rivelato qualche meccanismo del sistema editoriale italiano, che lei conosce bene avendo lavorato come editor quando era ancora studentessa. E quali consigli dà ai suoi allievi dei corsi di scrittura creativa.
L’incontro si è chiuso con le domande di alcuni presenti e con il tradizionale firmacopie. Prossimo appuntamento, sempre alla sala della Fondazione Cariciv, sarà con Daniela Gambaro. Stessa ora il 22 aprile.
Cri.Val.
