“Un Articolo 90 mi ha urlato contro, solo per aver chiesto un certificato”
“Non si può essere aggredite in un ufficio pubblico, cronaca del disagio del Comune di Ladispoli ep. 29183810038.
Il 12 gennaio mi sono recata all’ufficio anagrafe del Comune di Ladispoli per ritirare un documento (quello che vedete in foto) che riconoscesse la mia domanda di cambio di residenza fatta una settimana fa.
Il documento, per legge, mi sarebbe dovuto arrivare via pec come risposta alla mia domanda di cambio di residenza, ma questo non è avvenuto. Sebbene sia particolarmente spiacevole dover andare di persona negli uffici, perdendo un sacco di tempo, per fare una pratica burocratica che dovrei poter risolvere, per legge, o tramite spid o tramite pec mi sono armata di santa pazienza e sono andata allo sportello.
Al momento della fila c’era un ufficiale della polizia penitenziaria, il quale, non si sa bene a quale titolo, smistava la gente in due code una per il “cambio di residenza” e una per un generico “certificati”.
Avendo già proceduto a effettuare il cambio di residenza tramite pec (avevo con me il numero di protocollo) mi sono messa in fila per i certificati, immaginando che fosse una specie di fila generica.
Arrivato il mio turno non ho potuto rivolgermi direttamente allo sportello, come dovrebbe essere, ma sono dovuta passare per un articolo 90 del sindaco (pagato con i nostri soldi) che sta lì in ufficio per smistare le persone, nonostante di fatto crei solo molta più confusione del necessario, il quale mi ha chiesto cosa dovessi fare, dopo avergli risposto che ero lì per ritirare le ricevuta di cambio abitativo mi ha chiesto da quanto tempo avessi fatto la domanda. Nel momento in cui gli ho risposto che l’avevo presentata circa una settimana fa tramite pec mi ha iniziato a gridare contro che non potevo avere alcun documento prima di 95 giorni dalla data in cui avevo presentato la domanda.
A quel punto gli ho risposto che con la residenza in tempo reale, in vigore dal 2012 e prevista dall’art. 5 legge 4 aprile 2012 c.d. decreto “Semplifica Italia” la procedura vuole che a partire dalla data di presentazione della domanda si producano immediatamente gli effetti giuridici della stessa e che, in base a tale previsione le iscrizioni e variazioni anagrafiche devono essere registrate entro i due giorni successivi alla presentazione della domanda e, nei successivi 45 giorni, potranno poi essere effettuati i controlli sulla sussistenza dei requisiti a cui è subordinata la registrazione della dichiarazione anagrafica, pertanto avevo pieno diritto ad ottenere questo documento.
A quel punto l’articolo 90 in questione, senza neanche farmi finire di parlare, mi ha iniziato ad urlare contro che non voleva saperne niente di nessun articolo di legge e che valeva quello che diceva lui e che è scritto nel modulo (spoiler: nel modulo in questione non c’è scritto niente di tutto ciò).
Così gli ho chiesto se mi stesse prendendo in giro e gli ho fatto presente che volevo parlare con la dipendente dello sportello visto che, oltre ad essere l’unica persona titolata a darmi la risposta alla mia domanda, avevo correttamente fatto la fila.
Non avevo neanche finito di parlare quando il signore in questione si è alzato dalla scrivania e, dopo aver sbattuto roba sul tavolo spaventando tutti i presenti, ha iniziato a gridare che dovevo fare una marca da bollo da 16 euro se volevo quel certificato. Innervosita e spaventata dalla sua reazione gli ho risposto che sarebbe stato più opportuno rivolgersi a me in modo meno maleducato e che, qualora fosse stato necessario avrei acquistato la marca da bollo, ma per le conoscenze in mio possesso il documento che richiedevo veniva rilasciato gratuitamente e che pertanto chiedermi una marca da bollo così senza nessun presupposto sembrava quasi un’estorsione. Il signore sempre più arrabbiato si è allora rivolto alla dipendente dello sportello (dopo aver apostrofato in malo modo due ragazzi stranieri che intanto stavano facendo la loro pratica) la quale ha confermato che quanto io stavo dicendo fosse corretto e lecito e che potevo effettivamente avere quel documento, che infatti ho avuto come vi mostro in foto.
Ora, togliendo la rabbia e la paura che ho provato in quei 10 minuti dentro a quell’ufficio in modo del tutto gratuito e ingiustificato, mi domando per quale motivo quella persona così incompetente e maleducata, assunta dal sindaco non si sa per quale motivo e pagata come articolo 90, sia presente in quell’ufficio senza alcuna effettiva utilità per lo stesso se non quella di intimorire e aggredire le persone che devono esercitare i loro legittimi diritti.
Vi comunico che ho già segnalato l’accaduto a chi di dovere ma come sempre rendo quanto mi accade un fatto pubblico perché se al mio posto ci fosse stata una persona più fragile, più anziana o più impreparata probabilmente se ne sarebbe andata a casa senza risolvere il suo problema.
Il Comune dovrebbe essere la casa in cui tutti si sentono accolti, non un luogo di cui aver paura di qualche dipendente o in cui sentirsi maltrattati”.
Così Alessandra Maggi, segretaria dell’Unione Inquilini Ladispoli, in un post sui social.
