Siamo oltre il surreale.
AVS candida a sindaco una persona con una evidente causa di ineleggibilità e incompatibilità legata a un contenzioso civile aperto con il Comune e, invece di chiedere scusa ai cittadini per una candidatura politicamente e istituzionalmente imbarazzante, pretende pure che gli altri candidati si impegnino preventivamente a “sistemare” il problema nei primi venti giorni di mandato.
Una scena che definire grottesca è poco.
Prima ignorano la legge, poi chiedono agli altri di aiutarli ad aggirarla. Mancava solo la richiesta di portare direttamente il timbro comunale a domicilio.
È l’ennesima dimostrazione di una certa concezione proprietaria delle istituzioni: le regole valgono per gli altri, mentre per gli amici si cercano scorciatoie, interpretazioni creative, rattoppi last minute e salvacondotti confezionati su misura. Il solito vizietto delle norme “ad personam”, modello Cavaliere: quando la legge disturba, si prova a piegarla fino a renderla innocua.
Ma la legge non è un elastico da tirare a seconda delle convenienze elettorali.
Si rispetta. Punto.
Ed è ancora più grave che a dare il proprio sostegno a questa specie di voto di scambio politico-istituzionale sia stato il candidato Minghella, lo stesso che aveva già difeso a spada tratta le nomine di Mencarelli salvo poi vedere quelle acrobazie giuridiche bocciate senza appello dagli organi prefettizi. Evidentemente la lezione non è bastata.
Siamo sempre davanti allo stesso schema: prima costruiscono castelli di carta giuridici, poi si stupiscono quando la realtà e le istituzioni li fanno crollare in pochi minuti. E invece di imparare dagli errori, rilanciano. Con la stessa arroganza. Con la stessa superficialità. Con la stessa idea tossica che le regole siano un fastidio da aggirare e non il fondamento delle istituzioni.
Qui non siamo davanti a un incidente di percorso.
Siamo davanti a un metodo politico: candidare prima, verificare dopo; forzare le regole, minimizzare i problemi, scaricare sugli altri la responsabilità di rimediare.
I cittadini meritano di meglio di questa politica da azzeccagarbugli di provincia travestiti da statisti. Meritano candidati che rispettino la legge prima ancora di pretendere di amministrarla.
Perché chi parte chiedendo deroghe preventive, corsie preferenziali e interpretazioni su misura ha già chiarito benissimo quale sarebbe il suo rapporto con le istituzioni: la legge come ostacolo da manipolare, non come limite da rispettare.
Braccio da Montone
