L’abbiamo voluta chiamare Odissea la nostra inchiesta sul viaggio che ogni giorno devono affrontare le migliaia di pendolari di Ladispoli e del comprensorio per tornare alla loro Itaca. Il primo capitolo è dedicato alla situazione delle barriere architettoniche.
Odissea Pendolari 1: Lo scandalo dell’ascensore alla stazione di Ladispoli
La stazione di Ladispoli e il suo ascensore a intermittenza. Tra le tante problematiche e i vari disservizi della stazione ferroviaria della città balneare lo sguardo non può che cadere sull’ascensore inaugurato nel maggio del 2009 ma mai pienamente operativo.
A Ladispoli, infatti, utilizzare l’elevatore della stazione è quasi un’impresa. Ma procediamo per gradi. Dopo una lunga battaglia e campagna di opinione pubblica, nel 2009 è stato realizzato un ascensore per poter accedere al binario 3, quello con i treni diretti a Roma. Purtroppo per una serie di motivazioni non è mai stato realmente a disposizione dei passeggeri: già durante l’innesto erano stati forati dei tubi dell’acqua che passavano nelle vicinanze quindi ancora mancava il collaudo per la funzionalità, più recentemente invece l’accesso è stato limitato per far fronte ai numerosi atti vandalici. Oltretutto quello della stazione di Ladispoli non è un vero ascensore ma un montacarichi che funziona solo tenendo premuto il pulsante di attivazione: in caso contrario il montacarichi – così come accaduto molte volte – si arresta.
Un disabile per poter usufruire dell’ascensore deve rivolgersi al personale in servizio presso l’ufficio movimento della stazione al marciapiede del binario 1 oppure telefonare al numero 313-8080081. In questo modo è possibile prenotare il servizio di accompagnamento all’ascensore. Il servizio è riservato solo ai disabili. Sarebbe auspicabile, invece, che un mezzo così costoso fosse pienamente utilizzato anche per chi si trova ad avere altre difficoltà (madri con figli, anziani, persone con valigie etc). L’assistenza inoltre è disponibile solo fino ad un certo orario e nei giorni feriali.
Considerando dunque che un disabile, seppur con estreme difficoltà e a certe condizioni, può usare l’ascensore per recarsi a Roma, una domanda sorge spontanea: come ritorna? I treni provenienti da Roma e diretti a Civitavecchia di solito fermano al binario 2, dove inspiegabilmente non è stato realizzato alcun ascensore. Questa situazione non garantisce pienamente il diritto alla mobilità a tutti. Nonostante la buona volontà del personale ferroviario il sistema è troppo complicato e assai dispendioso. Non sarebbe stato più semplice lasciare libero l’utilizzo del mezzo? Il motivo che ha portato alla limitazione del suo utilizzo, ossia la presenza degli atti vandalici, non dovrebbe sussistere visto che sono state installate telecamere nel sottopasso e all’interno dell’ascensore stesso.
Fortunatamente tra i tanti lati negativi, uno positivo balza agli occhi, la costruzione di un sottopassaggio che collega la città alla stazione ferroviaria dopo le diverse sollecitazioni di Marinella Arnone, cittadina disabile di Ladispoli e delegata all’abbattimento delle barriere architettoniche della città.
“Ladispoli è una cittadina in continua espansione – ha dichiarato Marinella – in crescita demografica e varietà di popolazione tra cui persone con disabilità motorie. Grazie al fatto che Ladispoli è posizionata in una zona pianeggiante, è sicuramente più semplice progettare una rete di accessibilità adatta a qualsiasi tipo di disagio e come disagio intendo anche una mamma con un passeggino o un anziano con il bastone. Un primo grande passo fatto è stato quello di costruire l’accesso al sottopassaggio che collegasse con una rampa assolutamente accessibile le due zone della città. In contemporanea, visto che il traffico della linea ferroviaria si svolge sul terzo binario per i pendolari verso Roma e al secondo verso Civitavecchia o ritorno da Roma, è stato posizionato un montacarichi all’altezza del terzo binario che portasse in superficie per poter raggiungere i treni e rialzato la pavimentazione di tutti i marciapiedi per facilitare l’entrata senza nessun dislivello tra la banchina e l’accesso alle porte del treno. Questo è stato un bisogno assolutamente necessario.”
“Tutto questo ovviamente è un quadro totalmente positivo se le cose funzionassero così come sono state ideate, invece – ha continuato Marinella – se qualcuno volesse seguire un disabile passo passo in un giorno qualsiasi e in un orario qualsiasi per prendere il treno, si renderebbe conto che la realtà è tutt’altro che rose e fiori. Il primo ostacolo a cui si storce il naso è “l’ascensore ad orario” ovvero il suddetto montacarichi è pilotabile esclusivamente con una chiave e a orari che non rispettano gli orari dei primi treni previsti la mattina o degli ultimi in arrivo la sera, ma questo è facilmente aggirabile scegliendo un orario di punta. E’ stato necessario mettere una chiave perché ovviamente la civiltà che distingue il nostro Paese si è presentata puntuale anche nella nostra città: scritte con spray, sigarette e altro gettate all’interno del montacarichi, bisogni fisiologici sparpagliati sul pavimento dell’ascensore e credo non ci sia bisogno di continuare, la fantasia aiuta molto. Ma il serio problema, aggiunto all’elenco sopra, è quello che categoricamente l’ascensore non funziona, non si attiva. Adesso possiamo avvicinare qualsiasi persona sensibile al disagio, ma quanti possono capire cosa si prova ogni volta che si crea una situazione del genere per chi vive in modo permanente questa condizione? E’ vero che la pazienza è sintomo di maturità, ma esiste pur sempre un limite.”
Per la nostra “gioia”, però, gli elementi paradossali non terminano qui: i disabili che, non potendo usufruire dell’ascensore, devono recarsi al binario 5 per poter prendere il treno, prenotato con una telefonata al numero verde 199 (a pagamento) con 24 ore in anticipo, devono sperare nelle buone previsioni metereologiche. Già, se infatti la sfortuna vuole che durante l’attesa del treno piova, il malcapitato è costretto a stare sotto la pioggia senza una pensilina di riparo.
“Vivo a Ladispoli da un tempo relativamente breve – ha spiegato Giuseppe Franchina, disabile che vive a Ladispoli da circa 2 anni – ed in questo periodo ho potuto riscontrare il disagio che vivono soprattutto i passeggeri con disabilità. Io stesso, avendo una disabilità motoria, mi sono trovato spesso a “combattere” sia con la burocrazia che prevede la prenotazione dell’assistenza per dare la possibilità al disabile di salire a bordo, sia col il malfunzionamento dell’iter che prevede l’accesso del disabile al treno. Per chi non lo sapesse, infatti – ha continuato Giuseppe – il marciapiede che permette di “montare in carrozza” sui binari 2 e 3 è inaccessibile a noi disabili, quindi i treni (dove deve viaggiare un portatore di handicap) diretti a Roma vengono “dirottati” sul binario 5 e quelli che provengono da Roma sul binario 1. Tengo a far notare che il binario 5 è totalmente privo del benché minimo riparo e un disabile, che è chiamato a presentarsi anzitempo a causa delle lente manovre di carico, è bellamente esposto alle intemperie, soprattutto quelle invernali. Oltretutto l’avviso del cambio di binario è dato con poco anticipo e i passeggeri in attesa sul binario 3, per evitare di riprendere il sottopassaggio e rifare il giro, attraversano i binari mettendo a rischio l’incolumità di tutti.”
Anche prenotare il treno per i disabili, dunque, al di là dei vari problemi diventa un vero e proprio “rompicapo”.
“Per noi disabili prenotare un treno – ha spiegato Marinella Arnone – significa telefonare almeno 24 ore prima a un numero verde nazionale, prenotare la corsa, ovvero specificare l’orario e dichiarare la stazione di partenza e la stazione di arrivo, rispettare assolutamente l’appuntamento con il personale della cooperativa che si occupa della gestione del sollevatore esterno e partire. Ma la discordanza qual è? Ladispoli ha 5 binari totali, sul terzo esiste l’ascensore (rotto fino a poco tempo fa) ma l’assistenza per la salita sul treno è al quinto perché lì è posizionato il carrello elevatore manuale che permette di montare con l’operatore, e per la discesa come per la salita, Roma Termini comunica a Pisa, luogo di gestione del cambio binari di Ladispoli. Il ritorno da Roma è previsto invece al primo binario perché “non esiste” nessun ascensore che porta dal secondo, abitudinario binario d’arrivo, all’interno della stazione, ovvero manca qualsiasi tipo di accesso sia al sottopassaggio che all’esterno della stazione. Assurdo tutto questo? Sembra paradossale? Invece, purtroppo è tutta realtà, realtà che ho vissuto sulla mia pelle e sono stanca di dover affrontare. I limiti sono la mia sfida quotidiana, ma ci sono ostacoli che purtroppo sono impossibili”.
Non mancano gli episodi che hanno dell’incredibile come quello accaduto recentemente a Giuseppe Franchina.
“L’ascensore non funzionante è un problema – ha detto Giuseppe – considerando poi che un ascensore come quello costa più di 100.000 euro, credo sia vero spreco lasciarlo inutilizzato. Io stesso nello scorso dicembre sono stato protagonista di un episodio a dir poco increscioso: la mia prenotazione è stata ignorata e il treno diretto a Roma Termini è arrivato normalmente sul binario 3, come se io non ci fossi. La soluzione, concepita in maniera frettolosa, irresponsabile ed anti-professionale, è stata quella di sollevare, come un Santo in processione, il sottoscritto e la sua carrozzina elettronica (peso complessivo 170 kg) per un’intera rampa di scale. Mio malgrado, ho dovuto accondiscendere alla bislacca iniziativa visto che il mio viaggio doveva proseguire per Milano dove mi sarei ricoverato.”
“Mi auguro – ha concluso Giuseppe – che l’Italia si uniformi al resto d’Europa, dove le strutture sono rese fruibili ai disabili senza necessità di prenotazioni o macchinose e complicate manovre di carico. In attesa di ciò, voglio sperare che l’amministrazione comunale, o chi di competenza, abbia la compiacenza di trattarci da “persone” fornendoci un adeguato riparo sul binario 5 dove siamo relegati ad attendere i treni.”
Dalle parole di Marinella e Giuseppe si riscontra l’ennesima anomalia: molti disabili non sono ancora al corrente che l’ascensore è tornato a funzionare. Insomma, una situazione che ha dell’assurdo. Nel frattempo non smetteremo di analizzare anche le altre inefficienze della stazione di Ladispoli. Perché i paradossi, si sa, non finiscono qui.

