Era il lontano 1979 quando un piccolo bambino di tre anni e mezzo con un mantello da Zorro indosso cade accidentalmente in un mastello contenente quella che in gergo si chiama pasta acida, ossia la pasta lievita avanzata, del negozio di famiglia, morendo soffocato.
Immediati i soccorsi, ma nulla da fare: Danilo non ce la fa. Inutile descrivere il dolore dei familiari, dei genitori, di quel padre che, Volontario della Protezione Civile a Ladispoli, era a casa a riposarsi.
Giulia, la sorellina, aveva solo sei anni e mezzo. Tutto accade davanti ai suoi occhi.
Sono passati più di 35 anni, il tempo che placa il dolore ma non caccia via il ricordo. Ma per Giulia e la sua famiglia non è ancora tempo di chiudere la questione.
A Dicembre 2014 il padre di Giulia ha una discussione lavorativa con una collega della Protezione Civile. Discussioni che accadono quando si lavora, in ogni ambiente. Ma il giorno successivo arriva un inaspettato sms anonimo, con riferimenti alla litigata del giorno prima, inviato da una cabina telefonica di Ladispoli: “Devi morire ammazzato come hai ammazzato tuo figlio“.
“Se vuoi colpire un uomo” dice Giulia “lo affronti, non lo attacchi in maniera così vile. Chi era presente sa come sono andati fatti, sa bene che mio padre non era neanche presente. Me lo ricordo io che ero bambina, che ero lì. Se qualcuno sostiene il contrario lo dica, mi porti le prove, riapriamo la questione, ma ad attaccare così mio padre non ci sto!”.
“Ho chiesto al Maggiore Blasi un incontro, per poter parlare con tutti i membri della Protezione Civile: Sergio è stato corretto ma non mi è stata ancora data nessuna occasione di parlare con tutti i volontari. Ho inviato email su email al Sindaco, anche con Pec, ma ad oggi non si è ancora fatto sentire. Voglio che i membri della Protezione Civile mi aiutino a capire, perchè quello che è stato fatto a mio padre la considero un’infamia!”.
Immediata la denuncia ai Carabinieri ma la giustizia sta tardando ad arrivare.
Le cabine telefoniche, ai nostri giorni, non sono tante: tra Ladispoli e Marina di San Nicola ve ne sono 7, solo una non coperta dalle telecamere, quella a Via Claudia.
“Tra poco la Procura di Civitavecchia dovrà esprimersi sul caso” continua Giulia “ma ancora non sono state controllate le cabine, non si sa da quale cabina è stato inviato il messaggio: spero vivamente che i Carabinieri riescano a produrre le prove entro la scadenza per riuscire finalmente a fare luce e a trovare il colpevole.”
