Non ho paura delle urla dei malvagi, ma del silenzio degli onesti».
Oggi all’Istituto Mattei, Don Antonio Coluccia ha inchiodato tutti noi a questa frase. Non è venuto a Cerveteri per farci i complimenti, ma per scuoterci dal torpore. Ha guardato negli occhi i ragazzi e ha spiegato che la droga non è uno sballo, è una catena; che la criminalità non è un destino, è una scelta di chi si arrende.
Ci ha parlato della sua vita sotto scorta, della palestra dove si suda legalità e della rabbia di veder morire i sogni nelle piazze di spaccio. È stato un momento di una densità brutale, che non ammette distrazioni.
Poi, quel messaggio lo abbiamo portato fuori, tra le strade della nostra città. Camminare con lui nel centro storico, entrare nel silenzio di Santa Maria Maggiore e poi incontrare le persone più grandi nel nostro Centro Anziani, è stato come riprendersi i nostri spazi.
Abbiamo condiviso con lui le ferite di Cerveteri, i dolori delle nostre famiglie, ma anche la luce di chi, come i ragazzi dell’Associazione Damiano Casali, ha deciso di non restare in silenzio.
Don Antonio ci ha lasciato una promessa e un compito: non arretrare.
Ci ha chiesto di essere onesti che fanno rumore, cittadini che occupano i parchi, le piazze e le scuole con la propria presenza e il proprio impegno civico.
Grazie Don Antonio, per averci ricordato che la bellezza di Cerveteri va difesa ogni giorno, a testa alta e senza paura di parlare.
