Uno sguardo d'insieme alla Buona Scuola del Governo Renzi • Terzo Binario News

Uno sguardo d’insieme alla Buona Scuola del Governo Renzi

Nov 8, 2014 | Cultura, Ladispoli

buona-scuolaLo scorso mercoledì pomeriggio presso l’aula consiliare si è svolta un’iniziativa intitolata “Fai la scuola giusta”, assemblea che ha coinvolto presidi, rappresentanti sindacali, docenti, genitori e studenti delle scuole di Ladispoli. All’ordine del giorno un confronto aperto sui cambiamenti annunciati nel documento “La buona scuola” presentato con un video dal premier Matteo Renzi lo scorso 3 settembre.  Il Rapporto di 136 pagine è stato sottoposto dal Miur alla consultazione pubblica, online (https://labuonascuola.gov.it/) e offline, che si chiuderà il 15 novembre.

Diverse le critiche dirette ai contenuti del piano. ( qui sintetizzato in 12 punti https://labuonascuola.gov.it/documenti/I_12_punti.pdf?v=3e7aff9).

E’ stata un’ottima occasione per analizzare quella che la preside dell’ISIS de Begnac ha ironicamente definito “la zuccherosa campagna del governo Renzi sulla scuola”.

In primis i rappresentanti sindacali presenti hanno contestato che il Governo intervenga sugli ordinamenti dei docenti, dei diritti e doveri dei lavoratori della scuola senza confrontarsi col sindacato e in barba al contratto di lavoro.

Nei vari interventi sono poi state sottolineate varie criticità, che disegnano un solco profondo fra le posizioni del mondo della scuola e quelle del governo. A partire dalla totale assenza di riferimenti al personale Ata, grande escluso dal disegno di riorganizzazione della pubblica istruzione, il cui organico è già stato tagliato di 45 mila unità negli ultimi 3 anni e che viene ulteriormente tagliato di 2017 unità dalla legge di stabilità.
Motivate preoccupazioni sono state espresse anche sulla parte del piano Giannini/Renzi che ha ricevuto miglior accoglienza: ossia la stabilizzazione per l’anno 2015/2016 di 148 mila docenti inclusi nelle GAE (graduatorie ad esaurimento) e vincitori del concorso ordinario 2012. L’operazione richiederà 4 miliardi di euro, secondo le stime del Governo. Ma per la FLC Cgil sarebbero insufficienti, essendo necessari investimenti di 17 miliardi ( ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­+1% Pil) per equiparare la scuola alla media europea. Ma il quesito di fondo è: cosa faranno i nuovi assunti?

Soltanto 50 mila andranno a coprire le cattedre scoperte: 18 mila insegnanti di musica, storia, arte e sport, oggi senza cattedra, andranno a rafforzare l’offerta formativa; 60 mila saranno utilizzati nelle scuola dell’infanzia e nelle elementari per le supplenze, per sostenere i passaggi da una scuola all’altra e nel tempo pieno; gli altri 20 mila saranno assunti nelle scuole secondarie di primo e secondo grado come “organico dell’autonomia”, cioè messi “a disposizione di scuole, o di reti di scuole, sia per svolgere altri compiti legati all’autonomia e all’ampliamento dell’offerta formativa (insegnamenti ex­tra-curricolari, predisposizio­ne di contenuti innovativi per la didattica, progettualità di vario tipo, affiancamento ai tirocinanti, ecc.) sia per coprire una parte delle supplenze brevi”.

Oltretutto la cancellazione del “vincolo di destinazione” comporterà l’eventuale mobilità verso regioni diverse da quella in cui si è inseriti in graduatoria.  Nel mirino anche il meccanismo dello scatto di retribuzione (“scatti di competenza”), di 60 euro netti circa per un professore di scuola superiore (meno per gli altri). Ne avrà diritto ogni 3 anni a partire dal 2018 (fino ad allora c’è il blocco degli aumenti) soltanto il 66% dei docenti di ogni istituto previa valutazione di un sistema di crediti (il port-folio del singolo docente) da parte, in prima fase, del comitato interno di valutazione più un garante esterno, e poi, a regime, dal docente “mentor”. Il tutto sostenuto dalla presunzione che in ogni istituto ad essere meritevoli siano solo il 66% degli insegnanti. Criterio curioso se si considera, anche solo per ipotesi, la possibilità che in una scuola X ci siano tutti insegnanti meritevoli o che in una scuola Y ci siano tutti insegnanti non meritevoli. Ma prima di mettersi a giocare con le percentuali, opportuna sarebbe anche una seria riflessione sul significato del termine “merito”.

Creano, inoltre, perplessità il mancato innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, l’apertura esplicita agli investimenti privati e i continui richiami alla connessione col mercato del lavoro. “Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola” è il postulato, indimostrato e indimostrabile, che apre il paragrafo sulle “Risorse private”.

In questo quadro diventeranno obbligatori l’alternanza scuola-lavoro negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali per almeno 200 ore l’anno (gratuitamente) e l’apprendistato negli ultimi due anni. A corroborare le accuse di chi vede nel documento un disegno di trasformazione della scuola pubblica in senso aziendalistico ci si mettono anche i dati lessicali. Il titolo del capitolo 5, ad esempio, “Fondata sul lavoro”, sembra un tentativo abbastanza goffo di trovare appigli nel dettato costituzione.  Significativo che i termini “impresa” e “azienda” ricorrano nel testo ben 19 volte.

Last but not least occorre soffermarsi sull’enfasi posta nel testo sul concetto di valutazione, che sarebbe, secondo gli estensori del Rapporto, garanzia di responsabilità imprescindibile per rilanciare l’autonomia scolastica. La parola “valutazione” compare 51 volte. Sarà reso operativo dal 2015/2016 il Sistema Nazionale di Valutazione, di cui i sindacati sottolineano gli enormi difetti. Verrà istituito e attivato il Registro Nazionale dei docenti della scuola che raccoglierà in un portfolio le informazioni professionali su tutto il personale di ogni singolo istituto. I dati contribuiranno ad orientare il dirigente scolastico nella scelta dei docenti “meritevoli” cui affidare le attività di innovazione didattica, anche premiandone economicamente l’impegno.

Tutto sembra profilare una scuola sempre meno “orizzontale”, in cui il potere decisionale sarà nelle mani di un dirigente scolastico sempre meno primus inter pares, sempre più arbitro di una competizione fra docenti la cui retribuzione è slegata dalla contrattazione collettiva.  costretti ad attività diverse da quelle su cui si basa la loro formazione e obbligati ad accettare la mobilità da una scuola all’altra.

Non mancano però alcune aperture positive, come le sperimentazioni proposte sulla trasparenza e la rendicontazione, quelle sull’alfabetizzazione digitale e l’alfabetizzazione economico-finanziaria, sul coding, sul rafforzamento del Piano Formativo per l’insegnamento delle lingue straniere.

Bisognerà vedere nelle prossime settimane quale reale consistenza assumerà, anche dal punto di vista giuridico, quella che per ora è una “Buona Scuola” con poche luci e tante ombre.