Ragucci (Unione Inquilini): "Stop alle sparate razziste. Tra il 2008 e il 2013 non esisteva neanche un bando per le case popolari" • Terzo Binario News

Ragucci (Unione Inquilini): “Stop alle sparate razziste. Tra il 2008 e il 2013 non esisteva neanche un bando per le case popolari”

Apr 8, 2019 | Politica, Roma

“Spero che, chi gioca col fuoco, finisca presto o tardi col bruciarsi le dita.
L’Unione Inquilini non tollererà altre sparate razziste da parte di rappresentanti istituzionali che avrebbero il dovere, etico prima ancora che giuridico, di rispettare la legge e i valori della Repubblica. In caso contrario, siamo pronti anche a procedere con misure formali e a denunciare gli eventuali responsabili. Lo dico perché sono pronto a farlo anche domani”. Fabrizio Ragucci, segretario romano dell’Unione Inquilini non ha usato mezzi termini. I fatti di Casal Bruciato – con un alloggio assegnato regolarmente a una famiglia rom che ha poi dovuto fare dietrofront per le polemiche che ne sono nate – ha fatto saltare dalla sedia il rappresentante sindacale.

“A Roma le case popolari sono assegnate da un bando unico che prevede regole identiche per tutti. Prima del 2013, i casi di reiterata violazione di questa norma erano all’ordine del giorno – ha ricordato – oggi per fortuna non è così. Sfido chiunque a dimostrare il contrario prove-alla-mano, cioè a citarmi il caso di una sola persona che abbia ottenuto illegalmente l’alloggio negli ultimi sei anni (e sarei io il primo a segnalare la cosa alla procura della repubblica, affinché venisse punito l’illecito)”.

“Tra i requisiti richiesti dal bando non si fa ovviamente cenno all’etnia dei richiedenti, perché sarebbe anticostituzionale (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione”). Chiunque sia in possesso degli attributi previsti – ha continuato – può fare domanda, entrare in lista d’attesa ed ottenere una casa se la sua posizione in graduatoria è sufficientemente alta”.

“Questo vale anche per i rom, che possono e devono accedere a una casa se l’assegnazione avviene in modo legittimo. Fabrizio Ghera, consigliere Capitolino di “Fratelli D’Italia”, ha pubblicamente contestato una di questa assegnazioni, affermando ‘la sindaca raggi preferisce occuparsi dei nomadi dandogli un tetto anziché delle famiglie romane in difficoltà’. Il signor Ghera non contesta un abuso, ci tiene anzi a specificare che ‘i rom risultano assegnatari'”. Chiede piuttosto che ai rom sia precluso l’accesso alle assegnazioni a causa della loro etnia. E questo è un reato, dal momento che la legge punisce chi istiga e promuove la discriminazione razziale”.

“Purtroppo – ha evidenziato Ragucci – queste cose ormai non solo non scandalizzano più, ma anzi sono diventato l’abitudine. Ormai chi non la spara grossa contro i rom è “fuori moda”, la polemica contro di loro sembra l’unica moneta capace di farti guadagnare voti e visibilità”.

“A Roma è in corso un incendio sociale – è sbottato – ma è un incendio doloso, appiccato da chi soffia sul fuoco dell’ignoranza e dell’intolleranza per suoi miserabili calcoli (elettorali, soprattutto). Questa città non ha bisogno di piromani ma di gente seria e coraggiosa. Invece di aizzare i forconi contro le minoranze, qualcuno tra i colleghi di partito di Ghera spieghi ai romani perché tra il 2008 e il 2013 non esisteva neanche un bando per le case popolari e perché per cinque anni c’è stato un blocco totale delle assegnazioni”.

“Ci spieghino cosa ci guadagnano i poveri di Roma a scannarsi tra loro, anziché prendersela con chi per anni li ha deliberatamente ignorati, lasciandoli marcire in quartieri senza servizi né decoro. A chi va in piazza a urlare contro i rom – ha notato Ragucci – non ho nulla da dire se non che questa voglia di protestare, questa incontenibile indignazione, mi sarebbe piaciuto vederla quando azzeravano i fondi per le case popolari o quando si decideva di svendere il patrimonio pubblico”.

“Chi li ha votati – ha domandato – quei politici che hanno trasformato il diritto alla casa in un miraggio quasi impossibile da raggiungere (500 assegnazioni all’anno a Roma-e sotto alemanno erano zero-a fronte di un fabbisogno dieci volte più grande)?”