Dapprima furono i forni, poi divenne carcere e adesso è (spesso) un set cinematografico.
Le ex Carcerette negli anni hanno rappresentato il bello e il brutto di Civitavecchia fino a una sorta di indifferenza che vivono oggi.

Non di tutti però: il brutto non piace a chi vive il centro della cittadina allora, al posto di un muro di mattoni grigio ecco apparire Pio VI, ovvero il papa che fece costruire i forni alla fine del Settecento, al secolo Giannangelo Braschi.
La città, porto dello Stato Pontificio, venne dotata di questi forni poi cambiarono le necessità e le strutture divennero un carcere.
La descrizione storia dettagliata la racconta Roberta Galletta: “E’ il 1777 quando, durante il pontificato di Papa Pio VI Braschi, vengono costruiti i Nuovi Forni Camerali, su progetto e disegno dell’architetto pontificio Francesco Navone, nell’area conosciuta come San Leonardo a ridosso del bastione Barberini.
L’edificazione dell’opera pubblica, finanziata per conto del Papa dal prefetto dell’erario pontificio Guglielmo Pallotta e terminata nel 1780, si presenta a tre piani e di nobile aspetto, ma soprattutto necessaria perché i precedenti forni camerali, costruiti tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo a Piazza Leandra, dove oggi si trova il Palazzo Manzi, anch’esso costruito dal Navone nel 1785, erano ormai quasi distrutti e insufficienti per soddisfare le accresciute esigenze di pane e biscotto della popolazione e della flotta pontificia di stanza a Civitavecchia.
Al suo interno verrà edificata anche una cappella dedicata a San Leonardo, in ricordo del santo da cui prende il nome l’area dove viene edificata la nuova struttura.
La via sulla quale si affacciano i Nuovi Forni, già Sesta Strada, sarà poi chiamata Via dei Granari, per la presenza dei locali dove si conservava il grano proprio in prossimità dei Nuovi Forni Camerali, mentre la sua perpendicolare in discesa, Via Mazzini, sarà nel tempo indicata dai civitavecchiesi come la Scenta de’ forni.
Successivamente, con l’avvento della modernità, la struttura dei Nuovi Forni non sarà più necessaria alla comunità e verrà trasformata in carcere, identificata dalla popolazione con il diminutivo di Carcerette e attiva fino alla fine degli anni Ottanta del XX secolo, per esser poi chiusa quando sarà aperta, oltre alla già esistente Casa di Reclusione di Via Tarquinia, anche la Casa Circondariale di Via Aurelia Nord.
ROBERTA GALLETTA
