Dopo Cerveteri e Fiumicino anche il comune di Trevignano Romano smentisce i dati della protezione civile nazionale.
Si tratta del terzo caso in 24 ore che si scontra con i dati nazionali secondo i quali solo il 40% dei comuni del Lazio sono dotati di un piano di emergenza. Un dato allarmante che, smentita dopo smentita, dati alla mano, sta rientrando ma che genera molti dubbi sulla gestione delle emergenze a livello regionale e nazionale.
La protezione civile, infatti, dovrebbe avere un quadro ben preciso di come sono gestite le emergenze a livello locale: un lavoro di registrazione dati e comunicazione che dalla sede centrale si allunga fino alle periferie al fine di creare una rete di centri in grado di assicurare la gestione di sismi, allagamenti e cataclismi naturali. Un sistema che dovrebbe monitorare la prevenzione che viene fatta negli oltre 3100 comuni italiani ma che potrebbe rivelarsi pieno di falle.
Di fatto a mostrare problemi non sembrerebbero essere le realtà locali, soprattutto quelle più piccole come Cerveteri e Trevignano o Fiumicino, che dimostrano di essere in regola con quanto richiesto dalla legge, bensì il sistema di gestione nazionale che, di fatto, sembrerebbe dimostrare di non avere il controllo su quello che accade nella vita vera, quotidiana di ogni giorno.
Una solita gestione “All’italiana” all’interno di un sistema di scatole cinesi dove le piccole realtà fanno riferimento ai sistemi centrali che però non recepiscono, almeno non tutti, ciò che viene trasmesso. Viene così a mancare il controllo, la dimostrazione di avere la situazione in mano, di saper gestire un’emergenza nell’immediato, ma di non essere in grado di fare abbastanza prevenzione così da poter limitare i danni.
