Il caldo imperversa ma anche la politica ci mette del suo ad arroventare il clima cosi che la comprensione della realtà è difficile in quanto ognuno cerca di portarla al proprio mulino senza risparmio di colpi bassi, fra post provocatori e affermazioni smentite di fatti il tutto condito da profili fake sui social.
Ma ormai tutti sono con la mente alle elezioni della primavera 2027 e poco attenti alla quotidianità dei comuni mortali.
In particolare i sindaci che cercano di chiudere i progetti per fare tagli nastro e dimostrare, nella futura campagna elettorale, di aver operato bene mentre le loro opposizioni, esterne o interne che siano, cercano di bloccarli.
Le opposizioni esterne lavorano sperando che i sindaci cadano come accaduto a S. Marinella, mentre, in questa fase le opposizioni interne lo fanno per giocarne sul tavolo delle candidature con più forza. Roba vecchia da vecchia politica.
Noi abbiamo più volte reso pubbliche verità scomode che le opposizioni hanno fatto finta di non vedere influenzate come sono dagli interessi che anche loro, come i sindaci, coltivano con premura e in questo non abbiamo visto anime pure. In questi giorni a Ladispoli, si sta osservando ad uno scambio di accuse sul il Piano Integrato del Parco di Palo, che poi è una zona di Punta di Palo. Numeri con scambi di accuse e interpretazioni che rendono difficile per i cittadini comprendere i fatti reali. A questo punto ci inseriamo noi spiegando con riscontri reali e chiudendo con qualche considerazione. I dati sono presi dagli unici due punti fermi oggettivi ovvero, la Delibera di Consiglio Comunale n. 9 del 3/2/2010 e dalla Relazione dell’architetto Palombini, progettista della ditta proponente, che non è stata contestata nel merito del resoconto storico da nessun consigliere che quindi riteniamo condivisa. Chi dice diversamente mente sapendo di mentire e vuole speculare sull’inganno. Passiamo ai fatti: 1) Il Piano Regolatore era del 1971 e a Ladispoli era già nota la carenza di alberghi per cui nel 2002 l’amministrazione Ciogli, saggiamente, decide di procedere ad una lottizzazione d’ufficio in attesa del PRG ma la cosa non si concretizza; 2) Nel 2007 l’amministrazione Paliotta chiede al proprietario dei terreni, ditta Pezone, di presentare una sua proposta per la zona che, tecnicamente era ancora tutta a destinazione alberghiera tranne gli standard; 3) Nel 2010 con la Delibera n.9 il Consiglio Comunale di Ladispoli approva la proposta dei proprietari i quali, per renderla vantaggiosa economicamente propongono un misto di residenziale, commerciale e alberghiero con la cessione di larghe parti di territorio per verde pubblico e privato e viabilità interna ed esterna. Nota bene è in questo punto che con l’amministrazione Paliotta sono cominciati i Piani Integrati già usati per caserma Carabinieri e quella della Guardia di Finanza. La Delibera n.9 viene adottata con 12 voti favorevoli e questo la rende operativa creando il diritto acquisito dei proprietari; 4) Nel 2016 la proprietà chiede una modifica utilizzando il Piano casa che prevede tutto residenziale oltre, ovviamente, altri standard di legge. Questa proposta diventa operativa per “distrazione” del tecnico responsabile per scadere del silenzio/assenso. La proposta diventa così permessi di costruzione operativi a seguito di una conferenza servizi ulteriore diritto acquisito; 5) Nel frattempo l’amministrazione Paliotta adotta la variante di Piano Regolatore che però introduce delle contraddizioni rispetto a quanto adottato precedentemente ed anche questo diventerà punto di forza per il proponente e argomento per il ricorso a TAR e Consiglio di Stato 6) Viene eletto sindaco Grando il quale impugna al TAR i permessi di costruzione ma perde il ricorso in quanto non esiste una valida motivazione avendo tutto rispettato la legge; 7) Il sindaco Grando tratta con la ditta e arriva ad un primo accordo con il quale si introducono ulteriori aree commerciali per negozi di vicinato ma restano le cubature residenziali; 8) Il sindaco Grando, presumibilmente su richiesta della ditta che avrà trovato maggiore remuneratività, porta in approvazione al consiglio una proposta in cui elimina la cubatura residenziale ma concede la trasformazione con aumento di cubatura da negozi di vicinato in medie strutture commerciali, ed un’area di centro sportivo privato. L’accordo è stato sempre sotto la spada di Damocle dei ricorsi persi al TAR ed al Consiglio di Stato e dell’unica alternativa che sarebbe stata di tornare alla situazione del 2010 ovvero tutto residenziale. Restano il parco pubblico, una ciclabile i servizi e l’albergo, sebbene leggermente ridotto. L’opposizione che, bisogna dirlo, ha dichiarato in aula di aver apprezzato il primo accordo fatto da Grando, accusa e chiede conto al sindaco del cambio di progetto. Il sindaco ribatte che l’accordo è migliorativo ed è dovuto al fatto che il mercato cambia e in questo momento il principio stabilito nel 2010 che vi fosse legittimo guadagno per il proponente poteva essere garantito solo così. Questi sono i fatti in 8 punti, che coprono i 19 anni di storia del progetto. Ognuno può farsi la propria opinione ma è evidente che le il Proponente aveva una forte arma in mano dal 2010 e l’ha usata per trovare il proprio tornaconto in un progetto nato, a firma Paliotta, nel 2010, come “urbanistica concertata pubblico – privato” e diventato metodo di attuazione urbanistica attraverso i Piani Integrati dal 2006. Un metodo che Grando ha ereditato ma, va detto, anche sposato. Che questo, piaccia o meno, oggi conta poco e Ladispoli ci sta facendo e ci dovrà fare i conti ancora per anni. Poche nostre considerazioni finali. L’amministrazione Grando non è assolutamente immune da operazioni urbanistiche, ed anche edilizie, a dir poco discutibili che andavano verificate ma il fatto che l’opposizione agisca ad imprenditori alterni non permesso un approfondimento così che essa abbia di fatto perso credibilità ed oggi pensa che qualche domanda scomoda lavi la sua coscienza dalla mancanza di approfondimenti e subalternità alla burocrazia. La seconda è che il sindaco Grando stia operando con qualche “serpe in seno” che si nasconde dietro strategiche e pilatesche astensioni o assenze, unendosi di fatto con l’opposizione a giorni alterni tutto ciò per consolidare le proprie quotazioni a candidato sindaco indebolendo la coalizione. Per oggi è meglio chiudere ma torneremo su altre stranezze. E se pensate che tutto quanto vi abbiamo raccontato a partire dal 2006 sia una miserevole sceneggiata di tutti che non guarda l’interesse urbanistico della città ma solo operazioni di bottega, ebbene, la pensiamo come voi. Chiudendo con un aforisma ad hoc, «Molti dei nostri uomini politici sono degli incapaci. I restanti sono capaci di tutto.» Boris Makaresko
