Omicidio Vannini: ecco le prime testimonianze del processo • Terzo Binario News

Omicidio Vannini: ecco le prime testimonianze del processo

Lug 18, 2016 | Cerveteri, Cronaca, Ladispoli

Antonio Ciontoli che esce dal tribunale

Antonio Ciontoli che esce dal tribunale

In aula stringendo in mano il rosario. Questa l’immagine di Antonio Ciontoli  di fronte alla corte d’assise di Roma.

Si apre così  la seconda udienza del processo per la morte del giovane Marco Vannini, la prima nella quale si è passati ad un dibattimento vero e proprio con i primi teste, quelli richiesti dalla pm D’Amore.

A sfilare di fronte al giudice, ripercorrendo quanto avvenuto quella maledetta notte tra il 17 ed il 18 maggio 2015, l’ex comandante della Compagnia di Civitavecchia Lorenzo Ceccarelli, l’appuntato scelto Andrea Fusaro, ed l’autista barellire Cristian Cutini Calisti. Assente l’altro militare della caserma di Ladispoli, per il quale si è poi deciso poter soprassedere anche in futuro sulla sua testimonianza, agli atti del tutto analoga a quella del collega Fusaro.

Il-Maggiore-CeccarelliLA TESTIMONIANZA DEL MAGGIORE CECCARELLI

Il Maggiore Ceccarelli ha riferito delle azioni intraprese dai suoi uomini in quelle ore fino al sopralluogo nella villetta di Via Alcide De Gasperi. Ma oltre al racconto Ceccarelli ha riferito anche di tutta la documentazione richiesta ed ottenuta su Antonio Ciontoli. Dal RUD sarebbe risultato che Antonio Ciontoli non aveva armi di servizio e che le due pistole trovate in casa erano regolarmente detenute. E’ emerso inoltre che il porto d’armi era invece scaduto e che il Ciontoli da almeno due anni dall’episodio non aveva più svolto esercitazioni di tiro. Sembrerebbe inoltre scongiurata l’ipotesi che Antonio Ciontoli quella sera stesse ripulendo le armi per effettuare nei giorni successivi delle esercitazioni. I Carabinieri non hanno trovato nei paraggi poligoni di tiro dei quali Antonio Ciontoli era cliente.

C’è poi il chiarimento della posizione del Ciontoli all’interno del RUD. L’imputato sarebbe infatti assegnato agli uffici del RUD con ruolo amministrativo, non sarebbe quindi una figura operativa.

LA TESTIMONIANZA DELL’APPUNTATO FUSARI

E’ poi stato il momento dell’appuntato scelto Andrea Fusari che ha riferito delle azioni svolte nella notte, dall’avvertimento del 118 e del 113, al sopralluogo al PIT fino all’accompagnamento del Ciontoli in caserma.

L'autista-del-118LA TESTIMONIANZA DELL’AUTISTA DELL’AMBULANZA

Ma il test più atteso Cristian Cutini Calisti autista barelliere intervenuto quella notte. L’uomo ha ripercorso tutti gli attimi dell’intervento dalla chiamata fino alle 3:38 di notte, quando ormai Marco era stato dichiarato morto.

E’ stato infatti confermato che la chiamata è avvenuta in codice verde per soccorrere una persona con ferita da punta. L’addetto è giunto percorrendo via Firenze e poi via Claudia in via Alcide De Gasperi. La presenza di tre ragazzi avrebbe fatto individuare all’uomo la casa da cui era partita la richiesta. Nel fare inversione per superare lo spartitraffico una volta scesi solo una delle tre persone si sarebbe qualificata agli operatori. Dalla dichiarazione questa risulterebbe essere Martina Ciontoli, il cui riconoscimento è stato ripetuto sottoponendo al teste la foto degli imputati. Martina secondo il barelliere avrebbe dichiarato alla collega che non sapeva cosa fosse successo perché appena arrivata. Proprio su queste dichiarazioni si è concentrata poi la difesa del Ciontoli che ha tentato di mettere in evidenza discrepanze tra la deposizione fatta dallo stesso autista nei due interrogatori del fine maggio e di ottobre.

Quindi a detta dell’autista Martina sembrerebbe aver dimostrato distacco rispetto a quanto accaduto, nonostante lei durante gli interrogatori abbia invece riferito che pur non stando nel bagno al momento dello sparo avrebbe poi visto Federico uscire dal bagno prima con la pistola e poi con il bossolo.

A casa Marco era solo con Antonio Ciontoli e la moglie Maria Pezzillo, che teneva alzate le gambe di Marco adagiato nel soggiorno. Marco alternava fasi di maggiore lucidità a fasi di confusione e sarebbe stato Antonio Ciontoli a rispondere a diverse delle domande dei soccorritori, con il resto della famiglia ad assistere in silenzio. Ma le risposte del Ciontoli non giustificavano lo stato ed i parametri vitali di Marco per questo si è poi optato per passare direttamente al trasporto al PIT. Marco si sarebbe alzato aiutato da Antonio Ciontoli e Federico ed avrebbe sceso sorretto con le sue gambe le tante scale di casa Ciontoli.

AL PIT

Ma il racconto dell’autista riporta importanti dettagli anche per quel che è successo al PIT. Il Ciontoli avrebbe suonato al campanello della porta che divide la sala d’attesa alla parte ambulatoriale. A rispondere proprio l’autista al quale il Ciontoli ha risposto mostrando un tesserino e qualificandosi come Carabiniere. Subito dopo il colloquio tra Antonio Ciontoli e il Dott. Matera è emerso che Marco aveva in corpo un colpo da arma da fuoco e questo ha scatenato la massima urgenza e la chiamata di un’elicottero. L’autista ha poi chiaramente detto che il medico ha riferito di una richiesta da parte del Ciontoli “di non dire nessuno di quanto riferito”.

Una prima udienza che ha confermato gran parte delle cose già presenti agli atti e nelle deposizioni fatte dai teste. Proprio per questo i legali delle parti civili avrebbero espresso soddisfazione.

La seduta è stata poi aggiornata al 12 ottobre e al 26 ottobre. Nel frattempo è stata affidata l’attività di trascrizione delle intercettazioni ambientali e delle chiamate del 118. Queste trascrizioni saranno fondamentali per carpire e definire quei dettagli presenti nell’audio. La versione che sarà trascritta è quella già elaborata dai RIS che hanno effettuato un’attività di ripulizia dei rumori e di enfatizzazione delle voci.