Omicidio Vannini a Ladispoli: ai soccorsi omesso che Marco aveva una ferita da arma da fuoco • Terzo Binario News

Omicidio Vannini a Ladispoli: ai soccorsi omesso che Marco aveva una ferita da arma da fuoco

Mag 21, 2015 | Cerveteri, Ladispoli

carabinieriIl caso della morte di Marco Vannini 19enne di Cerveteri, ferito a morte da un colpo di pistola partito forse accidentalmente dalla calibro 9 del padre della sua fidanzata, finisce sulla stampa nazionale.

E proprio ieri alla trasmissione “Chi l’ha visto” sono emersi importanti dettagli soprattutto sulla fase dei soccorsi. Se questi dettagli venissero confermati si aggraverebbe non di poco la posizione di Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina, e della sua famiglia.

Al programma, in collegamento diretto da sotto casa di Marco, l’avvocato Celestino Gnazi ed un cugino di Marco. Alla redazione del programma sarebbero arrivate informazioni importanti.

GLI ORARI DELLE CHIAMATE – La prima telefonata partita dalla famiglia Ciontoli al 118 sarebbe partita alle 23:40. Nella conversazione con l’operatore del 118 sarebbe stato richiesto un intervento per un ragazzo colto da malore per un forte spavento. Nella telefonata non si farebbe riferimento al ferimento. Al termine della chiamata però si annulla l’intervento.

Sarebbe poi arrivata invece una seconda chiamata di soccorso alle 00:08, vale a dire 28 minuti dopo la prima richiesta. In questa seconda chiamata, sempre secondo le notizie fornite dalla redazione del programma, si parlerebbe invece di una ferita, ma si ometterebbe che questa sia stata provocata da arma da fuoco. Proprio per la mancanza di questi dettagli la chiamata sarebbe partita per codice verde, il codice con urgenza bassa.

La conduttrice ha sottoposto all’avvocato Celestino Gnazi, uno dei due assistenti della famiglia di Marco Vannini, la ricostruzione e l’avv. Gnazi, che durante tutta la puntata ha mantenuto la massima riservatezza, non ha smentito la ricostruzione. Pochi istanti dopo sempre l’avv. Gnazi si è anche complimentato per le capacità investigativa del programma. Sempre a proposito dei tempi tra le chiamate l’avv. Gnazi in un inciso lascia trapelare che per gli avvocati della difesa il lasso di tempo sarebbe anche superiore ai 28 minuti.

Queste informazioni sarebbero facilmente comprovabili da parte della Procura di Civitavecchia, che sta raccogliendo le registrazioni dalla sala del 118. Proprio in queste registrazioni sarebbe contenuta una prima verità su questo caso. Perché tanta attesa e perché non dichiarare fin da subito che il giovane era gravemente ferito per un colpo di pistola? Queste informazioni avrebbero attivato certamente un intervento più celere e difficilmente differibile con una chiamata di smentita. La seconda domanda invece non avrà probabilmente prove tecniche schiaccianti: perché è partito quel colpo d’arma da fuoco in bagno?

LA PISTOLA – Diversamente da quanto si è saputo nei giorni scorsi la pistola, la calibro 9, da cui è partito il colpo fatale non sarebbe la pistola d’ordinanza del militare, ma di un’arma regolarmente posseduta da Ciontoli. Anche su questo l’avv. Gnazi ha confermato la versione aggiungendo che non si sa nemmeno se Ciontoli abbia o meno una pistola d’ordinanza.

Nel frattempo ulteriori dettagli e conferme emergono dai legali delle due parti. Oggi su “La Provincia” in edicola sono riportate le dichiarazioni di questi ultimi.

Intanto oggi 21 maggio alle ore 16:00 nella chiesa della Santissima Trinità a Cerveteri si svolgeranno i funerali del giovane. Il rito sarà celebrato da un cappellano dell’Arma dei Carabinieri, amico della famiglia di Marco. La famiglia ha chiesto di evitare fiori e di raccogliere invece dei fondi che verranno devoluti in beneficienza.