“C’è una nuova saga social che tiene banco tra un selfie e un tramonto filtrato: l’ex sindaco Tidei in versione agronomo militante, piazzato davanti al limoneto di via Aurelia, che arringa la nazione digitale come fosse in diretta dal balcone di Palazzo Venezia. Solo che invece della folla oceanica c’è un filare di agrumi.
E invece del piano industriale, un appello disperato: “Bruno, oh Bruno!”, rivolto al direttore della multiservizi, reo – a giorni alterni – di non aver coperto i limoni, di non averli scoperti, di non averli raccolti.
Fino a un mese fa il mantra era: coprire. Oggi è: scoprire e raccogliere. Domani chissà: innaffiare, potare, concimare. Sembra meno un’amministrazione pubblica e più un tutorial fai-da-te girato col cellulare. Con una differenza sostanziale: qui non si sta parlando di piante sul balcone, ma di gestione pubblica.
Perché se l’ex sindaco – o la commissaria prefettizia di turno – deve dettare in tempo reale le operazioni di base (copertura delle piante, scopertura, raccolta, irrigazione), significa una cosa sola: non c’era un progetto. Non esisteva un cronoprogramma. Nessuna pianificazione agronomica, nessun calendario delle attività, nessuna filiera organizzata. Solo l’eterna improvvisazione elevata a metodo.
La politica ridotta a televendita dell’urgenza.
E il limoneto diventa la metafora perfetta di un modo di governare: si interviene quando il problema è già su Facebook, si chiama per nome il dirigente come fosse un garzone distratto, si recita la parte del controllore indignato. Ma il controllore, fino a ieri, era il controllato. E il regista del film era lo stesso che oggi si lamenta della sceneggiatura.
La questione, però, non si ferma agli agrumi.
Perché lo stesso schema pare aver accompagnato molti dei progetti finanziati con il PNRR. Annunci roboanti, cifre sventolate come trofei: un milione e settecentomila euro per una scuola, un milione e ottocento per un’altra, tot mila per la limonaia, ics mila per il cantinone. Una tombola di milioni. Ma per fare cosa, esattamente?
Aule multimediali? Laboratori? Efficientamento energetico? Riconversione degli spazi coltivati? Sedi per attività sociali? Centri civici? Innovazione didattica? Valorizzazione turistica? Silenzio. Le comunicazioni ufficiali erano bollettini da ragioniere: elenco importi, zero contenuti. Come se l’obiettivo fosse conquistare il finanziamento, non spiegare il progetto.
La sostanza evaporava dietro la cifra.
E quando l’interesse principale diventa l’assalto ai fondi – prima intercettarli, poi magari capire cosa farci – il risultato è quello che vediamo: opere che arrancano, cantieri che si sgonfiano, cronoprogrammi fantasma. Il PNRR che lentamente si affievolisce come la fiamma di una candela ormai alla fine dello stoppino.
Non è solo un problema di comunicazione. È un problema di cultura amministrativa. Un progetto serio nasce con obiettivi chiari, tempi definiti, fasi operative scandite, responsabilità assegnate. Non con le dirette Facebook a raccolta iniziata. Non con gli appelli nominali al dirigente di turno.
Se per raccogliere un limone serve un video-appello pubblico, immaginiamo cosa serva per gestire milioni di euro di fondi europei.
La verità è che senza progettazione si vive alla giornata. Si naviga a vista. Si governa per reazione, non per visione. E quando la politica abdica alla programmazione per dedicarsi alla caccia al finanziamento, il rischio è sempre lo stesso: tanti soldi annunciati, poche trasformazioni reali.
I limoni, prima o poi, marciscono. I fondi, pure. E a forza di gridare “Bruno, oh Bruno”, si rischia di scoprire che non mancava il raccoglitore. Mancava il progetto”.
M5s Santa Marinella
