Una storia di speculazione edilizia che fa rabbrividire quella che è in corso a Ladispoli al quartiere Cerreto sullo stadio della città.
Una proprietà donata da nobili alla collettività qualche decennio fa, finita in mani private ed usurpata dalla volontà di chi generosamente aveva fatto quella donazione alla cittadina.
Secondo quanto ricostruito, la famiglia Marescotti avrebbe nel 1950 donato un terreno alla città (allora Cerveteri) per la realizzazione di un campo sportivo. Secondo quanto dichiarato dal comune la proprietà sarebbe stata donata alla società sportiva, ma con un intento chiaro ed a beneficio della collettività.
Il campo è stato gestito dalla Us Ladispoli e, secondo quanto sarebbe stato confermato anche da alcuni esponenti Pd che stanno seguendo da vicino questa vicenda, la società avrebbe acquisito per usucapione il campo con tanto di sentenza del Tribunale di Civitavecchia.
Quel campo per anni ha rappresentato il cuore calcistico della città, per diventare poi oggetto di vendita al fine di colmare i debiti accumulati dalla società sportiva.
La società quindi ha pensato di ripianare parte dei debiti con la vendita del proprio campo sportivo, rischiando di far rimanere la città senza un impianto dove giocare calcio di buon livello.
Ma come mai la società sportiva è riuscita a vendere così “a cuor leggero” il campo su cui giocava? Sembrerebbe che la società contasse sul fatto che il comune avrebbe realizzato un nuovo impianto a spese dei cittadini.
Ammesso che comune e società sportiva avessero concordato una strategia, per liberare la prima dai debiti e la seconda dal rischio della perdita di un campo su cui giocare a calcio, si poteva immaginare un introito per l’amministrazione che avrebbe ammortizzato le spese per la realizzazione di un nuovo impianto.
A sorpresa, il comune tenta per due volte (la seconda con successo) di realizzare un nuovo campo, mentre la società sportiva invece di cedere al comune l’area (operazione che poteva essere considerata una contropartita in cambio della realizzazione di un nuovo impianto) ha venduto il campo ad una società privata votata all’edilizia.
Un’operazione che per certi versi sarebbe da considerarsi scellerata per gli imprenditori in quanto l’area non risulta essere edificabile, ma circa un anno fa arriva il colpo di scena. Ad acquisire la proprietà è stata una società, creata ad hoc ed ancora non attiva alla Camera di Commercio che, partecipando ad un bando comunale, richiede una variante al piano regolatore concedendo nel progetto una piazza da 4.000 mq e 250 posti auto pubblici. Considerando però che nella zona verranno realizzati appartamenti per 180 persone ed un centro commerciale dei 250 posti ben pochi andrebbero alla collettività e a servire la vicina stazione.
Un’operazione dalla tempistica impressionante e nella quale compaiono collegati un numero notevole di amministratori comunali. L’amministratore unico della società è sorella di un consigliere comunale di centrodestra di recente passato in maggioranza e parente di un altro amministratore sempre di centrodestra, ma che siede nelle fila dell’opposizione. Legami di parentela che però non richiamano nessuna illegalità in quanto il procedimento non è ancora passato in consiglio comunale e qualora vi passerà l’unico atto illegale sarebbe prendere parte alla votazione. Va inoltre osservato che a se in Italia il conflitto di interessi è un tabù a Ladispoli lo è in maniera particolare. Se si ricostruiscono i legami tra amministrazioni e fornitori di servizi per il comune la lista sarebbe assai lunga.
Forse più singolare invece è la posizione di un assessore comunale, consigliere all’epoca dell’approvazione del bando, curatore della creazione della società nelle vesti di professionista. L’assessore di recente in giunta ha anche approvato il passaggio del piano della Piazza Grande srl, società che tutt’oggi e dal giorno della sua fondazione risulta avere sede fiscale presso la dimora privata dello stesso assessore. Il provvedimento sembra inoltre non essere stato condiviso da tutta la giunta, va infatti evidenziata l’assenza dell’assessora di Sel Francesca Di Girolamo e del vicesindaco Lauria. Soprattutto la prima negli ultimi giorni ha dichiarato apertamente la sua presa di distanze nei confronti di questa operazione. L’assenza dei due assessori ha reso determinante la presenza dell’assessore al bilancio. La sua assenza avrebbe invalidato la giunta.
Nonostante la fibrillazione di alcuni militanti politici, soprattutto di centrosinistra e la levata di scudi del M5S, i consiglieri comunali sia di maggioranza che di opposizione sono del tutto silenti. Ad oggi non risulta pervenuta alla stampa nessuna dichiarazione in merito, un fatto singolare considerando la portata delle notizie comparse in questi giorni. Non è giunta nemmeno una richiesta di chiarimenti nei confronti degli amministratori coinvolti, fatto quanto mai dovuto.
L’Amministrazione comunale nel frattempo ha fatto capire che è determinata a portare fino in fondo il progetto, per poi convocare un referendum consuntivo “tra tutti i cittadini residenti nella zona”. Un atteggiamento da molti ritenuto poco corretto in quanto le ambiguità di questo progetto avrebbero dovuto far arrivare uno stop da parte della politica, ancor prima che da parte dei cittadini e, soprattutto, un referendum per una questione così importante che riguarda le tasche di tutti i ladispolani richiederebbe secondo il buon senso un referendum che coinvolga tutti gli abitanti della città.
Nel Pd sul caso si aprirà presto un aspro confronto, con una buona parte pronta a contestare l’ennesima scelta politica che vede un vantaggio per personaggi vicini ai portatori di interesse di centro destra.
Nel frattempo entro la fine dell’anno dovrebbe essere pronto il nuovo campo sportivo che verrà dato in gestione. Staremo a vedere se verrà affidato ad una società che ha svenduto un bene donato per tutti per dar vita alla costruzione di nuove case e negozi.
