Ladispoli, la Corrado Melone incontra il regista Roberto Faenza • Terzo Binario News

Ladispoli, la Corrado Melone incontra il regista Roberto Faenza

Giu 1, 2014 | Cultura, Ladispoli

Roberto FaenzaDopo attori, docenti universitari, giornalisti, scrittori, politici, astronauti eccetera, questa volta noi, ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Corrado Melone”, abbiamo incontrato nella sala consiliare, alla presenza del nostro Sindaco, il dottor Crescenzo Paliotta, noto cinefilo, il famoso regista Roberto Faenza.

Con lui abbiamo parlato del suo ultimo film, “Anita B.”, che abbiamo potuto vedere al cinema tramite la scuola e che a molti di noi ha emozionato tantissimo. Faenza ci ha raccontandoci che non è stato un film facile da realizzare, sia nel casting che nella produzione. Infatti per scegliere l’attrice protagonista, sono stati fatti centinaia di provini prima di trovare la ragazza giusta. Per la produzione il problema è derivato dal fatto che si tratta di un film controcorrente. Molti film hanno raccontato l’orrore dello sterminio degli ebrei voluto dai nazisti, ma nessuno, sinora, aveva raccontato il “dopo”: il dolore di vivere dopo l’inferno, di vivere quando i più cari sono stati uccisi nei campi di sterminio, l’incapacità o la volontà di non voler parlare per non ricordare e non rivivere l’orrore e la brutalità. I ragazzi che sono riusciti a sopravvivere non volevano parlare delle atrocità avvenute nei campi di sterminio, a volte hanno atteso tantissimi anni prima di riuscire a farlo; altre volte, invece, non ne hanno mai parlato e sono infine morti senza aver mai detto una sola parola su quel che era successo. Nel film, invece, Anita vuole ricordare, vuole parlare di ciò che ha vissuto, ma nessuno vuole ascoltarla, nessuno vuole sapere ciò che è successo, neanche i suoi stessi parenti.

Il film, ispirato ad una storia vera, quella di Edith Bruck, la quale ha anche scritto un libro autobiografico “Quanta stella c’è nel cielo”, racconta la storia di Anita, una ragazza di origini ungheresi, dopo il terribile evento di Auschwitz: mentre i suoi genitori sono stati uccisi nelle camere a gas, lei è sopravvissuta ed è stata accolta dagli unici parenti che le erano rimasti, i suoi zii Monika e Aron. Sua zia, nonostante non lo dia a vedere, è rimasta provata dalla morte del fratello (il padre di Anita), e accoglierà con freddezza la ragazza. Anita troverà un amico, David, che lavora nello stesso posto della protagonista, ma che, alla fine del film, se ne andrà a Gerusalemme, realizzando il suo sogno. Anita troverà anche l’amore: il ragazzo che le ruberà il cuore è Eli e vive nella sua stessa casa ma, nonostante lui le dica di amarla, quando lei gli dirà di aspettare un bambino, il ragazzo trascinerà Anita a Praga dove tenterà di farla abortire. Qui, lei troverà un medico dalla sua parte che, quando la ragazza gli dirà di non voler perdere il bambino, le somministrerà un calmante per far si che Eli pensi abbia portato a termine l’operazione e, con i soldi destinati all’aborto, troverà ricovero da una sua amica, Sara (che aveva conosciuto a lavoro) in un centro di assistenza per ebrei, e che le procurerà un viaggio per raggiungere il suo migliore amico a Gerusalemme.
Roberto FaenzaFaenza ha deciso di rimanere fedele al libro, ma ha lasciato un finale aperto. Nella realtà, la ragazza perde il bambino, probabilmente a causa delle sue condizioni fisiche riportare alla fine del viaggio.

La produttrice del film ha spiegato che “Anita B”, dopo “Schindler list”, è il film più visto dagli studenti, ma non è un film che abbia “sfondato” al cinema, perché tratta di un argomento “duro”. Ci ha però spiegato il motivo del perché continua nonostante tutto a produrre questo tipo di film, invece di fare film di “cassetta”. Di sopravvissuti, ci ha detto lei, ne sono rimasti pochissimi in tutto il mondo e, nel giro di dieci anni, scompariranno del tutto. Chiunque entri in contatto con questa orribile realtà, anche se la sente solo raccontare, è un testimone. È proprio questo il motivo: avere testimoni affinché l’uomo non ricommetta lo stesso grandissimo errore.
Poiché avevamo notato durante la visione del film che i personaggi indossavano abiti moderni, ad esempio una salopette e delle scarpe che assomigliavano alle Converse di oggi; ne abbiamo chiesto il motivo, ma il regista, un po’ stupito, ci ha spiegato che in quell’epoca esistevano davvero quei vestiti e che non è stata una mancanza o una sua volontà, anzi ci ha detto che certi modi di truccarsi di oggi tipici ad esempio dei “dark”, in quegli anni erano normali, cioè le donne si truccavano pesantemente e questa moda sembra stia tornando in vigore.

Discutendo della giornata della memoria, Faenza ci ha ricordato che i nazisti, oltre a milioni di ebrei, avevano ucciso anche tantissimi zingari, oppositori politici, omosessuali, diversamente abili (anche tedeschi), insomma la loro pazzia mirava a lasciare vivi solo i nazisti (e nemmeno tutti loro). Oggi noi ricordiamo questo orrore durante la giornata della memoria, ma purtroppo ha dovuto osservare ed ascoltare persone che dichiaravano di essere stanchi di questa ricorrenza e non vuole credere che si tratti di posizioni politiche, per quanto assurde siano. Forse occorrerebbe cambiare il modo di ricordare per non creare noia nei giovani, per non essere una ricorrenza fine a se stessa, ma divertire e indurre a pensare cosa significhi l’intolleranza in tutte le sue sfaccettature, questo anche per non far sì che chi sia ad esempio politicamente contrario al governo di Israele, inneggi ai nazisti ed alla strage di tanti innocenti che nemmeno sono cittadini di Israele.
Dopo l’analisi di “Anita B”, un film che consigliamo a tutti di andare a vedere, abbiamo parlato delle altre opere di Roberto Faenza ponendogli tante domande alle quali ha risposto con chiarezza e franchezza, da grande uomo quale è.

Roberto FaenzaUno dei film che ama di più, fra quelli che non ha realizzato lui, è “Zero assoluto” e ci ha consigliato di vederlo, invece fra tutti i film che ha realizzato, quello che preferisce è “Prendimi l’anima”. Tuttavia anche altri film hanno segnato la sua carriera, come “Jona che visse nella balena”, “Sostiene Pereira” (con Marcello Mastroianni), “Silvio forever” (che parla dell’ascesa politica di Silvio Berlusconi), e “Forza Italia!”. Quest’ultimo film non ha nulla a che fare con il partito fondato da Berlusconi, infatti lo realizzò nel 1978 attraverso l’unione di spezzoni di documentari filmati, compiendo una satira feroce sulla situazione politica dell’Italia del dopoguerra e degli anni del miracolo economico. Nonostante il successo di pubblico, il film viene ritirato dalle sale il giorno del sequestro Moro e mai più distribuito per rispetto ad Aldo Moro, che appariva tra i protagonisti della pellicola. Il bello è che quando anni dopo fu ritrovato il memoriale dello statista, scritto durante la prigionia prima di essere assassinato, Moro incredibilmente, nelle ultime righe, suggerisce proprio di vedere “Forza Italia!”, allo scopo di rendersi conto della spregiudicatezza della classe politica di allora. Mentre il suo film era stato censurato per rispettare la figura di Aldo Moro, proprio lui aveva scritto sul suo diario che bisognava vederlo! Nonostante questo, il film è rimasto “invisibile”, anzi lui stesso fu costretto a lavorare all’estero perché la politica italiana non gli permetteva più di realizzare film in Italia. Così a New York realizzò “Copkiller” (L’assassino dei poliziotti).

Roberto Faenza ci ha anche detto che ci sono due tipologie di film nel cinema: quelli che hanno incassato e speso tanto denaro, come quelli Americani, e quelli che ne hanno incassato e speso poco, come quelli Italiani. Questo è anche dovuto al fatto che in America il costo di un film si aggira sui 2000000000 di dollari (la metà dei quali usati per pubblicizzarli), mentre in Italia si arriva a malapena a 2000000. Lui non potrebbe mai fare un film come quelli prodotti in America, semplicemente perché in Italia non è disponibile denaro in simili quantità. Inoltre in Italia il 90% dei film trasmessi sono americani, mentre negli Stati Uniti la proiezione dei film di altri Paesi, corrisponde a circa 1%, e questo dimostra soprattutto quanto noi valorizziamo poco il nostro cinema.

A conclusione dell’incontro i Sindaco Paliotta ha ringraziato Roberto Faenza per la sua presenza a Ladispoli, ha rimarcato quante volte Ladispoli abbia fatto da set cinematografico ed occupi un posto nella storia del cinema avendo avuto come cittadino Roberto Rossellini. Ha invitato quindi Faenza a venire ancora a Ladispoli, ancora alla “Melone” ha aggiunto il nostro preside, e magari usare la città come set per un suo nuovo film.

L’incontro è stato veramente molto interessante e per noi una grande emozione avere vicino e conoscere dal vivo il grande regista Roberto Faenza che ha condiviso le sue idee ed opinioni con noi ragazzi.