Incendio all'Olmetto, un cittadino: "Potrebbe esserci la mano della speculazione" • Terzo Binario News

Incendio all’Olmetto, un cittadino: “Potrebbe esserci la mano della speculazione”

Giu 5, 2022 | Ladispoli, Politica

“Senza tregua. La lotta alle fiamme non conosce soste. E mentre si cercavano di spegnere gli ultimi focolai, immediatamente si cerca di porre rimedio ai danni  e  ricostruire l’accaduto.

incendio olmetto monteroni (2)

Punto di partenza l’incendio divampato lungo l’olmetto e parte dei monteroni. Fiamme partite il 3 giugno 2022, sembrerebbe da un deposito attrezzi con all’interno due automobili ed una moto  e che prima di essere spente hanno divorato circa 10 ettari di vegetazione, raccolti e fauna.

Le persone che erano nella loro abitazioni salve per miracolo.

Chi era presente, accorso vista l’emergenza, ha cercato di domare le fiamme come poteva, in attesa dei soccorsi, con i loro trattori e attrezzi riuscendo ad arginare le fiamme che stavano  arrivando ad altre abitazioni e coltivazioni.

Gli stessi che hanno gestito l’emergenza, prima dell’arrivo dei pompieri, hanno avuto la sensazione che l’incendio non fosse partito da un solo punto.

Poi le evacuazioni e la distruzione.

Su questi aspetti dovranno far luce le indagini.

Le polemiche

Quasi a preannunciare il pericolo di incendi come accade ogni anno erano stati i cittadini delle zone colpite. Sollecitando interventi ed evidenziando situazioni di pericolo che con l’estate sembrano tornare ogni anno.

La presenza continua di rifiuti lasciati sulle terre di chi la terra la usa come sostentamento fanno di questa zona una “discarica a cielo aperto”.

L’amministrazione dovrebbe indagare anche su questo.

La conta dei danni

Il conto dei danni è molto salato. A ipotizzare una prima stima, partendo dal dato dei 10 ettari di terra ridotti in cenere e un patrimonio fatto di alberi secolari, vegetazione, case e aziende agricole andato perso e animali selvatici uccisi, come falchi, ricci, rospi, per non parlare della colonia felina che si trovava a nemmeno un metro dall’incendio, salva per miracolo.

Tutti gli animali sopra citati da anni vivevano, creando nel corso di decenni il proprio ecosistema, trovando ospitalità e creando le proprie tane e nidi tra gli alberi che circondavano il laghetto di proprietà dei contadini colpiti dall’incendio.

Il laghetto utilizzato per irrigare i campi.

Non solo danni ma anche pericoli imminenti con le prime piogge perché c’è il rischio geologico collegato agli effetti degli incendi perché nelle aree distrutte dalle fiamme e dove non c’è più il substrato il rischio di alluvioni è notevole.

Non c’è solo il risanamento ma anche la prospettiva. Non basta risanare un territorio così gravemente ferito nella sua identità paesaggistica, naturalistica, agricola, economica e sociale, le tragedie del 3 giugno deve indurre la politica a tracciare un nuovo *scenario* di armonia tra la presenza umana e la gestione del territorio e la salvaguardia del nostro immenso e prezioso patrimonio ambientale ma soprattutto a tutelare l’agricoltura punto di partenza di tutte le società civilizzate.

Speriamo che l’indagine porti a scoprire la reale responsabilità di tutto questo.

Molte domande affliggono i malcapitati delle zone colpite:

-Sarà stato realmente un incendio partito per caso oppure doloso?

Questa domanda risuona a causa dell’opera di cementificazione voluta nella zona interessata.

Spesso gli incendi, a posteriori, trovano una spiegazione, un senso, un suolo su cui forse si progetta altro.

A voi L’ardua sentenza…”

Filippo Gennaretti

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