“Un Coa (capo operaio autista) Ama è positivo al Covid 19, altri due sono in quarantena”. Così Natale Di Cola, segretario Cgil di Roma e Lazio, che a Terzo Binario ha commentato: “Ama è risultata impreparata a qualcosa che sarebbe accaduto prima o poi. È fondamentale agire in fretta con gli interventi, per evitare nuovi casi”.
I sindacati – in una lettera firmata da Giancarlo Cenciarelli FP CGIL ,Marino Masucci, FIT CISL, Massimo Cicco FIADEL e inviata il 12 marzo a Virginia Raggi, avevano chiesto interventi ben mirati: igienizzare con priorità assoluta mezzi e ambienti di lavoro;- chiudere uffici e attività operative non essenziali, prevedere un piano di servizi minimi garantiti, che richiedano l’utilizzo di minor personale, con apposita contrattazione aziendale, attivando tutti gli strumenti necessari per garantire i livelli stipendiali;- attivare lo smartworking in modo diffuso;- razionare i dpi, mascherine e guanti monouso in primis, per le attività che li prevedono da Dvr e per tutte quelle che impongono la promiscuità, ad esempio nell’utilizzo dei mezzi e in attività che comportano assembramenti, e quindi prevedere protocolli di sicurezza anti-contagio;- ripristinare l’utilizzo delle docce, risultando incomprensibile tale misura in assenza di interventi di igienizzazione degli ambienti di lavoro;
Ma anche predisporre un piano perentorio di frazionamento e controllo degli accessi negli ambienti di lavoro, procedure e regole chiare per le unità produttive;- distribuire i prodotti necessari e non lasciare al caso le forniture, tenuto conto del fatto che in questi giorni gli approvvigionamentI dei singoli posti di lavoro sono avvenuti tramite i responsabili con acquisti, in alcuni casi di prodotti inefficaci, e con un massimo di spesa di 9,90 euro.
Lo stesso Di Cola aveva notato: “L’Assordante il silenzio della sindaca Virginia Raggi sulla comprensibile apprensione dei lavoratori Ama e sulle ineccepibili richieste delle rappresentanze aziendali. Si continua a tentennare, non c’è un piano sui servizi essenziali, ad esempio legato alla riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Bisogna rallentare le attività, garantire servizi minimi, spingere l’acceleratore sul lavoro agile per ridurre il rischio di contagi”.
“Non sono stati nemmeno chiusi gli uffici non indispensabili – ha continuato Di Cola – né si è voluto raggiungere un accordo sulle gestione del personale. Per citare l’esempio più paradossale, i Cimiteri Capitolini sono ancora aperti al pubblico nonostante la loro frequentazione sia chiaramente vietata dal Dpcm dell’11 marzo”.
“Va applicato il protocollo sottoscritto oggi tra Governo e organizzazioni sindacali. Non abbiamo ricevuto i dati sullo smartworking né è chiaro come e a chi venga concesso. Non esiste un piano di sanificazione di tutti i mezzi aziendali e degli ambienti di lavoro – ha evidenziato Di Cola – ci risultano interventi, per altro molto tardivi, ma non viene data una road map. Non ci sono protocolli e assistiamo increduli a scene di quotidiana irresponsabilità – continua la nota – con mezzi leggeri occupati da tre operai o pulmini aziendali impiegati a pieno carico come se fossimo in una fase ordinaria. Gli operai lavorano nell’incertezza subendo per giunta l’incomprensibile punizione della chiusura delle docce“.
“In Ama é il caos. Lo ripetiamo. Siamo sbalorditi da questa sciatteria – concludono Cgil ed Fp – e iniziamo a credere di essere i soli a voler difendere la tenuta dei servizi nella Capitale d’Italia”.
L’Azienda, con un comunicato rilanciato nella serata di martedì 17 marzo, ha raccontato: “Allo stato attuale, Ama è ancora in attesa di comunicazioni ufficiali delle autorità sanitarie preposte sul caso di sospetto positivo al Coronavirus, un preposto di autorimessa presso lo stabilimento aziendale di Rocca Cencia. Il dipendente in questione era già assente dall’azienda per malattia dallo scorso 9 marzo. Al momento esiste solo questo caso attenzionato e non c’è nessun dipendente per il quale sia stata disposta la quarantena.
“L’azienda si è comunque immediatamente attivata, sanificando l’ufficio presso il quale prestava servizio di norma il capo autorimessa e tutti i locali dello stabilimento, compresa l’area “badge”. Per ulteriore precauzione, è stata subito disposta una nuova igienizzazione delle cabine dei compattatori per la raccolta presenti nella struttura, che erano già stati igienizzati come da programma alcuni giorni fa”.
“A tutela dei propri lavoratori, Ama ricorda di aver attivato per tempo una serie di misure di prevenzione, peraltro illustrate alle rappresentanze sindacali negli incontri svolti, che sono perfettamente in linea con quanto stabilito dai 3 ultimi DPCM, incluso l’ultimo dell’11 marzo, relativamente alle parti – articolo 1, comma 7 lettera D e comma 8 – che riguardano l’azienda. Tra le misure che sono state già adottate: la sanificazione di tutti i mezzi pesanti e leggeri utilizzati per la raccolta dei rifiuti, delle officine, dei magazzini, degli ambienti di lavoro di stabilimenti, impianti, cimiteri e sedi di zona; lo scaglionamento e adeguamento dei turni in entrata e in uscita dalle sedi operative; è stata fornita la dotazione per igienizzare, a cura degli stessi operatori, le parti sensibili interne dei mezzi ad attacco e a fine turno. Ama è impegnata ininterrottamente per adeguare le misure di protezione all’evolversi della situazione nell’esclusivo interesse dei lavoratori e della collettività”.
