“Il sindaco di Civitavecchia è il presidente dell’Assemblea dei sindaci della Asl e ha un ruolo fondamentale. E se la sanità civitavecchiese è da serie B la colpa non può essere che della politica e dei sindaci che hanno amministrato finora la città”. È con questo sillogismo che il candidato sindaco Mauro Guerrini e il candidato di “Un’altra città è possibile”, Giuseppe Tagliaferri, primario della Radiologia del San Paolo, hanno presentato la loro analisi sul sistema e la situazione della sanità locale.
“È chiaramente mancata un’interfaccia adeguata – ha detto Tagliaferri – tra le esigenze della popolazione e i centri decisionali romani e locali. Se è almeno in parte comprensibile la sperequazione tra Roma e le province, non è accettabile una diversità di trattamento tanto forte tra le stesse province. Viterbo, per esempio, ha la stessa popolazione della RmF, ma ha quattro ospedali, mentre noi ne abbiamo due, uno dei quali, quello di Bracciano, in dismissione. Il San Paolo poi non ha un numero di posti letto in linea con i parametri di legge (ha 150 posti letto e ne dovrebbe avere almeno 200), il suo personale è fortemente ridotto, di pomeriggio è impossibile essere visitati da un otorino o un oculista”.
Tagliaferri ha parlato anche del suo reparto: “A Viterbo ci sono 30 radiologi, qui ne abbiamo 18 per tutta la Asl. Inoltre tra non molto entrerà in funzione la Risonanza magnetica; è sicuramente un fatto positivo, purtroppo accompagnato da due considerazioni un po’ amare: la RmF è l’ultima Asl del Lazio a dotarsi di una RMN, e poi come potremo gestirla senza personale?”. La conclusione di Tagliaferri è stata che è ora di prendere il toro per le corna e spingere le autorità regionali a un riequilibrio delle forze sul territorio, tenendo ben presente che “ulteriori tagli sulla sanità civitavecchiese non sono consentiti perché già a livello di emergenza”.
“Per fare questo – ha aggiunto Guerrini – occorre una politica nuova, che rompa con gli schemi e gli interessi di corto, cortissimo respiro del passato, che ponga al centro di tutto la sanità pubblica e veda il privato come supporto, e non viceversa”.

