Continua la querelle tra la difesa dei Ciontoli e di Viola Giorgini sul caso sollevato dal giornalista Carmelo Abbate. Dopo gli scambi tra il giornalista ed i legali entra nella discussione la famiglia Vannini e lo fa attraverso il cugino di Marco, Alessandro Carlini. Il pensiero del ragazzo e della famiglia compare sul gruppo Facebook “Verità e Giustizia”. Un messaggio quello di Alessandro che esprime chiaro dissenso nei confronti del pensiero dei legali. Di seguito la nota.
Alessandro Carlini – Non avrei mai immaginato gli avvocati Miroli e Messina si mettessero a polemizzare con i giornalisti e, tra l’altro, facendo finta di alzare la voce ma, in realtà, mettendo in atto una clamorosa melina. Dicono che la verità verrà fuori (ancora?), che nella nostra Costituzione esiste la presunzione di innocenza, basta con il giustizialismo e Bla, Bla, Bla…
Il dr. Abbate non ha certamente bisogno di essere difeso da me, ma devo dire che lui si è limitato a dire quello che si dice in tutta Italia e non solo nei salotti televisivi. Abbate si è sempre dimostrato molto attento e documentato e non a caso ha incalzato gli avvocati con domande precise alle quali loro si sono ben guardati di rispondere. In particolare, Abbate è quello che da sempre ha intuito la posizione strategica di Viola in questo processo e, per esempio, ha fatto notare la stranezza che fosse difesa dagli stessi avvocati dei Ciontoli, quasi a tenerla prigioniera della logica del branco. E quando ha fatto notare che era molto strano anche che non avesse chiesto il patteggiamento, chiaramente ha toccato un nervo scoperto. Tutti si chiedono, infatti, cosa avrebbe potuto dire Viola di fronte ai giudici della corte d’assise sentita come testimone. Certamente non le favolette che ha raccontato come indagata al pubblico ministero: io non mi sono accorta di niente mi fidavo di Antonio Ciontoli, eccetera eccetera. Magari ci avrebbe anche spiegato il significato dell’espressione ” parare il culo”. A chi e perché?
Io non credo che Abbate voglia ancora rispondere a chi alza la voce senza dire nulla e polemizza sul nulla con un giornalista senza invece nemmeno fiatare nei confronti all’avvocato Taormina, che, in pratica, li aveva apostrofati come come quelli che si erano fatti fregare facilmente dalla madre della vittima.
Io invece non posso tacere. La famiglia Vannini non può tacere di fronte all’incredibile affermazione finale degli avvocati dei Ciontoli, che dicono di cercare la verità (ancora?) perché lo debbono soprattutto a Marco. La verità per Marco la cerca Lei, avvocato Miroli? Ma si ricorda di aver detto nella sua arringa che Antonio Ciontoli aveva raccontato anche a lei un sacco di frottole? Io ho sentito con le mie orecchie e francamente Lei non mi sembra il massimo per cercare la verità per Marco. Io non ce l’ho con lei ma le vorrei ricordare che con quella frase finale è stato superato il limite della decenza. Le faccio notare che l’unico far west che ho notato è avvenuto in casa Ciontoli e l’unica vittima è stato mio cugino Marco, non certo i vostri assistiti, colpevoli soli presunti, liberi come uccellini e preoccupati solo del “danno economico allucinante” che gli ha provocato “questa cosa”. L’avete scoperto solo ora che Marco ha sofferto ed è morto così tragicamente? E chi ve l’ha detto: i Ciontoli? Però, come dite voi, “non l’ha voluto NESSUNO”. Certo, i Ciontoli non l’avrebbero voluto, se non si fosse trattato di salvare la loro casa, il loro lavoro, i loro soldi e, in altre parole – come dice Viola – il loro culo.
Per favore, tacete!
