“Su larga parte del territorio cittadino vengono da oltre 5 anni imposti ingiusti gravami che bloccano il mercato immobiliare di ampie aree, danneggiano il comparto edile, gli studi professionali di settori correlati come architetti ed ingegneri, le agenzie immobiliari e rallentano l’economia cittadina ridotta allo stremo già prima del Covid-19.
Anche molta parte della cittadinanza risente dato che più di 5000 famiglie si vedono colpite nei propri averi più cari, quale la disponibilità della propria casa, come si è più volte messo in evidenza negli incontri e nelle comunicazioni attinenti alla problematica degli usi civici.
Se tutto questo fosse dovuto a giusti vincoli, pur se oneroso, si potrebbe sopportare, per rispetto della legalità , ma documenti inoppugnabili dimostrano che tutta Tenuta delle Mortelle, e quindi la gran parte dei terreni indicati come demaniali nelle perizie dell’U.A., è allodiale fin dal 1827, come si evince dalla sentenza 66/2019 del Commissario agli usi civici che libera totalmente da vincoli una specifica particella, ma nella motivazione sposa la tesi del CTU che, sulla base della documentazione che da tempo andiamo illustrando, dimostra come sono allodiali territori ben più ampi.
Ripercorrendo in sintesi la lunga storia degli usi civici sul nostro territorio si vede come la Regione Lazio abbia contribuito pesantemente a creare questa situazione con le sue posizioni ambigue ed a volte addirittura conniventi con le tesi di una U.A. scellerata che continua a vessare i concittadini che dovrebbe invece tutelare. Infatti la sentenza 19 del 1990, che supporta tutto questo disastro, già discutibile nel suo svolgimento, non è stata neppure rispettata nel suo dispositivo”…accerterà preventivamente per quali parti siano avvenute le sdemanializzaioni” né per quanto la normativa, art.28.1 legge 1776/’27, stabilisce per la validazione “Gli atti compiuti dagli assessori non saranno validi senza l’approvazione del Commissario”. Inoltre le notifiche, circa i terreni ritenuti gravati nelle perizie, sarebbero dovute pervenire ai cittadini interessati perché questi potessero difendersi ed infatti la sentenza continua affermando che lo stesso assessore agli usi civici per la Regione Lazio “accerterà, altresì, i dati catastali di tali terre provvedendo, altresì, ad identificare gli attuali possessori” (quelli del 1990). Nulla di tutto questo è stato fatto ed anzi la sentenza del 1990, rimasta ferma per 23 anni e quindi priva di validità verso terzi, è stata rivitalizzata proprio dalla Regione Lazio che con la determinazione dirigenziale A07844/2013 recepisce la perizia dell’arch. Rossi.
Questa vicenda degli usi civici a Civitavecchia è veramente un susseguirsi incredibile di forzature e vere e proprie illegalità la cui illustrazione potrebbe continuare a lungo, ma che riteniamo opportuno limitare a quanto esposto per passare al tema specifico del presente scritto.
Vorremmo infatti oggi rappresentare la nostra preoccupazione circa il carteggio che si sta producendo tra U.A. e gli uffici regionali competenti. Ci riferiamo in particolare alle lettere dell’U.A. prot . 633 del 10/03/2020 , prot. 838 del 14/04/2020e alla lettera della Regione Lazio prot. 823 del 10/04/2020. In tale corrispondenza l’ U.A. sollecita la validazione della perizia Monaci nonostante le 1221 opposizioni dei cittadini a tale ricognizione catastale. Motiva la richiesta sulla base del fatto che le opposizioni si riferirebbero alla sentenza 19 del 1990 e non alla perizia stessa alla quale solo pochi si opporrebbero ed a questi l’U.A. avrebbe già risposto. Nulla di più falso in quanto le opposizioni fanno riferimento alla mancata considerazione, nella perizia stessa, della nuova documentazione storica sopra menzionata che, se considerata, potrebbe già risolvere la situazione, come del resto suggerito nell’aprile scorso dallo stesso Commissario agli usi civici con un verbale, purtroppo rimasto disatteso, che invitava le amministrazioni competenti Regione, Comune e U.A. ad una soluzione amministrativa. Inoltre U.A. mette in evidenza nelle lettere come la richiesta di validazione della perizia Monaci non riguardi tutti i terreni, ma, non vogliamo approfondire per quali reali motivazioni, soltanto quelli ritenuti allodiali nella perizia stessa ed in particolare si menzionano i terreni portuali. A completamento del quadro relativo al comportamento dell’U.A. precisiamo che, nonostante le ripetute lettere di divieto da parte degli uffici competenti della Regione (lettera prot. 633 del 10/03/2020, prot. 823 del 10/04/2020) circa l’utilizzo della perizia Monaci per le certificazioni, l’U.A. a firma del suo Presidente, continua alla data del 14 aprile ad emettere certificazioni su quella perizia, vedasi nota 839 con la quale si attestava la demanialità di un terreno situato nel Comune di Civitavecchia (fg. 16 part. 457 sub. 503).
Veramente preoccupante è però quanto affermato nella menzionata lettera degli uffici regionali prot. 823 del 10/04/2020. Infatti, oltre a ribadire all’U.A. che il lavoro sulla perizia Monaci “è tuttora in divenire” , con un comportamento che definiremmo connivente (sicuramente propiziato dall’appartenenza dei due Enti allo stesso colore politico), asserisce più avanti che : ” Tuttavia, stante la necessità di dare seguito all’iter amministrativo avviato con determinazione G 1938/2019, si comunica che verrà perfezionato il procedimento con la determina dirigenziale di esecutività in conformità di legge” . Questa decisione darebbe credito alle tesi del perito Monaci, che tra l’altro non è perito istruttore per la Regione Lazio, e non a quelle del CTU o del dott. Alebardi, perito del Comune, che hanno redatto perizie sicuramente non di parte. D’altra parte lo stesso perito Monaci dichiara nella sua perizia la necessità, in questo tipo di ricognizioni, di aggiornamenti sulla base di nuova documentazione, ma non è mai stato incaricato di considerare la nuova documentazione presa in esame dal CTU nella sentenza 66 del 2019.
E tutta questa contrattazione avviene con una Amministrazione dell’U.A. ormai decaduta, infatti ci permettiamo di ricordare che ai sensi dell’art. 8, comma 2, dello Statuto, la durata in carica del C.d.A è di 5 anni e le elezioni per il rinnovo dell’esecutivo avrebbero dovuto essere indette, per la giornata di domenica 19 aprile 2020, in data 5 marzo, cioè 45 giorni prima, come previsto dall’art. 18, comma 1, del DPR 507/1960, normativa questa espressamente richiamata dallo Statuto della Università Agraria.
Da quella data l’esecutivo dell’U.A. avrebbe dovuto “adottare esclusivamente atti di ordinaria amministrazione ed atti urgenti e improrogabili” come previsto dall’art.8, comma 1, dello Statuto . Infatti il DPCM con le misure restrittive è del 9 marzo, quindi successivo al 5 marzo, per cui le elezioni avrebbero dovuto essere indette, anche se poi si sarebbero dovute dilazionare a causa dell’aggravarsi della situazione sanitaria. A completare il quadro il presidente dell’U.A. deve ormai ritenersi decaduto in quanto, avendo il compito da statuto di indire le elezioni e, non avendolo fatto, secondo l’art. 5, punto 10 dello Statuto stesso perde addirittura la qualifica di socio. Quanto appena illustrato è dettagliatamente rappresentato in una proposta di deliberazione da parte di 4 Consiglieri dell’U.A.che stanno anch’essi lottando per far rispettare almeno le norme statutarie. A fronte di questa situazione il Comitato Esecutivo dell’U.A. con delibera 16 del 16/04/2020 dispone di incaricare una commissione, ancora da individuare, per “la predisposizione del testo di regolamenti destinati a disciplinare le procedure relative a elezioni degli organi rappresentativi dell’Ente” ed assegna a questa commissione 120 giorni per il lavoro. A giustificazione di tale comportamento dilatorio viene richiamata la legge 168 del 2017 , ma non si tiene assolutamente conto che l’attuale Statuto dell’U.A. è già stato rivisto nell’ottica di tale legge, tra l’altro dietro compenso di 4000 euro al legale dell’U.A. stessa ( delibera 25 del 16/07/2018).
La cosa più grave è che con la citata deliberazione n.16 viene fatto un maldestro ed illegittimo tentativo di rinviare per parecchi mesi lo svolgimento delle elezioni per il rinnovo degli organi statutari, a prescindere dalla attuale emergenza sanitaria, affermando che “atteso il mutamento della natura giuridica dell’Ente conseguito alla emanazione della legge nazionale 168 del 2017 e specificamente alle norme contenute nell’art.1, comma 2, di detta legge, lo svolgimento delle prossime elezioni è condizionato alla previa approvazione di un regolamento che disciplini in aspetti di dettaglio il procedimento elettorale in conformità alla normativa generale sopravvenuta”.
L’estensore della delibera e gli Amministratori che la hanno votata fanno finta di ignorare che l’Ente ha già provveduto ad adeguare alla legge 168/2017 il proprio Statuto che nel testo attualmente in vigore (si ripete, aggiornato alla legge 168/2017) prevede che, in mancanza del regolamento che disciplini gli aspetti di dettaglio del procedimento elettorale, si applicano le disposizioni del DPR 570/1960 e l’art. 71 del D.Lgs. 267/2000 (art.6, comma 1).
Pertanto, non esiste alcun vuoto normativo che possa aver impedito al Presidente di emettere l’atto di indizione delle elezioni, che sarebbero poi state rinviate fino alla cessazione della emergenza sanitaria, e la sua inerzia si configura come grave atto omissivo che deve essere adeguatamente sanzionato.
Mentre stiamo procedendo per vie legali per far rispettare i diritti della collettività ai più alti livelli del ns ordinamento giudiziario, chiediamo con la presente di bloccare l’approvazione della Perizia Monaci, poiché questo atto suonerebbe come una ulteriore beffa per i cittadini che, nell’avallare la perizia Monaci per i soli terreni allodiali, in particolare per quelli portuali, vedrebbero oltretutto difeso il diritto di pochi e influenti cittadini e trascurato quello dei molti che da anni si battono per i propri diritti. L’approvazione nei termini detti rappresenterebbe, inoltre, un comportamento a dir poco pilatesco da partedi una Regione di centro sinistra che si è presentata ai propri elettori come baluardo a difesa dei più deboli e rischia di perdere quel che resta nell’immaginario collettivo della propria, già sbiadita, immagine.
Chiediamo, inoltre, alla Regione Lazio di intervenire, per quanto di competenza, affinchè venga posto rimedio al grave attacco alle regole che disciplinano l’attività dell’Ente, posto in essere dagli attuali Amministratori della Università Agraria, allo scopo di consentire al corpo elettorale di scegliere democraticamente gli Organi statutari.
Vittorio Petrelli
