È successo di tutto a Casal Bruciato, Municipio IV. Nella giornata di domenica 7 aprile una famiglia rom, a cui era stata assegnata regolarmente una casa popolare in via Cipriano Facchinetti, ha dovuto fare dietrofront. Una volta sul posto, hanno trovato la serratura cambiata. Così, è stato contattato un fabbro. Ma a quel punto un gruppo di residenti si è opposto: tra proteste e cassonetti in mezzo alla strada, i nuovi arrivati hanno dovuto desistere. Oggi 8 aprile nuove polemiche a cui si è aggiunto il tentativo di una ragazza, Noemi, di occupare casa insieme al figlio di sei mesi. Il dirigente del commissariato Sant’Ippolito, dopo una trattativa, ha convinto la giovane a lasciare l’alloggio.
Fabrizio Montanini – del Comitato Beltramelli-Meda-Portonaccio – nel frattempo ha commentato: “È pronta la tenda per Noemi, il suo compagno e il bambino di 6 mesi sfrattati questa mattina a Casal Bruciato”.
“Dopo Torre Maura, oggi siamo a Casal Bruciato in sostegno della protesta dei residenti del quartiere contro l’assegnazione di una casa popolare ai rom che è stata impedita”. Lo ha fatto sapere Davide Di Stefano, responsabile romano di CasaPound. “È inammissibile – ha continuato Di Stefano – che famiglie italiane col massimo punteggio in graduatoria ed in attesa da anche dieci anni di una casa popolare, vengano scavalcate da rom e stranieri. Questo è il vero razzismo ma i romani non sono più disposti a subire e noi siamo con loro. Mercoledì – conclude Di Stefano – saremo in piazza a Casalotti, in un altro quartiere popolare, dove vogliono trasferire i rom di Torre Maura”.
“Gli uffici del Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale hanno preso contatto con la famiglia a cui è stato legittimamente consegnato venerdì 5 aprile un alloggio popolare in via Cipriano Facchinetti: la famiglia ha sporto regolare denuncia per minacce subite nella giornata di ieri e gli uffici competenti sono impegnati nel trovare una soluzione al fine di tutelare la famiglia e il rispetto delle norme”. Così il Campidoglio in una nota.
“Le assegnazioni delle case di Edilizia Residenziale Pubblica vengono effettuate esclusivamente e scrupolosamente in base alla disponibilità degli immobili e all’ordine delle graduatorie, escludendo qualsiasi discriminazione, possa essere essa di etnia, credo o religione. Le graduatorie rispettano i dettami della normativa regionale vigente e sono stilate in base ai criteri stabiliti nel bando comunale, che è stato emanato nel 2012”.
