Vaccini, Zingaretti: "Ecco perché il modello Lazio funziona" • Terzo Binario News

Vaccini, Zingaretti: “Ecco perché il modello Lazio funziona”

Mar 30, 2021 | Nazionali, Regione Lazio, Sanità

Sui vaccini nel Lazio parla il governatore Nicola Zingaretti. «Non c’è dubbio: la scelta di dare una priorità assoluta al tema anagrafico, all’età e alle persone con fragilità. C’è una motivazione etica dietro questa scelta, innanzitutto».

Nicola Zingaretti spiega così, in un’intervista al Corriere della Sera, il ‘segreto’ del primato del Lazio nelle vaccinazioni anti Covid. «Abbiamo deciso – aggiunge – di vaccinare per fasce d’età e in tre grandi comparti: sanità, formazione, e sicurezza.

Il modello Lazio

Tutto ciò ci ha permesso di aprire ora alle prenotazioni dei 68- 69enni: abbiamo già 65 mila richieste, prosegue Zingaretti sui vaccini.

Ma resta un elemento di difficoltà nella programmazione – ammette il presidente del Lazio – soprattutto per i vaccini che hanno il richiamo, e che è legato alla certezza delle forniture.

Soprattutto quando i numeri cominciano a essere importanti. Nel Lazio arriviamo a un milione di vaccinati. Quindi ora per noi è molto importante che i rifornimenti abbiano dei flussi regolari e che le case farmaceutiche non facciano scherzi perché altrimenti la campagna vaccinale rischia».

Le regioni

Quanto alla possibilità degli acquisti regionali di vaccini e alla tensione tra Stefano Bonaccini ed Enzo De Luca, Zingaretti afferma: «Io credo che una volta che Ema e Aifa abbiano validato un vaccino debba essere lo Stato ad acquistarlo. Così si ottengono più trasparenza e una dimensione maggiore degli acquisti.

La produzione

Quello che trovo molto importante, e lo dico da mesi, è che si lavori pancia a terra anche sulla produzione industriale dei vaccini. Noi sappiamo che ci sono miliardi di esseri umani che giustamente richiedono e rivendicano un accesso ai vaccini.

Mettiamo in produzione i vaccini in qualsiasi sito del mondo questo sia possibile e ci sia un approvvigionamento che dà certezze perché altrimenti si rischia di determinare quelle vecchie discriminazioni che sostanzialmente avvantaggiano i più forti».

I centri vaccinali

«Abbiamo pronta la rete dei grandi hub vaccinali, ognuno dei quali può arrivare fino a tremila vaccini al giorno. Abbiamo iniziato la sperimentazione notturna all’hub di Fiumicino e abbiamo quattro nuove prossime aperture: un hub a Tor Vergata sotto la vela di Calatrava, uno negli studi di Cinecittà, uno dentro un centro commerciale a Porta di Roma e uno all’Auditorium della Tecnica di Confindustria all’Eur.

Rete e farmacie

In più ci sono 1.500 farmacie che sono pronte per l’inoculazione, 120 centri vaccinali sparsi nel territorio e i medici di medicina generale».

«La rete è pronta – dice ancora – ma dobbiamo aver la certezza delle consegne delle dosi di vaccino. Quello che non ci si aspettava, come ha detto anche Draghi, erano i buchi e gli slittamenti delle forniture da parte delle grandi aziende farmaceutiche.

Le riaperture

Quello è stato l’elemento che ha rischiato di mettere in difficoltà la procedura. Piuttosto, e mi sembra che Draghi lo abbia ribadito, bisogna far arrivare i soldi dei ristori e dobbiamo sapere che potremmo aver bisogno di un’altra iniezione di liquidità perché non possiamo permetterci la desertificazione delle piccole e medie imprese, dei negozi al dettaglio e della ristorazione.

Ma fare finta che il virus non esiste per fare ripartire l’economia vuol dire condannare queste attività economiche alla morte certa perché significa far rialzare la curva epidemiologica».