“Pensare alle situazioni disastrose che ci aspettano sempre di più nel futuro e attivarci con
programmi di adattamento e di contrasto, intervenendo sulla transizione ecologica.
Acquisire aree verdi, realizzare parchi e boschi urbani, piantare alberi, destinare gli
standard urbanistici al verde pubblico”.
Le parole pronunciate dal consigliere Cesarini (5 Stelle) nel consiglio comunale del 26
giugno sono condivisibili. Ma proprio perché lo crediamo, non possano restare un
esercizio retorico.
La crisi climatica non si affronta con dichiarazioni di principio. Si affronta assumendo
decisioni amministrative, destinando risorse, rompendo l’inerzia che da decenni
caratterizza la gestione del territorio, e non certo con improbabili progetti integrati che
consumano suolo e vanno nella direzione opposta.
Gli incendi del 21 e del 23 giugno, divampati a ridosso dell’abitato e alimentati dalla
vegetazione secca e dall’abbandono di numerose aree, dimostrano che il problema non è
il cambiamento climatico in astratto, ma l’assenza di una politica di prevenzione all’altezza
della sfida.
A Tarquinia esistono da anni aree destinate a verde pubblico o ad attività ludiche e per lo
sport e il tempo libero, parcheggi e servizi che avrebbero dovuto essere acquisite al
patrimonio comunale e invece continuano a rimanere formalmente in capo ai lottizzanti.
Nel frattempo, diventano sterpaglie, luoghi di degrado e potenziali focolai d’incendio.
In tutti i quartieri, su tutto il territorio i cittadini convivono con strade degradate,
illuminazioni insufficienti, aree verdi incolte e spazi pubblici lasciati per lunghi periodi
all’abbandono. È il risultato di una precisa scelta politica: quella di rinviare, anno dopo
anno, decisioni che avrebbero dovuto essere assunte da tempo.
Per questo riteniamo, noi di Sinistra Italiana, che il Comune debba procedere, senza ulteriori
Rinvii, all’acquisizione delle aree previste dagli standard urbanistici. Continuare a limitarsi a
ordinanze nei confronti dei proprietari significa rincorrere i problemi.
Colpisce, inoltre, che nel dibattito consigliare Cesarini abbia contrapposto la scelta di
esercitare il diritto di prelazione, per salvaguardare un bene storico del Quattrocento,
all’investimento nelle politiche di adattamento climatico.
È una contrapposizione che respingiamo con decisione. La tutela del patrimonio storico e
culturale e la transizione ecologica non sono alternative tra cui scegliere. Sono due facce
della stessa idea di città. Una comunità che decide di investire per la conservazione della
propria storia e, allo stesso tempo, per la qualità dell’ambiente urbano, per la sicurezza dei
quartieri, per il verde pubblico, costruisce il proprio futuro, senza rinunciare alla propria
identità.
Questa è, da sempre, una visione di sinistra del governo della cosa pubblica: considerare
patrimonio culturale e patrimonio ambientale beni comuni da difendere con la stessa
determinazione, perché entrambi producono qualità della vita, coesione sociale e
interesse collettivo.
Serve coerenza! Se davvero si ritiene che la transizione ecologica sia una priorità, occorre
dimostrarlo con gli atti amministrativi e con le scelte di bilancio. Se davvero si ritiene che il
patrimonio storico sia un bene da preservare, occorre avere il coraggio di esercitare gli
strumenti che la legge mette a disposizione degli enti pubblici.
Le parole sono molto importanti. Ma ancora più importanti sono le decisioni.
È sulle decisioni, non sulle dichiarazioni che si misurano la credibilità di un’amministrazione e
la qualità della sua visione politica.
“Chi considera la cultura un lusso e l’ambiente un costo non ha una visione del Futuro –
ribadisce con fermezza il consigliere Rosati – La sinistra, al contrario, sa che la tutela del
patrimonio storico e quella del patrimonio naturale sono investimenti sul bene comune. È
questa la differenza tra amministrare l’esistente e governare il cambiamento”.
La Segreteria del Circolo di Sinistra Italiana “Luigi Daga” di Tarquinia
