“Vendere una parte delle quote Acea, privatizzare i trasporti, la raccolta dei rifiuti e la pulizia delle strade, licenziare i dipendenti delle società comunali in perdita (vedi Atac), messa in liquidazione delle aziende che non erogano servizi pubblici, estensione dei vincoli del patto di stabilità, sulle assunzioni e sull’acquisto di beni a tutte le partecipate”.
Questo è il contenuto dell’emendamento collegato al Decreto legge salva-Roma (che va approvato entro fine anno), qui riportato come uscito sul Corriere della Sera on line, proposto dalla senatrice di Scelta Civica (ex Margherita), Linda Lanzillotta e approvato dalla commissione Bilancio del Senato con una «strana» maggioranza composta da PD, M5S e Lega.
La portata della norma, qualora approvata, è dirompente di per se (riteniamo superfluo spiegare il perché), ma nel caso di Acea, l’emendamento è oltremodo chiaro, in quanto si parla di «dismissione delle quote di società quotate in Borsa, limitandosi a mantenere la quota di controllo»; ciò vuol dire che in Acea il Comune di Roma scenderebbe dal 51% al 30%.
Già giungono notizie di una vera e propria sollevazione nel centro sinistra romano e in particolare nel PD, che sulla questione ingaggiò una vera e propria battaglia contro Alemanno quando voleva vendere il 21% delle quote di Acea. “E’ il minimo che può avvenire”, ci viene da commentare.
Se qualcuno aveva dei dubbi sulle reali intenzioni dei privatizzatori dell’acqua è servito. Come chi ancora si ostina a sostenere che Acea è una società pubblica e, trincerandosi dietro questa patetica foglia di fico, vorrebbe cedere ad Acea Ato 2 il servizio idrico integrato di Civitavecchia.
Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi.
Come volevasi dimostrare, appunto: intanto saremmo curiosi di sapere cosa ne pensano gli altri partiti di centro sinistra.
La Segreteria di Sinistra Ecologia Libertà di Civitavecchia
