Dal primo gennaio 2026 la centrale di Torre Valdaliga Nord è entrata ufficialmente in riserva fredda.
L’impianto, che non produce più energia, è stato tuttavia classificato dal Governo come infrastruttura strategica per la sicurezza nazionale, in linea con l’ipotesi avanzata dal ministro Pichetto Fratin per i poli energetici di Civitavecchia e Brindisi.
Una scelta che, al di là della dimensione tecnica, sposta il discorso su un piano economico e politico che riguarda da vicino il territorio di Civitavecchia.
Fabio Angeloni, ex componente del CdA dell’Osservatorio Ambientale, analizza l’impatto di questa decisione con un approccio basato sui numeri. A suo giudizio, il cambio di status della centrale modifica radicalmente lo scenario: non si tratta più di un sito industriale dismesso, ma di un presidio strategico utile a garantire stabilità energetica al Paese.
“Il paradosso – osserva – è che l’impianto non produce elettroni, ma serve a evitare che l’Italia resti al buio. Se il territorio svolge questo ruolo di protezione, deve essere lo Stato a riconoscerne il valore economico. Non si può pretendere che il costo della sicurezza nazionale ricada sui cittadini di Civitavecchia”.
In questo contesto, il rapporto con Enel cambia sostanzialmente. Secondo Angeloni, l’azienda non è più la vera controparte negoziale, ma un soggetto che, come il Comune, subisce un vincolo imposto dalle scelte del Governo. L’interlocutore principale diventa lo Stato, chiamato a garantire la copertura finanziaria di questo vincolo e a definire un sistema stabile di compensazioni per il territorio.
Sul piano fiscale, l’eredità più pesante è determinata dalla legge sugli “imbullonati”, che ha escluso turbine e caldaie dalla rendita catastale, riducendo il gettito IMU per il Comune. Una perdita che nel tempo è stata in parte compensata da una convenzione con Enel, pari a circa sei milioni di euro l’anno, oggi venuta meno con l’arresto della produzione. Le strutture della centrale continuano a occupare un’ampia porzione di territorio, impedendo nuovi progetti di utilizzo e rallentando la riconversione industriale dell’area. “Senza quei fondi – ricorda Angeloni – il Comune ha dovuto alzare l’IRPEF fino allo 0,8%. È una misura di emergenza, ma non può diventare la norma”.
Nel frattempo, Enel avrebbe chiesto al Governo circa 60 milioni di euro annui per garantire la manutenzione e la disponibilità della Riserva Fredda, in un quadro di costi complessivi per le centrali a carbone italiane stimato intorno ai 70 milioni l’anno. Angeloni propone che una parte di queste risorse, pari al 15%, venga riconosciuta al Comune di Civitavecchia come Canone di Occupazione e Disponibilità Strategica dell’Asset, vale a dire circa 9 milioni di euro l’anno, quale remunerazione del “fattore suolo”. “Non si tratta di un rimborso – spiega – ma della giusta remunerazione per il costo opportunità che il territorio sopporta. Quei cento ettari bloccati dal vincolo ministeriale sottraggono spazio a investimenti in logistica, energie rinnovabili e idrogeno. Lo Stato deve risarcire non solo il tempo, ma anche i ricavi fiscali che la città sta perdendo”.
A pesare sul futuro resta poi il tema dello smantellamento dell’impianto. La fase di dismissione, spiega Angeloni, sarà una delle più delicate dal punto di vista ambientale, tanto che lo smontaggio rischia di rivelarsi più complesso della fase di costruzione. Per affrontarla, indica la necessità di un Fondo per la Dismissione Programmata e Sostenibile, da inserire nei pacchetti governativi, e di opere in grado di ridurre l’impatto ambientale, privilegiando soluzioni logistiche via mare e una pianificazione graduale delle attività.
Sul versante istituzionale, il sindaco di Civitavecchia ha già chiesto un Tavolo urgente al Governo per discutere il futuro di Torre Valdaliga Nord, collegando la questione della “riserva fredda” al destino economico e occupazionale di oltre 50 mila cittadini. Al Tavolo interministeriale dedicato alla transizione dell’area, sono stati avviati percorsi su accordo di programma, ZLS e valutazione dei progetti di riconversione, ma molto resta da definire in termini di tempi, risorse e garanzie. In questo quadro, Angeloni sintetizza la sua posizione: “Civitavecchia sta offrendo al Paese un servizio, e come ogni servizio strategico deve essere remunerato. Al Tavolo interministeriale non si parli di sogni o promesse future, ma di risarcimenti reali, di canoni di occupazione e di risorse economiche che permettano alla città di sostenere la propria”.
