di Francesco Scialacqua
Una domanda su Piazza Grande meriterebbe una risposta chiara per i cittadini di Ladispoli, ma anche e soprattutto per degli imprenditori che si mettono in gioco nella loro impresa: il piano integrato approvato dalla precedente amministrazione è legittimo o no?
Solo rispondendo a questa domanda sarà possibile dire se il comune di Ladispoli sta trattando una resa oppure sta lavorando per un nuovo piano integrato.
Ieri tramite i social il sindaco Grando si è lanciato in una precisazione sul termine utilizzato in un nostro articolo, il termine “trattare la resa del comune”. Un termine poco gradito, ma che per le informazioni rese note finora è del tutto legittimo.
LA LEGITTIMITA’ DEL PIANO
Il nostro giornale ha seguito la vicenda Piazza Grande fin dagli albori. Era il 2015 quando mettemmo in dubbio i conti del piano integrato e circa due anni dopo la Guardia di Finanza giunse alle stesse nostre conclusioni, le stesse per le quali il pm ha deciso di inviare avvisi di garanzia ad imprenditori e funzionari comunali oltre che ad alcuni amministratori. Ma in tutta questa vicenda le nostre osservazioni non hanno mai messo in luce eventuali illegittimità sull’iter, semmai sui conti approvati.
Fu poi il sindaco Grando ad agosto a sospendere il piano integrato proprio perché ravvisate illegittimità. Tra queste ad esempio il fatto che il PRG generale non consentirebbe standard per la realizzazione di nessun piano integrato. Sempre ad agosto per lo stesso ragionamento si era messo in dubbio anche il piano integrato di Punta di Palo. L’illegittimità della procedura (per quelli che prima erano definiti problemi insormontabili, ora declassati dallo Grando “cavilli”) sarebbe stata infine certificata con la revoca delle autorizzazioni a costruire e dell’approvazione del piano fatta dal dirigente Passerini. E’ proprio alla revoca del piano che Piazza Grande si è opposta al TAR la cui sentenza è attesa per maggio.
Improvvisamente sembra che la linea tracciata da agosto a dicembre è cambiata ed il fatto di negoziare di nuovo le opere dimostrerebbe che le cause dell’annullamento, declassate a cavilli, non sussisterebbero più. Se così fosse è evidente che il comune teme di perdere il ricorso di maggio contro Piazza Grande.
LE OPERE OGGETTO DELLA TRATTATIVA
Sempre nella replica del sindaco all'”innominabile” TerzoBinario (siamo ormai costretti alla corrispondenza sui media nell’impossibilità di utilizzare i mezzi tradizionali) si accennano alcuni aspetti sui quali si sta trattando. Si parla di una nuova piscina di un parchetto e di una sala palestra per la scherma. Ad ognuna di queste opere si associa il termine disabili, un modo mi consenta il sindaco, per infiocchettare la questione. E’ pensabile, alla luce della normativa vigente, realizzare ancora opere pubbliche che non tengano conto dell’accessibilità e la fruibilità dei disabili? Anche nel linguaggio politico bisognerebbe salire di livello, non utilizzando il termine disabile come termine “di propaganda”. Si tratterebbe di fatto di una discriminazione in un contesto sociale dove il disabile è parte integrante al pari diritti e doveri di tutti gli altri cittadini.
Tornando alle opere la questione non è tanto realizzare una piscina o un campo sportivo, ma capire il controvalore di queste opere. Il piano integrato prevedeva un contributo straordinario di 775.972 euro che la società doveva al comune e che sarebbe stato corrisposto realizzando un campo sportivo di egual valore. Un contributo straordinario mal calcolato in virtù della errata valutazione della compravendita del Marescotti. Secondo i nostri calcoli e quelli della Guardia di Finanza mancano all’appello ulteriori 175.000 euro. Il vero contributo straordinario sarebbe dovuto essere di 950.972 euro soldi con i quali si poteva decidere di fare un campo sportivo, una piscina, una palestra, un parco pubblico. Ma non necessariamente si deve ottenere in cambio un’opera. Il comune potrebbe tranquillamente incassare quei soldi e destinarli per opere pubbliche da mettere a gara. In questo modo si eviterebbe di prendere a scatola chiusa strutture rilasciate da chi ha tutto il vantaggio a farle al risparmio. Ma al di là delle opere questa trattativa aumenta o diminuisce il valore del contributo straordinario, vero parametro di valutazione dell’utilità pubblica?
La paura, sempre stando alle frammentarie informazioni fornite da Grando, è che il contributo straordinario scenderà. Se infatti come dice il sindaco la società non realizzerà una delle due palazzine diminuirà la plusvalenza e quindi il contributo straordinario, calcolato pari al 50% della plusvalenza.
IL PUNTO POLITICO
E’ evidente che l’esito della trattativa non troverà ostacolo alcuno in consiglio comunale tranne probabilmente l’eccezione del M5S. La maggioranza infatti raggiungerà l’accordo con la Piazza Grande, mentre la sinistra, soddisfatto l’imprenditore ad essa vicino, difficilmente farà battaglie furiose. Il presentimento, o per meglio dire il rischio, è che si stia preparando un “grande biscotto” ai ladispolani con destra e sinistra di nuovo d’accordo ed i cittadini per l’ennesima volta lì a guardare. Va infatti detto che anche all’epoca dell’approvazione del piano integrato attuale non vi fu un consigliere che votò contro. Lo stesso Grando si astenne.
E’ sicuramente presto per dare giudizi sulla bontà delle decisioni dell’amministrazione comunale sulla vicenda Piazza Grande, ma noi seguiremo da vicino la questione tenendo dei parametri oggettivi per la valutazione delle decisioni. La prima è l’ammontare complessivo del contributo straordinario oggi pari a 950.972 euro, la seconda invece riguarda la tempistica del piano. Si riuscirà per la prima volta a Ladispoli a vedere un piano integrato dove almeno un’opera importante per il comune viene realizzata prima del centro commerciale o delle palazzine?
Per i ladispolani ci auguriamo di si.
