Pax Capitale tra Camorra e 'Ndrangheta: la mutua assistenza nello spaccio • Terzo Binario News

Pax Capitale tra Camorra e ‘Ndrangheta: la mutua assistenza nello spaccio

Feb 5, 2020 | Carabinieri, Cronaca, Roma

Una collaborazione nella divisione delle piazze dello spaccio: Camorra e ‘Ndrangheta, negli anni, hanno mantenuto una  mutua assistenza. Questo è quanto emerso nell’indagine dei carabinieri, denominata Akhua, con la quale si è proceduto all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 33 persone indagate, a diverso titolo, per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, cessione e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, aggravate dall’uso delle armi.

Due le distinte consorterie criminali dedite al narcotraffico che sono state individuate: da una parte Vincenzo Polito e Francesco Filippone e l’altra dai fratelli Genny e Salvatore Esposito. I primi vicini alla ‘ndrina di Rosarno, i secondi al gruppo dei Licciardi di Secondigliano.

Il gruppo dei calabresi si occupava di rifornire di cocaina le zone dello spaccio nelle aree di Casalotti, Primavalle, Trullo, Ponte Milvio, Cassia. Polito, insieme a Filippone, dirigeva una strutturata organizzazione criminale dedita al traffico di ingentissimi quantitativi di sostanze stupefacenti [cocaina e hashish] sulla tratta Roma-Cagliari e collaborava, per ottenere i propri illegali profitti, con i fratelli Esposito, membri di vertice dell’altra associazione pure finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Cocaina – anche 20 chili al mese – inviata a Luca Zedde, a capo di un gruppo sardo di narcotrafficanti. Per scovare Zedde non è stato semplice: si trovava in una villa in campagna, circondata da telecamere. I militari, per intervenire, si sono avvalsi dell’ausilio dei ‘Cacciatori di Sardegna’: durante il blitz sono stati rinvenute armi quali fucili a canne mozze e pistole, mentre non c’era traccia di Kalashnikov.

Per quanto concerne gli Esposito – in contatto con gli albanesi nella zona di Ponte Milvio – si occupavano dell’approvvigionamento di hashish nelle piazze dello spaccio, tra le quali figurava pure San Basilio. Qui è stato individuato un appartamento, predisposto per lo stoccaggio e la distribuzione delle ingenti partite di cocainahashish e marijuana che l’organizzazione gestiva per effettuare le consegne giornaliere al proprio circuito relazionale. I fratelli Esposito, inoltre, mantenevano un alto tenore di vita.

Tale abitazione, nella disponibilità dei fratelli Esposito, veniva gestito dai campani  Giovanni Rispoli e Francesco Ciotola, e sorvegliata costantemente dal correo Alessandro Spezzaferro, il quale aveva fittiziamente intestato il contratto di locazione ad un soggetto ignaro della vicenda delittuosa.

Allo stesso tempo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo la misura cautelare della sospensione dal pubblico ufficio nei confronti di un Ispettore della Polizia di Stato, in servizio nella Capitale, responsabile di aver effettuato accertamenti in Banca Dati SDI per agevolare le attività illecite del sodalizio investigato [ex art. 615 ter, co. 1 e 2 nr. 1 e 3 c.p.].