“Si è svolta ieri l’assemblea degli azionisti di Enel. Un appuntamento cruciale per chi guarda con attenzione al tema della riconversione ecologica nel nostro Paese e al futuro, anche occupazionale, della nostra città. Purtroppo, chi si aspettava svolte epocali e colpi di scena è rimasto piuttosto deluso.
Il colosso energetico ha infatti confermato l’intenzione di procedere alla realizzazione sul territorio nazionale di nuova capacità a gas in sostituzione dei gruppi a carbone, in chiusura entro il 2025, così come previsto dal Piano Integrato Nazionale Energia e Clima (PNIEC). La transizione ecologica di Enel prevede quindi un passaggio interfossile e indica Civitavecchia tra le sedi dove si intende costruire nuove centrali turbogas.
La conferma ha fatto già discutere molto. Il gas è un combustibile fossile inquinante e climalterante. Non è un caso che ieri, in concomitanza con l’assemblea degli azionisti Enel, decine di attivisti per il clima, e tra questi tutti i comitati ambintalisti locali, si siano mobilitati in tutta Italia contro la politica energetica di Enel. Non è un caso che oggi la Fiom torni a chiedere garanzie per i lavoratori dell’indotto di TVN. La realizzazione di una nuova centrale a gas in città, è bene ricordarlo, riuscirebbe oggi nel capolavoro di non garantire nulla: né lavoro, né salute, né ambiente.
In questo scenario, in una situazione che tra l’altro si è ulteriormente aggravata con il dilagare del Covid-19, ci chiediamo che senso abbia costruire nuovi impianti a gas garantendo tra l’altro pochissimi posti di lavoro, quando sarebbe invece possibile tutelare la sicurezza energetica e occupazionale attuando politiche e piani basati sul ricorso a fonti energetiche rinnovabili, ad accrescere il risparmio e l’efficienza del sistema, con piani e tecnologie già disponibili ed economicamente concorrenziali? Perché non si prendono mai seriamente in considerazione le proposte dei comitati cittadini e quelle altrettanto serie e lungimiranti dei lavoratori metalmeccanici?
In tutto questo ci chiediamo basiti: che fine ha fatto la politica locale? Possibile che si aspetti solo la convocazione di una conferenza dei servizi per cominciare, fuori tempo massimo, a parlare di piani industriali alternativi e riconversione energetica?
Cosa aspetta la giunta comunale di Civitavecchia ad inchiodare Enel alle proprie responsabilità? Quanti aperitivi zingarettiani dobbiamo aspettare prima che la regione Lazio ci faccia capire quale posizione assumerà nel momento in cui l’iter autorizzativo della nuova centrale si velocizzerà e busserà alla porta della nostra città?
È tempo che politica e istituzioni prendano posizione. Il futuro della nostra città e del nostro territorio si giocherà tutto di fronte a queste scelte e farci trovare ancora una volta distratti, divisi e impreparati rischia davvero di contarci caro”.
Potere al Popolo – Civitavecchia
