Parla l’imputato: “Ho provocato sofferenza a loro e ai miei ma ora ho paura per la campagna di odio contro di me”
La dichiarazione spontanea di Antonio Ciontoli resa in aula: “Non è facile per me parlare. Si possono dire tante parole, mentre in questo contesto le stesse parole assumono una consistenza incancellabile.
Vivere nel silenzio, nella solitudine si cerca di trovare un equilibrio psichico per riuscire a sopravvivere, con il dolore immane che ho provocato. Le mie sono parole dette senza pregiudizi, signori giudici non intendo offendere nessuno, so di non essere la vittima ma il solo responsabile di tutto, decidendo di vivere lontano nel mio dolore, nella sofferenza personale.
Rientra però nel mio diritto anche rifiutare gli insulti di giornalisti e gente comune. Vi prego di non avere pregiudizi. Queste parole sono scritte da un uomo senza più sicurezze, diventato fragile e vulnerabile ma deciso a lottare per la famiglia.
Mi spingono buone intenzioni e spero aiutino per un giudizio non influenzato, consapevole che l’irreparabile errore commesso che sento sulla mia pelle sia impossibile da accettare, così come la morte di un ventenne (piange) bello come il sole e buono come il pane . è ingiusto e inaccettabile, per questo chiedo che approfondiate. Sono cosciente che davanti a un evento così si scada nella rabbia senza tentativi di giustificazione. Più difficile è andare oltre. Io ho distrutto la mia vita in questa storia, tanti non saranno contenti né soddisfatti perché auspicano il mio annientamento morale e fisico, come ho visto su giornali e social. Ho paura che che per strada,aggrediscano me e i miei familiari, loro anche vittime del mio comportamento. La mia vita non sarà più la stessa in quanto si è fermata alle 23.30 del 17 maggio 2015 e vivo in una prigione a cielo aperto, recluso nel mio corpo. Da allora sopravvivo grazie a dio e alla famiglia nella speranza che anche Marina e Valerio condividano il dolore. Devo sopravvivere al mio errore, mi resta solo questo e per questo lotto giorno dopo giorno per la sofferenza nostra e dei Vannini. Da genitore posso persino comprendere l’immenso dolore tramutato in rabbia, posso immaginarlo quanto Marco non meritasse tutto questo e io ho causato tanto dolore, condannando anche i miei figli pertanto posso essere arrabbiato solo con me stesso. Ho commesso tanti errori in pochi minuti, provocando una tragedia inenarrabile, tra questi, l’errore più grande è stato il voler gestire tutto da solo. sono stato poco umile, sottovalutando i fatti e pensando di gestire tutto, rassicurando i presenti e con marco ripresosi, l’avrei portato io al pronto soccorso. Mai avrei immaginato che rischiasse la vita con il mio comportamento, per me la pallottola era nel braccio. Lo può comprendere chiunque, ho pagato la mia sicurezza, e questo ha condizionato i miei comportamenti e purtroppo ho sbagliato. Non mi capacitavo, sono vittima del mio comportamento , coinvolgendo i miei cari in una vicenda che non li riguarda. Quella mia sicurezza era illusione, una speranza ma loro non meritano colpe che non hanno. Non sono esperto d’armi, io ho sempre maneggiato carta al servizio Logistico della Marina. Quando Marco era al Pit abbiamo saputo da Izzo che veniva informato telefonicamente. Ricordo una telefonata che annunciava Marco in arresto cardiaco, una seconda con Marco in ripresa e la terza della morte. Sono stati momenti devastanti, non potevo crederci. Per me il proiettile era nel braccio, non poteva uccidere Marco. Tornato in caserma Izzo ci disse che il proiettile aveva attraversato il corpo, facendoun gesto con il braccio. Con Izzo i rapporti sono stati cordiali fino all’aprile 2016, io stesso interruppi i rapporti con lui. L’umiltà è un valore fondamentale, l’ho capito solo ora, quella sera non sono stato un uomo migliore ma chiedo perdono ma anche l’odio generato dai romanzi proposti dai media. Mi appello al buono degli uomini, al beneficio del dubbio e chiedo perdono per quanto commesso e per quanto non commesso. Il giudizio ci avvicina a dio, nessuno dovrebbe sentirsi in dovere di essere parziale alimentando vendetta e rabbia, nessuno sostituirsi al giudice. Qualsiasi condanna mi verrà inflitta, io sono sono già oltre, conscio che quando si spegneranno i riflettori rimarrà solo il dolore lancinante che ho provocato, in primis verso chi ama Marco. Restano il rimorso e la consapevolezza della bellezza di Marco. Grazie e scusate.
