Omicidio di Marco Vannini a Ladispoli, la famiglia: "Vogliamo sapere chi ce l’ha ammazzato" • Terzo Binario News

Omicidio di Marco Vannini a Ladispoli, la famiglia: “Vogliamo sapere chi ce l’ha ammazzato”

Mag 20, 2015 | Cerveteri, Cronaca, Ladispoli

Marco VanniniSi aggrava la posizione di Antonio Ciontoli, sottoufficiale della Marina Militare dalla cui pistola domenica notte è partito un colpo che ha ferito mortalmente il giovane fidanzato della figlia, Marco Vannini. Per lui, il pm della Procura di Civitavecchia, Alessandra D’Amore, ha formulato l’accusa di omicidio volontario.

Pesante come un macigno. Come il dolore dei genitori del povero ragazzo, ancora increduli, ancora attoniti di fronte a una tragedia così assurda. Gli interrogativi per ora non trovano risposte. Cadono le voci circa alcuni screzi tra il ragazzo e il suocero, puntualmente smentiti dalla famiglia della vittima: «Volevamo tutti bene a Martina (la figlia di Ciontoli) – ha detto il cugino di Marco, Alessandro – per noi era una di casa. Dormiva quasi sempre da lui e con Marco tutto filava liscio, d’amore e d’accordo. Anche le famiglie si frequentavano, andavano in vacanza insieme. Persone perbene. Perciò è ancora più inconcepibile e inammissibile il loro silenzio nei nostri confronti su tutta la faccenda».

Dunque nessun dissidio tra la giovane coppia, tanto più che Marco, la sera del suo decesso, poco prima che venisse colpito alla spalla, stava facendo una doccia nel bagno della villetta della fidanzata, in A. De Gasperi a Ladispoli, perché doveva fermarsi a dormire lì quella notte. E proprio li sarebbe avvenuto il ferimento. Su cosa sia successo subito stanno lavorando gli investigatori che mantengono il massimo riserbo. Tutte le ipotesi vengono passate al setaccio perchè si arrivi presto alla verità. Certo è che di ombre in questa storia ce ne sono parecchie e di luci per il momento troppo poche. Perché, si domandano affranti i familiari di Marco, ci sono stati ritardi nei soccorsi? Se l’ambulanza fosse stata chiamata prima, appena avvenuto il fatto, il ragazzo si sarebbe potuto salvare? Sembra ci sia stata una prima chiamata al 118 poi subito annullata perché il ferito non era così grave; quindi una secondae ultima corsa, dopo oltre un’ora dal ferimento, al Pit di Ladispoli, risultata vana perché Marco nel frattempo aveva perso molto sangue e anche l’eliambulanza, chiamata per il trasferimento visto l’aggravarsi delle sue condizioni (aveva perso conoscenza), è stata fatta atterrare nella struttura di via Aurelia per potergli prestare a terra le manovre per rianimarlo. Inutilmente. Il suo cuore non ha retto.

Non si danno pace i parenti di Marco che aspettavano una telefonata, una parola di conforto dalla famiglia Ciontoli, chiusa nel silenzio più assoluto tra le mura di casa. Dove comunque ha fatto ritorno il capofamiglia, l’unico, a quanto pare, che conosce come siano andate veramente le cose perché sembra che non ci siano testimoni della tragica vicenda. I fatti verranno fuori e la verità emergerà. Nel frattempo, per tutelarsi, la famiglia di Marco ha deciso di costituirsi parte civile e nominare due avvocati. «I rapporti, prima di tutto questo, erano ottimi ma ora – dicono sconsolati – tutto è cambiato. Vogliamo sapere chi ce l’ha ammazzato – ha aggiunto con un filo di voce la nonna di Marco». Attoniti anche i vicini di casa della famiglia Ciontoli. «Persone perbene, solo questo posso dire dopo vent’anni di conoscenza. Veramente perbene. Due figli, un maschio e una femmina, il padre militare, la mamma Maria casalinga». Una famiglia come tante, il solito tran tran, nessuna ombra nel passato. Solo quel terribile colpo di pistola che in un attimo ha cambiato per sempre il corso della vita di due famiglie. Anche l’ex datore di lavoro Montini, dove Marco aveva svolto il lavoro di bagnino al ‘‘Covo Beach’’ di Ladispoli e lasciato due anni fa, racconta di un giovane simpatico, educato. Con una passione per la vita militare.

Ma può magari un momento di leggerezza, quasi un gioco, la pistola senza sicura, pulita a quell’ora di notte giustificare una morte tanto assurda? Gli avvocati della famiglia Vannini, Mauro De Carolis e Celestino Gnazi, intanto commentano l’accusa di omicidio volontario «perché potrebbe esserci anche il dolo per aver omesso il soccorso»; mentre l’avocato difensore di Ciontoli, Andrea Miroli di Civitavecchia, parla di «un uomo distrutto dal dolore, che voleva un bene dell’anima al ragazzo». Secondo il legale, l’accusa sarebbe stata formulata in quanto legata alla necessità di «fare accertamenti che il reato di omicidio colposo non avrebbe consentito». Eseguita ieri pomeriggio l’autopsia sul corpo del povero Marco, ferito dal proiettile della calibro 9 che dalla spalla destra è penetrato fino al cuore.