Omicidio di Ladispoli: il colpo sparato dall'alto verso il basso, ma Marco era il più alto in casa • Terzo Binario News

Omicidio di Ladispoli: il colpo sparato dall’alto verso il basso, ma Marco era il più alto in casa

Giu 3, 2015 | Cerveteri, Cronaca, Ladispoli

marco-vanniniEra alto 1,85 metri, e nessuno in quella villetta quella sera del 17 maggio era più alto di lui. Eppure quel colpo partito da una calibro 9 ha colpito al braccio Marco Vannini dall’alto verso il basso. Marco era seduto? Stava forse scendendo le scale?

E’ questo uno dei tanti interrogativi che attanagliano i familiari del ragazzo, ancora in attesa di conoscere maggiori dettagli su cosa sia successo quella sera nella villetta in via De Gasperi a Ladispoli, mentre Marco era a cena dalla fidanzata Martina. Un colpo partito accidentalmente mentre Antonio Ciontoli, padre della ragazza, stava pulendo una pistola in suo possesso: questo si saprà nelle ore successive alla morte, ma molte sono ancora le questioni aperte.

L’immobile, quello dove è partito il colpo, è stato messo sotto sequestro dai Carabinieri di Civitavecchia e di Ostia per poche ore dopo l’accaduto “troppo poche – dichiarano i familiari di Marco – per poter analizzare bene la dinamica dell’incidente. Abbiamo in nostro possesso le foto scattate in quella casa durante il sequestro: c’è sangue dappertutto, anche per le scale e in camera di Antonio. In queste fasi, in cui la nostra famiglia vuole chiarezza e vuole sapere, abbiamo mostrato le foto anche a dei medici, in via informale, i quali concordano sul fatto che il sangue ritrovato in quella casa sia troppo poco rispetto a quello che Marco avrebbe dovuto perdere. Forse se avessero analizzato meglio la casa, avremmo saputo qualche cosa in più ora rispetto alla dinamica dell’accaduto”.

Due le chiamate al 118 quella sera, ma fatte da chi? Ancora non è possibile ascoltare le registrazioni di quelle conversazioni, ma sembrerebbe che a fare la prima chiamata al 118 siano state 3 persone congiuntamente. “Non abbiamo ancora potuto ascoltare le chiamate – dichiara Roberto, lo zio di Marco – ma sembrerebbe che nella prima, quella in cui dichiarano che una persona si è presa uno spavento, siano in 3 a parlare: Federico (fratello di Martina), la madre di Marco e Ciontoli. Mentre nella seconda, quella in cui dicono che un ragazzo è caduto in doccia ferendosi con un pettine appuntito, parli solo Antonio.

“Nelle telefonate sembrerebbe esserci un fil rouge: gli urli di Marco in sottofondo che si lamenta del dolore, un lamento incessante che lo accompagnerà fino al PIT di Ladispoli dove il medico che lo prenderà in carico sarà costretto a sedarlo perchè non riesce a controllarlo tanti sono gli urli e la forza che ha nell’afferrare il braccio del medico. Marco era dunque vigile al momento dell’arrivo al PIT al punto da dichiarare ai soccorritori “Sono Marco ed ho sete”. Ma nulla di più, nessun dettaglio su chi gli abbia sparato. Al momento solo un’imputazione del Ciontoli per omicidio volontario. “Ma se una persona è accusata di omicidio volontario – dichiarano i familiari – è possibile che sia a piede libero?”.

Sono anche chiari i segni che qualcosa da nascondere su ciò che è accaduto quella serata effettivamente ci sia: una canotta da bagnino ed un costume da bagno mancanti, non presenti né a casa Ciontoli né nell’automobile di Marco.