"Morire di speranza", domani a Civitavecchia messa organizzata dalla Comunità Sant'Egidio in memoria delle vittime fra i migranti • Terzo Binario News

Domenica 2 ottobre alle ore 18,30 presso la Parrocchia dei Santi Martiri Giapponesi in Largo San Francesco d’Assisi a Civitavecchia si svolgerà la Liturgia “Morire di speranza” in memoria delle vittime dei viaggi della speranza verso l’Italia e l’Europa, che la Comunità di Sant’Egidio organizza in collaborazione con la Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia e con il suo Vescovo Gianrico Ruzza.

Saranno presenti le autorità cittadine, la Guardia Costiera ed una rappresentanza dei cittadini immigrati nuovi europei che vivono nel territorio di Civitavecchia

La celebrazione sarà presieduta da Padre Stefano Lacirignola insieme al Parroco Don Giovanni Demeterca. La Liturgia vedrà la partecipazione di rappresentanti delle Chiese Evangeliche e della Chiesa Ortodossa Romena, dei Movimenti e delle Comunità della Diocesi di Civitavecchia Tarquinia, della fondazione Migrantes e della Caritas diocesana.

Le tragedie del mare sono tutte terribili, come quella del 13 agosto 2013 quando, a pochi chilometri da Lampedusa, persero la vita 368 persone: tra loro anche donne e bambini. Quella tragedia fu un punto di non ritorno e segnò la coscienza di tanti. Lampedusa fu il primo viaggio del Pontificato di Papa Francesco, che da questa piccola isola pregò con tanti migranti. Purtroppo da quel fatidico 13 agosto 2013 le tragedie sono continuate, anzi si sono moltiplicate. Ma non possiamo abituarci e rassegnarci ad un destino così crudele per tanti, che hanno il diritto di fuggire dalle guerre e dalle carestie e di sognare un futuro migliore per sé stessi e per i propri cari.

L’Europa non può voltare le spalle di fronte a migranti che muoiono di fame e di sete, far finta di niente, accettare questi eventi come “normali”, quasi un prezzo da pagare per continuare a illudersi che il problema non riguardi anche noi. Occorre invece agire con urgenza: salvare, prima di tutto, in mare, senza rimpallarsi accuse tra Stati sul controllo delle acque territoriali. Ma anche trovare soluzioni, che riguardano il modello dei corridoi umanitari (che mette insieme l’accoglienza con l’integrazione), quote di reinsediamento per i profughi richiedenti asilo e ingressi regolari per motivi di lavoro (di cui l’economia italiana ha estremante bisogno). Stare a guardare non solo è colpevole ma nuoce a tutti perché divora il futuro del nostro continente, che crediamo possa e debba trovare le energie per reagire a tanta disumanità.

Pubblicato sabato, 1 Ottobre 2022 @ 08:01:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA