“L’anatra è felice nella sua pozzanghera perché non conosce il mare” (Antoine de Saint-Exupéry).
L’aforisma di apertura si addice al tema poiché si vuole parlare della tanto declamata soluzione delle aree ricettive, leggi campeggi, definibile anche come il mare che non si è però riusciti a vedere lasciando una sola papera a sguazzare.
La sequenza di spunti critici che da tempo offre il Comune di Ladispoli è imbarazzante.
La solita VAS (Valutazione Ambientale Strategica) del PRG (Piano regolatore Generale), che dopo anni durante i quali l’amministrazione si era rifiutata di prendere in considerazione, sbeffeggiando cittadini ed associazioni che la citassero, è diventata impellente tanto da rendere necessario produrre urgentemente il documento e a caro costo.
Il maldestro tentativo di aggirare la normativa ha così prodotto una perdita di tempo di anni durante i quali però intere porzioni di territorio sono state edificate secondo regole vecchie, forse non a caso.
Un esempio per tutti, un’area agricola diventata edificabile per strutture alberghiere, poi cambiata in edilizia sociale calmierata ed oggi edificata come ville di lusso.
Ora comunque la VAS di PRG è in Regione e può essere oggetto di osservazioni di cittadini ed associazioni nel tentativo almeno di migliorarla.
Problema analogo dell’Amministrazione per ACEA ATO2. Dopo aver tentato di aggirare la normativa e perso in sede legale, con tanto di visite guidate in Parlamento alla ricerca di cavilli che non potevano essere mai promulgati, l’Amministrazione, invece di prendere atto di ciò che doveva essere fatto per legge e predisporre un serio piano di passaggio delle attività fra Flavia ed ACEA, ha perso circa un anno di tempo arrivando a settembre con questioni aperte tipo i contatori condominiali, o le letture di chiusura contratti, diventati problemi per i cittadini, come se l’aumento delle tariffe non fosse bastato.
Potremmo parlare di una gestione alla ‘viva il parroco’, ma meglio sorvolare visto che anche i parroci potrebbero avere avuto problemi di bollettazione ACEA.
Veniamo quindi al problema del giorno, ovvero la tanto declamata riapertura delle aree ricettive, che poi sono i campeggi della già via Roma. Un aspetto potenzialmente buono in quanto potrebbe riportare svariate centinaia di camperisti a Ladispoli con benefici non indifferenti per il commercio e l’occupazione.
Per chi avesse perso d’occhio la vicenda (in estrema sintesi ed a parte i casi singoli) che i campeggi erano stati sequestrati in quanto operavano su terreni con destinazione d’uso non idonea e poi anche interessati da strutture per le quali vi furono condanne di abusivismo edilizio.
Nel 2018 vi furono, in pochi mesi, una serie di Delibere di Consiglio, la 32 di Conferenza Servizi, la 41 e poi la 51 che fecero definire il procedimento. Rapidamente, senza i dubbi amletici avuti per il PRG o Olmetto, tutto fu velocemente inviato in Regione per la VAS di quella zona nel giro di soli 8 mesi.
La Regione diede il via libera con prescrizioni esattamente un anno dopo il 15 ottobre del 2019. Quindi tutto ciò che oggi accade era in realtà fattibile dalla fine del 2019, addirittura ante covid.
Le prescrizioni della Regione erano chiare: verificare che non vi fossero abusi edilizi in essere evitando sanatorie occulte, certezze per le acque nere e rifornimento idrico e di tutela ambientale per la vegetazione e le dune.
Nonostante ciò, il comune ha continuato, come ogni anno da oltre un decennio, ad autorizzare in estate solo attività di chioschi temporanei per far sfangare i costi agli imprenditori e dare un minimo servizio agli utenti. Però, anche ammesso un blocco di un anno per covid tutto poteva comodamente ripartire dai primi mesi del 2021 magari con un democratico avviso che informasse gli imprenditori ed i cittadini e una conferenza di servizi complessiva per tutte le aree ricettive invece che partire ad personam ed in ordine sparso.
Viceversa è stato perso un ulteriore anno e mezzo arrivando alla fine del 2022, ed intendiamo il 27 Dicembre, quando una società, costituita appena due settimane prima con codice relativo alla gestione di stabilimenti balneari, presenta la richiesta di convocazione della Conferenza Servizi però per aprire una attività “Struttura turistico ricettiva all’aria aperta – “campeggio” con ricettività massima compresa fra 401 e 3000 ospiti” su 144 piazzole camper.
Un bel numero, magari anche effettivamente raggiungibile con qualche acquisto dei terreni adiacenti diventando una megastruttura? Per capire, si parla di una s.r.l. da 10mila € (versati 2.500€) fra cinque soci dei quali uno è il tecnico che poi firmerà la perizia giurata che legittimerà tutto.
Da qui si è innescato un iter ultrarapido, chiuso a norma di legge entro 90gg. Il 10 Maggio con tanto di errore apparentemente pacchiano di pubblicazione fra DD 714 e 715, con tanti di pareri urbanistici e di quasi tutti gli enti competenti.
Praticamente un miracolo natalizio che fa coppia con quelli ferragostani tipici di Ladispoli.
Alla fine ne esce che una sola società peraltro avente codice ATECO Primario è il “93.29.2 Gestione di stabilimenti balneari, marittimi lacuali e fluviali”, ha operato per aprire un campeggio ed essa viene autorizzata.
Molto lungimirante, visto che sul quel tratto di spiaggia il PUA (Piano Utilizzazione degli Arenili) ha programmato che saranno rilasciate concessioni per stabilimenti balneari.
Però peccato che il PUA sia ancora in itinere ma nel frattempo “…con nota prot. 7435 del 04/05/2023, …l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio di Civitavecchia, ha autorizzato la società richiedente a costruire opere a carattere fisso e permanente sull’area demaniale marittima volte alla realizzazione della struttura turistico-ricettiva”. Strano ancora mancano le norme di attuazione e già si potrebbe rilasciare il permesso di costruire?
Ciò che balza agli occhi è che questa unica concessione rilasciata si insedi in “…Via Primo Mantovani (già Via Roma) n. 125, 129 e 129A”, corrispondente al Campeggio Queen quello che (salvo atti a noi non noti), è della famiglia Grando, e lo si apprende da una Sentenza di Cassazione “Sez. III n. 52827 del 21 novembre 2017” relativa ad abusi proprio sul tema infrastrutture campeggi.
Per gli abusi si perizia tutto sanato, con tanto di concessioni documentate rilasciate nel 2017, appena 5 mesi dopo l’insediamento della prima giunta Grando, e del 2018. Si è già scritto, e non a caso, che in realtà non tutti i pareri sono stati espressi.
Infatti emerge che la conclusione favorevole sia stata possibile in base ad un silenzio assenso sul parere di alcuni enti non proprio secondari. Il primo è di ACEA-ATO2 che aveva chiesto, sostanzialmente, il fabbisogno idrico richiesto, (manco non avesse tabelle ad hoc), a fronte di 3mila potenziali ospiti ed il silenzio assenso è stato quindi quanto mai provvidenziale.
Sorge anche la domanda se poi i prossimi campeggi potranno essere autorizzati perché in totale si può ipotizzare – a necessità idriche e depurative per molte migliaia di persone – forse anche diecimila a regime estivo.
Tutti arriveranno al silenzio assenso? E tutte le criticità manifestate da ACEA per gli altri casi ed anche alla Regione? Poi risulterebbero mancanti i pareri anche della ASL ROMA 4, diremmo non proprio banale e, più incomprensibilmente, del Comando della Polizia Locale e dell’Ufficio Demanio Marittimo comunale, praticamente il Comune non si è espresso verso sé stesso e tutto passa per “silenzio assenso senza condizioni” come da legge apposita in nome della rapidità di esecuzione, non a caso prima dell’estate in tempo per il battage pubblicitario e trovarsi il tutto esaurito in pochi giorni.
Va detto chiaramente: non si sono riaperte le strutture ricettive, ma se ne è aperta soltanto una e, manco a dirlo, pure stavolta la colpa è degli altri, nello specifico gli imprenditori che non si sono presentati.
Domanda banale: ma non era meglio predisporre un avviso pubblico per dare modo a tutti gli imprenditori, di conoscere le possibilità ed agire nell’interesse della comunità? Non era doveroso avere tutti i pareri per garantire la sicurezza ed i servizi per tutti?
Invece della riapertura per tutti abbiamo assistito al molto per uno solo, con possibilità di briciole, non garantite, per gli altri e comunque dopo l’estate perdendo una stagione, creando artificialmente una posizione dominante di famiglia.
Ma la colpa è sempre degli altri, non di chi ha gestito la cosa in modo opaco, anzi, opacissimo, forse pure oscuro. La tanto declamata riapertura è poca cosa a fronte della potenzialità di centinaia di famiglie di camperisti che potrebbero dare ben altro impulso all’economia.
Si parla di una decina di occupati a fronte di un centinaio possibili senza contare l’indotto sul commercio e gli artigiani.
Per non parlare della possibilità che poteva essere offerta a tutti i cittadini di una zona in cui fruire di un mare in modo controllato e libero.
Ma per poter affrontare il problema alla radice servono ben altre visioni, non a caso le stesse mancate anche nel caso della VAS di PRG e della vicenda ACEA-ATO2.
Chiusura, ancora una volta, con un aforisma: “Chi va contro natura facendo mostra di capacità fittizie e forzando le proprie reali inclinazioni riesce solo a raddoppiare il difetto.” Erasmo da Rotterdam.
