L'industria del gioco in Italia cambia tra metamorfosi digitale e nuove sfide normative • Terzo Binario News

L’industria del gioco in Italia cambia tra metamorfosi digitale e nuove sfide normative

Mag 2, 2026 | Mondo, Sport

Ecco i numeri dell’evoluzione del mercato nel 2025, con uno sguardo al passato e un altro al futuro

Il gambling italiano ha cambiato forma, connotazione, struttura. Se 20 anni la raccolta complessiva si aggirava intorno ai 25 miliardi di euro, il bilancio del 2024 ha certificato un salto di qualità impressionante: 157 miliardi di euro raggiunti.

Una trasformazione senza precedenti, segnata in particolare dal passaggio definitivo verso il paradigma digitale. Questo trend di crescita non sembra destinato ad arrestarsi: le prime stime, ancora non definitive perché non ultimate, per il 2025 indicano il superamento della soglia dei 160 miliardi, proiettando il settore verso l’ambizioso traguardo dei 200 miliardi entro il 2028.

E il nostro paese in tutto questo si ritaglia un ruolo da protagonista: leader in Europa per dimensioni del Gross Gaming Revenue, con un impatto economico che incide per l’1,1% sul PIL nazionale, all’avanguardia anche dal punto di vista normativo.

Il dato più rilevante di questa analisi, però, è lo storico sorpasso del comparto online rispetto alla rete fisica. Come si legge in questo articolo, pubblicato lo scorso mese dalla redazione di SlotMania, nel corso dell’ultimo anno il gioco a distanza ha generato una raccolta di 92 miliardi di euro, staccando nettamente il segmento terrestre, fermo a 65,3 miliardi. La migrazione verso le piattaforme digitali è alimentata da una diversificazione dell’offerta sempre più marcata, dove l’uso di algoritmi di personalizzazione e strumenti di fidelizzazione ha saputo intercettare le nuove abitudini dei consumatori. Nonostante l’ascesa del web, però, il gioco fisico conserva una funzione sociale ed economica vitale, grazie alla quale riesce a garantire l’occupazione di 147.000 addetti e fornendo, attraverso apparecchi come AWP e VLT, oltre il 57% del gettito erariale complessivo derivante dal comparto.Se sul fronte economico il 2025 è stato un anno di crescita, si registra uno stallo, invece, su quello normativo. Mentre il decreto relativo al gioco a distanza è già operativo, la riforma della rete territoriale ha subìto un ulteriore slittamento: con la legge n.120 del 2025, il termine per l’attuazione della delega è stato spostato al 29 agosto 2026. Si tratta di un rinvio che impedisce l’avvio di nuove gare per le concessioni di scommesse e bingo che, secondo le stime pubblicate da SlotMania, potrebbero iniettare nelle casse dello Stato oltre 2 miliardi di euro. Accanto a questi ritardi c’è poi la frammentazione normativa tra Stato ed enti locali a rappresentare la principale criticità, creando un clima di incertezza che frena gli investimenti e alimenta i contenziosi amministrativi.Un altro tema normativo riguarda la percezione pubblica e l’implementazione del gioco responsabile, perché nonostante gli sforzi di istituzioni e operatori una recente ricerca Ipsos ha rivelato che l’80% dei soggetti istituzionali percepisce un peggioramento del ruolo sociale del settore negli ultimi dieci anni. Per contrastare questa tendenza, è stato introdotto l’obbligo per i concessionari di investire lo 0,2% dei ricavi netti in attività di prevenzione e promozione del gioco sicuro. Un supporto, in questo senso, arriva dall’Intelligenza Artificiale, utilizzata ormai da oltre il 70% degli operatori, che grazie al machine learning permette di individuare comportamenti anomali in tempo reale e garantisce un controllo pressocché totale. La strada maestra è quindi quella dell’integrazione di tecnologie avanzate, come ad esempio la geolocalizzazione e l’identità digitale. Una strada che sta portando l’Italia verso modelli di sicurezza simili a quelli statunitensi, dove il mercato regolamentato ha toccato ricavi record per 78,7 miliardi di dollari. Per questo il futuro del gioco in Italia dipenderà dalla capacità di armonizzare lo sviluppo tecnologico con un quadro normativo finalmente stabile. E dalla capacità di trasformare il “gioco responsabile” da obbligo burocratico a pratica concreta.