Curiosità ed interesse venerdì sera al Polo culturale per l’incontro con Giuliana Salvi e Nicolò Cavallaro, presentati da Gino Saladini
di Cristiana Vallarino
L’antico Chiostro, venerdì sera, al Polo culturale, ha fatto da cornice al “Tolfa Gialli&Noir” 2026. Nonostante la concomitanza con altri due eventi di richiamo per il paese, le sedie sistemate sul prato si sono tutte riempite, anche di persone venute da Civitavecchia e dintorni.
Del resto, gli appuntamenti con il Festival sono da sempre una garanzia, avendo negli anni portato in collina validissimi scrittori, italiani e norvegesi, affermati e non (ma poi lo sono diventati!). Solo qualche nome: Massimo Carlotto, Maurizio De Giovanni, Marco Malvaldi, Massimo Lugli, Sandrone Dazieri, Marco Vichi, Alessandro Robecchi, Roberto Costantini, Piergiorgio Pulixi
Come sempre, a fare gli onori di casa Gino Saladini, anche lui scrittore, che ha saputo pungolare gli ospiti della serata con le sue domande accurate, divertenti e in qualche caso con accostamenti e richiami decisamente originali, anzi come dice lui stesso “un po’ folli”.
Sul divano, piazzata su un piccolo palco, circondato da libri aperti (soprattutto gialli) si sono seduti due giovani autori. Giuliana Salvi, che ha presentato il suo romanzo Il dolore dell’oca (Einaudi) – seguito al grande successo della sua opera prima Clementina – e l’esordiente Nicolò Cavallaro, che firma Il lama dell’Alabama (Hacca edizioni), segnalato dal Premio Calvino “per l’inesausta effervescenza verbale, divertente, ironica e colta”.

Il pubblico ha ascoltato le ragioni dietro ad entrambi i libri, concepiti durante il mesi del Covid..
Un periodo trascorso in una casa al mare del litorale romano, fuori stagione, scandito da pioggia continua, in compagnia di due bambini piccoli, l’ambiente in cui ha scritto la Salvi. “Ho sentito l’esigenza di staccarmi dalla storia vera della mia bisnonna Clementina – ha raccontato – per dedicarmi a qualcosa che io, assidua lettrice di gialli, avrei voluto leggere. Ed è così che mi è apparsa la poliziotta Nikita, protagonista de “Il dolore dell’oca”, scritto tutto d’un fiato”..
Cavallari ha spiegato di avere un’urgenza a scrivere, una spinta che non può ignorare, e come i suoi personaggi, tutti con nomi singolari e fantasiosi come Alice Tuttoburro o Margherita l’apriscatole, siano la fusione di molte persone da lui frequentate o solo incontrate. “Vivono nel quartiere romano dove abito io – ha detto – Appio Latino, che diventa anche esso un personaggio. O meglio lo è la stessa città di Roma, coi suoi caos e fascino, vista da chi, come me, la vive da trasferito (da Palermo, ndr)”.
Incalzati dalle domande di Saladini, gli ospiti hanno rivelato i propri gusti musicali: loro la scelta della canzoni da ascoltare durante le letture dei brani, un Bob Dylan poco noto per lei, una canzone di Giovanni Truppi per lui. Alcune pagine dei libri sono state lette da loro stessi, altre da Marco Bartolomucci.E poi hanno nominato gli autori che amano leggere e che hanno contribuito al loro stile, ma soprattutto hanno parlato delle storie narrate nei loro libri, senza ovviamente fare spoiler. Riuscendo comunque ad interessare ed incuriosire moltissimo il pubblico.

All’inizio della sertata, Saladini ha ringraziato chi da sempre rende possibile il Festival, quindi la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, in prima fila il presidente Gaetano Starace e la presidente onoraria Gabriella Sarracco, il Comune di Tolfa, per cui c’era la sindaca Stefania Bentivoglio, e tutto il team organizzativo formato dall’associazione Chirone, col supporto della Taitle Ingegno Multiforme Soc. Coop. “Una volta dicevo i giovani – ha sottolineato – ora sono fenomenali operatori culturali, con cui hanno collaborato Valentina Vannicola, Serena Ferraiolo e Sergio Ceccarelli”.
A fine evento, prima del consueto ottimo buffet, il firmacopie, grazie alla presenza della libreria civitavecchiese “Dettagli” che ha portato i volumi da acquistare.
