Quando ci accorgiamo di essere precipitati in fondo ad una buca? Quando, per un servizio che credevamo un nostro diritto, ci vengono chiesti dei soldi. Lo è drammaticamente nella sanità con l’aumentare dei costi del ticket e lo è a scuola con l’aumento del contributo volontario, la cui cifra è stabilita dal Consiglio d’Istituto sulla base delle necessità della scuola. Necessità alle quali fino ad un decennio fa provvedeva lo Stato. Il contributo che dieci anni fa era di venti o trenta euro oggi è diventato di cento euro e questo nel nostro liceo, che, in quanto tale, ha una spesa minore per i laboratori.
Una bella differenza non si può negare ma in dieci anni i finanziamenti statali sono stati ridotti del cinquanta per cento come minimo. Viviamo in uno Stato che può finanziare l’istruzione privata a danno di quella pubblica. E’ come se noi sfamassimo una famiglia, peraltro benestante, con buone pietanze, mentre i nostri figli e noi stessi rimanessimo senza mangiare. Un controsenso, ma è proprio questa l’assurdità della nostra crisi economica. Siamo contraddittori e di questa contorta visione dell’economia ne pagano le conseguenze solo i ceti più deboli, che sono la maggioranza della popolazione. Il contributo è la nota dolente delle iscrizioni, i volti tirati dei genitori, già vessati da tutte le scadenze di inizio anno, ci pongono in grande crisi, perché anche noi viviamo lo stesso disagio.
Molti di loro sono addirittura costretti a raccontarci le loro vicissitudini economiche, umiliandosi a volte per chiedere una riduzione, prevista per altro del cinquanta per cento a fronte di un reddito Isee inferiore ad una somma stabilita dalla regione Lazio. Le scuole sono costrette ad aumentare il contributo volontario per consentire all’istituto di avere un minimo di ossigeno per far fronte alle spese necessarie. Fino a qualche anno fa l’amministrazione centrale erogava i fondi per corsi e attività extracurriculari, oggi dopo i tagli operati nelle due finanziarie, precedenti a quest’ultima, che non è stata generosa tutt’altro, ancora non è arrivato nelle casse della scuola neppure un centesimo.
Per rendere ancora più inefficiente la macchina scuola, ci si sono messe in mezzo le riforme e i tagli previsti dalla Legge 133 del 2008, che tratta la materia del riordino della pubblica amministrazione, una legge che invito tutti a leggere, per capire che cosa decidono sopra alla nostra testa, senza che noi ce ne accorgiamo. Di tutto questo degrado siamo tutti colpevoli ad eccezione delle ultime generazioni, che pagano il prezzo più alto nell’offuscamento del loro futuro. Però uno strumento lo acquisimmo nei lontani anni ’70 e sono i decreti delegati.
Le famiglie devono imparare a riappropriarsi delle loro istituzioni, solo così le proteggeranno dagli attacchi speculativi di chi vuole distruggere, per il proprio tornaconto, tutti quelli che sono i beni comuni, di cui tutti necessitiamo al di là delle ideologie. Perché signori ricordiamocelo il Pronto Soccorso non ce l’hanno le cliniche private perché è troppo costoso, così come i disabili sono per la maggior parte inseriti nelle scuole pubbliche.