Mentre Torre Flavia è in balia del degrado e dell’erosione marina si continua a spendere in comunicazione su un progetto si sensibilizzazione del sito, che sta portando scarsi risultati.
Era il 18 maggio del 2015 quando con un’inchiesta avevamo fatto i conti in tasca al comune di Ladispoli per le esorbitanti spese in comunicazione, sproporzionate rispetto ai risultati che queste stanno producendo.
Due addetti stampa, seppur questo sia in fondo un ruolo necessario, un direttore per un periodico ormai divenuto organo di partito al punto che il suo direttore si lancia in editoriali contro forze politiche di opposizione e organi di stampa senza alcun freno, il quale percepisce intorno alle 1.800 euro lorde al mese per l’impaginazione di un mensile da tutte le forze politiche ritenuto desueto e superato, 36.000 euro annue per la trasmissione, trascrizione dei consigli comunali in radio più servizi fotografici per eventi culturali, almeno 35.000 euro per la stampa del patinato dell’amministrazione ed ora ormai divenuta stabile un art. 90 ad una professionista che segue la vicenda di Torre Flavia.
Infatti prima della fine dell’anno tra i tanti rinnovi spunta l’ennesima proroga alla giovane professionista che ha curato una campagna di comunicazione ancora sconosciuta al grande pubblico di Ladispoli.
Si era partiti a maggio 2015 per un incarico a tempo determinato part time per due mesi, modalità anomala in quanto un professionista generalmente effettua prestazioni su parcella e non facendosi assumere nello staff del sindaco. Ma di proroga in proroga il contratto sta arrivando a superare l’anno con il rischio che la professionista possa a breve richiedere l’assunzione di fatto nell’organico dell’ente, a causa del continuo ricorrere a rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato.
La campagna di comunicazione prevedeva la raccolta di fondi di privati e donazioni la cui entità non è stata mai ancora dichiarata. Dall’avvio della campagna due video promozionali ed un sito web (di cui non si ha traccia nei risultati sui motori di ricerca), ma sta di fatto che il materiale prodotto non ha portato nulla di concreto per rimettere in piedi il monumento. Il sito tra l’altro non ha nulla di continuo rispetto all’imponente lavoro messo in campo dal delegato al turismo Ascani, che seppur con costi discutibili aveva con successo coniato un brand ormai ampiamente riconoscibile: il Vivi Ladispoli.
Sulla pagina facebook, che in un anno ha raccolto solo 350 like, nulla considerando la popolarità del monumento nella sola Ladispoli, vengono pubblicati mediamente 3 post mensili.
Tra i post pubblicati anche la pubblicizzazione di matrimoni in spiaggia, che però sembrano avere come location non un luogo pubblico, ma una zona gestita da un camping privato, sul quale sembrano essere stati posti i sigilli da parte della Guarda di Finanza solo qualche settimana fa. La zona mostra anche come nei pressi del monumento sia stato realizzato un rimboschimento con piante che nulla hanno a che fare con la flora tipica del litorale romano, ben rappresentata dal bosco di palo. Palme in stile Miami in un contesto in cui regna nelle adiacenze una palude naturale e macchia mediterranea.
Nel mese di dicembre inoltre viene lanciato un nuovo logo, che sostituirà il vecchio coniato solo qualche mese prima. Un’operazione dal punto di vista del marketing a dir poco scellerata se si considera che il restyling del logo va fatta in genere a distanza di molto tempo e non deve rappresentare, come avvenuto in questo caso, una netta discontinuità per non perdere la fidelizzazione. Oltre al messaggio nel logo cambia completamente il colore di base. Immaginate cosa accadrebbe se di punto in bianco la CocaCola abbandonasse il suo rosso tipico ed il suo font.
Il rischio è che di questo passo con una pomposa campagna di comunicazione verrà documentato anche il crollo della Torre all’arrivo della prossima mareggiata.
Nel frattempo, se di comunicazione e trasparenza si vuol parlare sarebbe interessante capire se nel conto corrente del comune, indicato sul sito, siano ad oggi giunte donazioni e se queste superano almeno le spese sostenute per questo progetto.

