E’ entrato subito nel vivo l’incontro che si è tenuto questa mattina nell’aula consiliare di Ladispoli alla presenza delle amministrazioni, dei sindacarti e della Asl.
I temi affrontati, cardine dell’incontro, fondamentalmente due: la decisione a livello nazionale di chiudere il servizio di guardia medica in orario notturno e, per quanto riguarda Ladispoli e Cerveteri, la possibile disattivazione del posto di primo intervento.
A prendere la parola ed introdurre i temi Ermanno De Fazi, il rappresentante territoriale di medicina generale che, dopo i saluti, ha passato la parola al segretario regionale Smi il quale ha presentato i temi, ricordando di essere stato l’ultima volta a Ladispoli il 26 maggio scorso per l’inaugurazione della Casa della Salute.
A seguire il segretario nazionale Onotri Giuseppina che ha parlato di “5000 posti di lavoro se verrà abolita la guardia medica notturna”.
“Siamo spaventati – ha continuato il segretario – per circa i 35 miliardi tagliati negli ultimi anni e di conseguenza tagli ai servizi ai cittadini. Sento parlare di sanità integrativa perchè il sistema non riesce più a reggere l’impatto economico, un vero invertimento della sanità pubblica. Non vi è tuttavia una presa di coscienza della cittadinanza ma non c’è neanche un dibattito per capire costa sta accadendo. Un’inerzia della politica che portano a dei progetti di finanza creativa. Sono stati tagliati 19mila posti della pubblica amministrazione di cui il 19% circa nella sanità. Mancano circa 5000 medici con il blocco del turn over che comportano turni insostenibili per chi rimane. Per la guardia medica, solo nell’area metropolitana di Roma, sono circa 440mila chiamate che arrivano alla guardia notturna”.
“Il tour del sindacato a livello nazionale – ha concluso il segretario – è quello di sensibilizzare la cittadinanza e la politica locale affinchè i referenti locali parlino con i referenti regionali e nazionali. Sono intanto state raccolte 50mila firme inviate alla commissione senato della Sanità hanno sortito una audizione dopo che molti comuni nelle loro delibere di giunta si sono pronunciati contro la chiusura della guardia medica notturna. Siamo quindi riusciti a far slittare l’accordo collettivo che avrebbe sancito la chiusura della guardia medica notturna”.
Ad entrare nel vivo della discussione del Pit è stato il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta che spiega che “tutto è iniziato quando il dottore Kazem ha mostrato la circolare di un dirigente regione Lazio che fa riferimento ad un decreto ministeriale in cui si parla del processo di dismissione per i posti di primo intervento. La lettera era inviata a 6 direttori di Asl tra cui quello della Asl RM4. Per questo abbiamo voluto avvisare la cittadinanza e chiedere spiegazioni alla Asl”.
Entranto nel merito del decreto ministeriale , il sindaco ha spiegato che il documento “detta quali sono i parametri minimi per quanto concerne l’assistenza sanitaria in Italia. Sul PPI si dice che i posti di primo intervento non ci saranno più. Per quelli sotto i 6000 accessi la trasformazione è praticamente immediata, mentre per gli altri il processo è un po’ più lungo lasciando uno spiraglio solo agli ospedali che sono stati trasformati in PPI. Non si parla mai di Casa della Salute, anche perchè è una denominazione regionale, ma si parla di Casa di Comunità che è molto simile. Tuttavia la presenza della Casa della Salute ci permette di dire alla Asl che non rientra nel decreto e ci permette di tenere la presenza del medico anche in orario notturno”.
“Comprendiamo i tagli – continua Paliotta – la necessità di tagliare ma ci sono zone soprattutto nelle aree metropolitane dove la popolazione è aumentata, anzi, a Ladispoli e Cerveteri è raddoppiata, quindi non si può parlare in termini astratti. Non si possono fare leggi applicabili a tutto il territorio nazionale senza tener conto di quello che accade sul territorio”. Ci sembra una partita aperta quella che stiamo giocando, siamo pronti anche ad intervenire con durezza. Chiediamo intanto che la Casa della Salute rimanga anche con quelli che erano i servizi aggiuntivi secondo il percorso che era stato definito e con essa deve rimanere il PPI e il 118. Che questo obiettivo passi attraverso un accordo con la medicina generale o medicina notturna, però non dobbiamo tornare a 40 anni fa”.
Ad intervenire anche il vice sindaco di Cerveteri Giuseppe Zito.
“In tutti i settori ci troviamo dentro un bunker in cui cerchiamo di salvare il salvabile ma vorremmo farlo anche con uno spirito diverso. Vorremmo partire dalle esigenze dei servizi per definire poi il bilancio dello stato. Con il sindaco di Ladispoli abbiamo avviato subito un dialogo per aprire i tavoli con Asl, Regione Lazio e Ministero. Proprio ieri ho parlato di sopravvivenza amministrativa che potrebbe essere salvata con una fusione tra comuni perchè ormai è impossibile dare qualsiasi tipo di risposta. Siamo pronti a vedere qualsiasi proposta di rivalutazione della Casa della Salute ma senza fare passi indietro. Abbiamo sentito parlare del rilancio dell’ospedale di Bracciano ma dal parlare al fare ce ne passa, soprattutto vedendo lo stato della strada provinciale che porta all’ospedale di Bracciano. Siamo disponibili per creare anche degli esempi virtuosi per rispondere alle esigenze dei cittadini”.
A spiegare la posizione della Asl è la dottoressa Carla Zaccari che ha rassicurato dicendo che “è intenzione dell’azienda mantenere il servizio all’interno della Casa della Salute. La riconversione è già avvenuta nel momento in cui è stato deciso di mettere il PPI all’interno della Casa della Salute”.
“Il PPI – continua Zaccari – non può esistere con le caratteristiche di Pronto Soccorso e non può garantirne i servizi. Per questo è sganciato dal Pronto Soccorso degli ospedali, fa capo al distretto e è nell’ambito delle cure primarie”.
“Ci si può aspettare magari un cambio di nome – ha aggiunto la dottoressa Zaccari – ma non un cambio di funzione dell’attuale PPI. chiaro è che è nelle funzioni del punto di primo intervento è garantire le prime cure e avviare un discorso con gli operatori per integrare ancora meglio le attività di prima assistenza nell’ambito dei servizi. E su questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”.
Ad intervenire anche il consigliere dell’ordine dei medici Cristina Patrizi.
“Se sono qui – ha detto Patrizi – è perchè l’attenzione sui servizi territoriali è forte. Voglio portare una sintesi dell’esperienza regionale che va in quessto senso grazie all’impegno della medicina generale che si è aperta al territorio: ambulatori aperti 9 ore il sabato e festivi in pochi giorni hanno portato 86mila prestazioni. Un’attenzione dimostrata alle esigenze dei cittadini. Occorre lavorare per un accordo di presa in carico concreta. Nelle zone terremotate dove con protezione civile i Passi, una sorta di strutture in container con medicina generale, hanno messo medici a disposizione tutti i giorni”. (SEGUE)
