In riferimento all’articolo pubblicato il 27 agosto relativo ai 12 posti “del dopo di noi”, leggendo ho potuto notare che, se da un lato l’amministrazione comunale presenta con entusiasmo il cantiere per gli appartamenti destinati a persone con disabilità a Borgata Aurelia, dall’altro emergono non poche criticità che rischiano di ridimensionare l’efficacia dell’intervento, pur finanziato con fondi PNRR.
Il progetto, così come delineato, appare in contrasto con i principi stabiliti dalla Legge 104/1992, che all’art. 1 sancisce la finalità di “garantire il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e autonomia della persona”. La realizzazione di un’unica struttura, seppur suddivisa in unità abitative, rischia infatti di riproporre in forma attenuata modelli istituzionalizzanti, contravvenendo anche ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità(ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009), che all’art. 19 riconosce il diritto a vivere nella comunità in maniera inclusiva e non segregata.
Inoltre, il richiamo al “Dopo di Noi” dovrebbe trovare concreta applicazione nella Legge 112/2016, che promuove soluzioni alloggiative di tipo familiare o di co-housing diffuso, non in strutture che, seppur rinnovate, concentrano dodici persone in un unico immobile, per di più situato in periferia.
La scelta di concentrare 12 persone con disabilità in un unico edificio a Borgata Aurelia sembra più una soluzione emergenziale che una visione di lungo periodo. La normativa nazionale e regionale, a partire dal Piano Nazionale Disabilità 2022-2024, sottolinea la necessità di promuovere la vita indipendente attraverso la personalizzazione dei progetti e l’integrazione nei contesti urbani, non tramite la creazione di “isole” separate.
Il rischio è che, sotto la veste di un progetto finanziato dal PNRR, si perpetui una forma di assistenzialismo poco innovativa, in contrasto con le leggi vigenti e con le buone pratiche internazionali. Lo sbandierato progetto “Dopo di Noi” a Borgata Aurelia, in costruzione e con fine lavori prevista per marzo, viene presentato come una grande conquista per le persone con disabilità e le loro famiglie. Ma basta scavare appena sotto la superficie per scoprire che questo progetto, così com’è concepito, è in netta violazione dello spirito e delle disposizioni della Legge 112/2016, la cosiddetta legge sul “Dopo di Noi”.
A ciò si aggiunge un ulteriore nodo: quello della trasparenza sull’utilizzo dei fondi PNRR. La normativa vigente a partire dal Decreto Legislativo 33/2013 (decreto trasparenza), integrato dalle Indicazioni della Ragioneria Generale dello Stato (Circolare n. 9/2022, Allegato 4) e dal più recente DL 19/2024 (PNRR quater) stabilisce l’obbligo per i soggetti attuatori di pubblicare e aggiornare dati chiari e accessibili sugli interventi finanziati. Se l’obiettivo dichiarato è autonomia e inclusione, allora è necessario non solo orientare i fondi verso modelli abitativi realmente diffusi e individualizzati, ma anche garantire ai cittadini il diritto di monitorare in modo trasparente come e dove tali risorse vengono impiegate.
La domanda sorge spontanea: perché nessuno lo dice?
Se davvero si vuole dare seguito allo spirito delle leggi 104/1992, 112/2016 e della Convenzione ONU, occorre ripensare i progetti PNRR in chiave inclusiva e trasparente, evitando che restino solo opere edilizie prive di reale impatto emancipativo.
Barbara Costanzo
