OSSERVAZIONI su Iter autorizzativo del progetto di “Impianto di recupero energetico nel comune di Tarquinia (VT)”ex art. 27 bis del D.Lgs 152/2006. Proponente A2A Ambiente S.p.A.
DESCRIZIONE SOMMARIA DELL’IMPIANTO
Il progetto prevede la realizzazione di un impianto di termo-combustione energetica (nel seguito “TMV”) di rifiuti speciali non pericolosi, capace di sviluppare al massimo carico termico continuo una potenza termica di 200 MWt e caratterizzato da due identiche linee di combustione (da 100 MWt ciascuna), dalle relative linee di depurazione fumi. La combustione dei rifiuti sarà di 55 tonn/ora che, con riferimento a 8.760 ore annue brucerà 481.000 tonnellate. I rifiuti (definiti “speciali non pericolosi”, già di per se di difficile
classificazione) verranno conferiti nell’ Impianto mediante trasporto su gomma, in località
Pian D’Organi, NON è PRECISATO DA DOVE PROVENGONO. Il nostro comprensorio, Tarquinia compresa ed in termini di RSU, rifiuti solidi urbani, ne produce circa 60.000 ton/anno.
Come rifiuti in uscita dall’impianto si prevede un quantitativo di 122.000 t/anno di ceneri leggere di caldaia e un quantitativo di 40.000 t/anno polveri da filtri a maniche. Associando mediamente 10 tonnellate di carico ad ogni mezzo di trasporto in uscita significherebbe 16.200/anno transiti che vanno ad aggiungersi al trasporto di 481.000 tonnellate di rifiuti in ingresso all’impianto.
OSSERVAZIONI
La VIA (Valutazione Impatto Ambientale) è stata recepita in Italia con la Legge n. 349 dell’8 luglio 1986 e s.m.i., legge che Istituiva il Ministero dell’Ambiente e le norme in materia di danno ambientale.
Nel 1986 i cosiddetti “Addetti ai Lavori” espressero una generica soddisfazione, pur sapendo che le Leggi in Italia sono spesso come un’arma a doppio taglio. Occorreva cioè, in fase attuativa, verificare se le effettive possibilità delle Istituzioni Italiane fossero in grado di recepire e gestire correttamente quella nuova procedura di VIA (proposta dalla direttiva CEE) e che, sulla base della esperienza condotta altrove, avesse insieme, le potenzialità ed i rischi di un’autentica rivoluzione tecnico-amministrativa.
Oggi, quanto accaduto nel nostro comprensorio territoriale, dimostra che la citata rivoluzione tecnico-amministrativa che doveva garantire la VIA ha sicuramente fallito.
Nel caso dell’esperienza maturata e vissuta nel Comprensorio Civitavecchiese l’ottica nella quale deve essere inquadrata la questione Ambientale è l’analisi dettagliata dell’impatto complessivo degli insediamenti industriali e non solo.
Intanto occorre precisare che territorialmente e ambientalmente il citato Comprensorio non può escludere Tarquinia (l’impianto disterebbe poche centinaia di metri dai primi centri abitati di Civitavecchia (Borgata Aurelia).
Il NON SOLO, oltre agli insediamenti industriali, è riferito al traffico, non limitato a quello stradale ma anche delle navi con i loro fumaioli nel cuore di Civitavecchia portuale, ed altri fonti di emissione in atmosfera che chiamiamo “aggiuntive” perché definirle industriali può essere improprio, mi riferisco al forno crematorio di recente entrato in funzione ed una discarica di rifiuti solidi urbani a cielo aperto messa al servizio della città di Roma, senza alcuna analisi ambientale.
Tutto il territorio comprensoriale, insomma, specialmente con riferimento all’inquinamento atmosferico e conseguente igiene territoriale (acque potabili comprese), è sotto una consistente pressione Ambientale che NON consentirebbe altri elementi che sicuramente la incrementerebbe.
Segnatamente intendo riferirmi anche all’esercizio settantennale di centrali elettriche. A Civitavecchia a partire dagli anni 50 si sono costruiti in successione 11 gruppi termoelettrici per un totale di 4.250 Mw considerato al 1986 (località Fiumaretta, Torre Valdaliga Sud e Nord).
A Montalto inoltre, dopo la centrale di Torre Nord, fu costruito un altro impianto composto di quattro sezioni a vapore da 660 Mw da alimentare ad olio combustibile denso più da otto turbogas da 120-125 Mw abbinate a coppie in ciclo combinato ai 4 gruppi a vapore. L’approvvigionamento dell’olio combustibile avviene con una condotta sottomarina che fu sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale (giudicata positiva del Ministero Ambiente) tra il porto di Civitavecchia e il litorale di Montalto.
L’insediamento di Montalto, con un totale di 3.600 Mw è, ancora oggi, la centrale termoelettrica più potente in Italia ma è relativamente poco utilizzata (circa 3.000 ore all’anno su un massimo teorico di 8.760), forse a causa degli elevati costi del combustibile.
Nel 2003 è entrata in funzione la nuova centrale di Torre nord , dopo i lavori di riconversione a carbone (definito da Enel “pulito”) di quella esistente a Civitavecchia sostituendo il vecchio impianto che ha funzionato ad olio combustibile da 4 gruppi con una capacità totale di 2640 MW.
L’ultima trasformazione è stata sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale e il Ministero dell’Ambiente ha giudicato positivamente lo Studio di Impatto Ambientale presentato.
Questo significa che l’Impatto di simili impianti è stato giudicato tollerabile sia per l’ambiente che per la salute della popolazione esposta sui territori interessati.
Quanto sopra malgrado fossero già disponibili studi significativi dal punto di vista epidemiologico.
Documentato presso la Regione Lazio , oggi è realtà, il rapporto sugli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla mortalità della popolazione residente nell’ area di Civitavecchia, ed anche il tanto discusso registro Tumori.
Lo studio ha valutato gli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla mortalità della popolazione residente utilizzando il disegno epidemiologico della coorte residenziale.
E’ quindi documentato che l’area comprensoriale di Civitavecchia è estremamente complessa dal punto di vista ambientale a causa delle centrali termoelettriche, di uno dei più importanti porti italiani, di una complessa rete viaria (alla quale andranno ad aggiungersi oltre 640.000 tonn/anno tra materia in ingresso ed uscita con autocarri dall’impianto proposto), non tralasciando la gestione di impianti di riscaldamento e la combustione di biomasse.
Lo studio ABC, Ambiente e Biomonitoraggio nell’area di Civitavecchia ha valutato il livello di esposizione della popolazione residente nei comuni del comprensorio di Civitavecchia (Civitavecchia, Allumiere, Tolfa, Tarquinia e Santa Marinella) a metalli, benzene e Idrocarburi Policiclici aromatici (IPA).
Quanto sopra sommariamente riportato (per motivi di brevità), lascia aperti pesanti interrogativi sul piano economico, energetico ed ambientale e suggerirebbe di riservare particolari attenzioni alla salvaguardia della salute dei cittadini del territorio e della natura in genere ed un impegno quantomeno commisurato alla entità delle scelte già effettuate ed autorizzate sul territorio comprensoriale ESCLUDENDO A PRIORI ULTERIORI INSEDIAMENTI IMPIANTISTISTICI ED IMPATTANTI.
Tale ultimo orientamento non è stato peraltro dimostrato con la recente realizzazione di un FORNO CREMATORIO presso il Cimitero Nuovo di Civitavecchia, al servizio non solo della popolazione Civitavecchiese: un dato significativo è quello che emerge da una analisi di circa duemila cremazioni in sette mesi di iniziale intensa attività: quelle di salme di residenti a Civitavecchia non raggiungono le centosessanta unità. QUINDI RECENTEMENTE PERPRETATA ALTRA SERVITU’ AMBIENTALE PER LA
POPOLAZIONE DELLA CITTA’ ed ulteriori scarichi inquinanti nell’atmosfera comprensoriale.
Per dirlo in altre parole le latenti contraddizioni insite in un sistema fondato sull’accentramento delle “pressioni ambientali” non possono essere scaricate su aree territoriali limitate (poche comunità locali) già per numerosi decenni pesantemente soggette (anzi sacrificate), ma dovrebbero essere distribuite equamente su tutta la collettività nazionale.
IN DEFINITIVA la tecnica di autorizzare, anche con le procedure di VIA, tante singole iniziative con proposte impiantistiche una alla volta ed in tempi successivi sullo stesso territorio significa condannare l’Ambiente e la popolazione che ci vive a lottare per evitare la sua graduale estinzione.
Ing. Pietro RINALDI
